Wednesday, November 21, 2007

L’elogio dell’ozio, non un vizio, ma l’abilità di riflettere senza necessariamente agire. Un valore per persone e aziende, ed una pratica ambientale

Non so se dipende dalle mie origini mediterranee o invece dalla mia naturale propensione verso l’arte e quindi verso la contemplazione, ma la cultura della iperattività non mi appartiene.

Me ne accorgo in particolare quando al mattino, letteralmente, “attraverso” le stazioni della metropolitana milanese, mi sento un pesce che nuota controcorrente e mi chiedo… ma cosa ci sarà di così impellente da dover correre?
Credo che qualcuno, che probabilmente non ci amava, ha seminato nel nostro futuro, questo concetto insidioso che ormai serpeggia nelle nostre menti, in tutti i maledetti momenti della nostra giornata.

Io cerco, quando posso, di praticare l’ozio.

Ciò non di meno ritengo di essere efficace nelle cose che faccio.

Una contraddizione?

No… l’ozio, nella concezione che ho di esso, è la capacità di non fare, e di meditare prima di agire, e questa capacità è un valore. Le migliori riflessioni riesco a partorirle nelle notti in cui il mio corpo rimane forzosamente sveglio, mio malgrado. Quella condizione di “non azione” e di riflessione, impostami (dal mio corpo), mi permette di concentrarmi sui problemi, senza l’incubo e l’ossessione di “produrre” un risultato.

Il management di Google, l' azienda che meglio rappresenta la capacità di crescita negli ultimi anni, lascia, anzi incoraggia, i propri dipendenti liberi di sperimentare. Credo che questo modo di coltivare la propria intelligenza sia molto più efficace di una ossessionante ricerca dei risultati.

I miei studi classici hanno inizialmente supportato (o giustificato?) questa convinzione, con la memoria del “De Otio” di Seneca e con “L’elogio” di Bertrand Russell. Ma poi, avendo deciso di scrivere questo post, sono andato a cercare qualcosa di più preciso sul tema.

E mi sono accorto di non essere solo...

Stevenson nel 1877 scrive "Dobbiamo rivalutare il significato di ozio dandogli la connotazione positiva di ricerca del piacere all'interno del difficile mestiere di vivere".

Il Wu e ed il Wu wei, azione e non azione nel Taoismo;Seneca, nel suo “De Otio” afferma che l’uomo è saggio sia nell’azione che quando si dedica all’ozio, inteso come contemplazione e riflessione, così come sempre l’arte della contemplazione è l’oggetto dell’Elogio dell’Ozio di Bertrand Russel.

Ma la scoperta più interessante che ho fatto è che internet ha reso addirittura l’ozio una virtù. Scrive il il mio conterraneo, il sociologo De Masi, già nel 2000:

Sì, lo dico e lo teorizzo. Il mercato del lavoro è così cambiato che richiede creatività, flessibilità. Permette cioè di mescolare tutto. Produzione, gioco, vita privata. Io credo molto di più ad un modello di sviluppo latino che a quello anglosassone. Dove il ritmo della vita non viene sacrificato in nome della carriera. Sapete cosa rispose Napoleone quando il pittore David gli domandò in quale posa volesse essere ritratto? Sereno su un cavallo imbizzarrito, disse Bonaparte. Ecco la mia sensazione è che gli italiani siano imbizzarriti su un cavallo sereno. Cioè frenetici a vuoto...

.... L'ozio creativo è quella parte della vita che noi dobbiamo recuperare, e che le professioni della new economy ci permetteranno di esprimere. Orari flessibili, possibilità di lavorare da casa, di giorno, di notte, quando si vuole
”.

E proprio l’ozio creativo di De Masi viene recepito come pratica di conoscenza aziendale. Di segno opposto le considerazioni di Paul Lafargue, genero di Karl Marx che invece combatteva il mito del lavoro ad ogni costo, considerandolo un mezzo “pacifico” di oppressione dei lavoratori: “Lavorate, lavorate, proletari per far più grandi la fortuna sociale e le vostre miserie individuali

Piuttosto mi chiedo “quanto sarà difficile” per alcuni tornare ad oziare.

Chi riuscirà a fermarsi e a scendere da questa giostra, mentre tutto il mondo corre e vuole che si corra? Non sarà facile perché non siamo più abituati a farlo... essere fermi al centro ed osservare il mondo intorno, toccarlo, annusarlo ed ascoltare... ascoltare il silenzio. E li che comincia la parte difficile... e poi... ...toccherà pensare.

Mi incoraggia sapere che l'ozio è “verde” ....

Si.... nel mio viaggio nel web alla ricerca di notizie ho scoperto un pezzo di Rita Imwinkelried che afferma che “L'ozio è un grande regalo all'ambiente: evita l'inquinamento dell'aria, non produce rumore, non sporca l'acqua, non consuma risorse, insomma, è a "impatto zero”.

Quest'anno, seduto sulla mia sdraio, in vacanza, osserverò le barche a motore e le auto che scorrono sul lungomare... penserò che proprio lì, proprio con quella mia immutabile posizione sotto il sole, sto difendendo il futuro dei miei nipoti...


Tutti sono capaci di lavorare. Pochi conoscono l'arte dell'ozio
(Alessandro Morandotti 1980)



Altri link:
http://it.wikipedia.org/wiki/Ozio
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/010711s.htm
http://www.lifegate.it/editoriale/articolo.php?id_articolo=641

8 comments:

  1. Bello e... vero!
    Contemplazione dell'intorno e distacco dalla frenesia non significano necessariamente "immobilità": l'ozio è anche prendersi il tempo per ricercare un ritmo diverso, il proprio.
    E seguirlo, non andando inutilmente contro corrente.

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  2. Grazie... ma devo ammettere che con tanti illustri predecessori non è stato difficile trovare le giuste sollecitazioni. :)

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  3. hai mai provato?

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  4. A coltivre l'ozio??? appena posso... :)

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  5. Condivido tutto dal concetto alla forma... ma è così facile? Non mi pare.

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  6. non è assolutamente facile... ma spesso dipende da noi stessi e dal nostro approccio mentale

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