Monday, July 13, 2009

Guerre Stellari tra Microsoft e Google: con chi sarà la "Forza" e chi rappresenterà il "Lato Oscuro"? La guerra degli annunci.


Ormai non c'è più pace!!!

Passano solo pochi giorni da un annuncio che il concorrente risponde immediatamente con un contro annuncio ancora più eclatante. Parlo ovviamente di Microsoft e Google.

A causa di qualche impegno professionale ho un po' meno tempo del solito ed è da un po' che vorrei scrivere questo post, ma proprio poichè vado un po' più lentamente, non posso lasciare passare qualche giorno che da uno dei due giganti del software arrivano novità che mi costringono a cambiare il tiro!


La guerra delle Parole

Dunque in estrema sintesi il mese scorso Microsoft ha annunciato Bing, qualche giorno fa Google ha risposto con l'annuncio di un nuovo sistema operativo, Google Chrome OS, ora Microsoft invece annuncia una versione di Office 2010 web e gratuita.

Sembra una furiosa battaglia per la supremazia con due contendenti che invadono il reciproco campo d'azione, ma in realtà al momento sembra meno sostanziale di quello che appare, in quanto di sostanziale sembra esserci solo una grossa battaglia dei rispettivi uffici marketing e strategia.


Relazioni Esterne sotto pressione!!

Inoltre nell'ultimo un mese si è assistito alla costante presenza sui media di articoli che magnificavano i risultati del lancio di Bing, ma poi a guardare realmente le cifre i toni enfatici sembrano non essere completamente sostanziati dai risultati effettivi, o per lo meno sui questi dati non sembra esserci uniformità di giudizio. D'altra parte basta usare Bing (nella versione USA, perchè in Italia è il vecchio motore con un nuovo Look and Feel) per rendersi conto che c'è ancora tanta strada da fare...

Giornalisti e Blogger sono allora stati presi forse dall'entusiasmo di aver trovato l'antagonista vero di Google? Oppure la vera divisione di Microsoft ad avere successo è quella che si occupa delle relazioni esterne? A me sinceramente il dubbio è venuto e pensando ai limiti del lancio di Bing, presente in versione beta per ora negli Stati Uniti ed alla prova dei fatti nulla di rivoluzionario. Forse la ragione di tanto clamore si può rintracciare effettivamente nella campagna di promozione senza precedenti per Bing, con investimenti tripli rispetto al suo principale competitor.

Sia ben chiaro non sto dicendo che Bing non abbia delle potenzialità, dico solo che non sembra esserci proporzione tra fatti e commenti. Mi sembra che un'analisi lucida sia quella di qualche tempo fa su l'Unità on line, anche se è già passato qualche giorno da quell'articolo e quini molta acqua è passata sotto i ponti...

Certo anche la capacità comunicativa è una essenziale fattore di successo per una azienda ed i suoi prodotti e soprattutto quando la sfida si presenta così impari come nei confronti di Google. qundi tanto di cappello, vedremo che frutti darà alla lunga.

Nel frattempo un risultato sembra averlo ottenuto, proprio Google ha annunciato un proprio sitema operativo per il 2010. Chissà.. anche questo sembra più una guerra dichiarata che una combattuta, poco più di uno slogan tanto da qui ad un anno tante cose cambieranno. O no...

Per il momento Microsoft ha contro-risposto con un ulteriore annuncio su Office 2010, ma anche qui siamo nel campo delle parole e del futuribile.


La Forza ed il Lato Oscuro

In ogni caso mentre mi ponevo queste domande ho avuto modo di leggere un bel post di Zambardino, che in qualche modo confermava quella che era la mia personalissima opinione. ancora più interessante l'articolo dello stesso Zambardino su Repubblica sulle caratteristiche anche non tecniche di questa sfida, con Microsoft, prima regina del software mondiale, che basa il suo potere sull'intellectual property del suo software e sulle comunità di giocatori della X-Box, Google padrona del segreto del proprio algortimo di indicizzazione e della capacità di analizzare in real time i meccanismi di ricerca della conoscenza messi in atto da milioni di internauti, Circa il 70% del totale.

Da un lato Microsoft che si è costruita nel tempo la fama di "antipatica" per la sua posizione di monopolista che si fa pagare (cari!) i propri software, dall'altro Google, che ancora si trascina dietro la fama di simpatica outsider (pur essendo un colosso ormai) che non ti richiede di pagare nulla, offre servizi gratuiti a tutti e (quasi sempre) rilascia software Open Source.

Una sorta di Epopea di Guerre Stellari del software, che accende l'interesse e le riflessioni di tanti come Gekissimo, non sappiamo oggi "La Forza" con che dovrebbe essere, ne chi reappresenti "Il Lato Oscuro"ma speriamo che questa guerra continui... e sopratutto passi dagli annunci agli atti concreti, perchè questa è una delle poche che può arricchire tutti i noi di tanta innovazione.

Wednesday, July 1, 2009

La resa dei "Pirati": Pirate Bay ceduta ad una società commerciale, i pirati digitali dismettono pistola, giacca con alamari e cappello di piume!!

Si assiste in diversi paesi del mondo ad una guerra tra chi difende il diritto alla proprietà individuale (e quindi alla remunerazione per la fruizione di un opera) e chi si batte per confutare questo diritto.

Da un lato il concetto classico di proprietà su cui si basa in particolare il modello economico occidentale, dall'altro un duplice assunto: la proprietà di tali diritti genera un profitto enorme per pochi (aziende del software o musicali, artisti e manager) e priva la maggior parte delle persone della possibilità di ascoltare musica o vedere film o usare un programma di editing.


Il problema, come spesso accade, risiede nell'avidità

Probabilmente non saremmo qui a parlare di "battaglie" se il costo di tutti tali oggetti fosse meno oneroso per le persone comuni, che faticano a comprare un CD del loro beniamino, il quale invece vive il lusso di una ricchezza sfrenata. Con le dovute proporzioni una guerra dal sapore post-industriale.

Battaglia antica quindi, che è diventata ancor più dura con Internet e la rivoluzione digitale, che ha messo in ginocchio gli abituali schemi protettivi messi in campo dai "padroni del vapore", basati sopratutto sulle difficoltà indotte dai costi di distribuzione di oggetti fisici. Sulla rete corrono veloci i bit che trasportano in pochi istanti canzoni e pacchetti software da un utente ad un altro ed è questa la vera rivoluzione di internet, l'eliminazione dell'intermediazione nello scambio da utenti, che non centralizza più il rischio su un unico soggetto (colui che fabbricava CD pirata per esempio), ma trasferisce la responsabilità peer-to-peer appunto, rendendo improba la fatica dei censori.


La Rivoluzione Digitale

Torrent, Peer-to-Peer e file sharing sono le paroline magiche che mettono in crisi i produttori di oggetti digitali, che cercano in tutti i modi di bloccare questa marea, suggerendo leggi anche evidentemente antidemocratiche, come in Francia (per fortuna almeno una volta qualcuno che ci precede nel peggio). Ma si sa che i potenti e la salvaguardia del concetto di proprietà hanno sempre grandi estimatori tra gli uomini politici.. (toh mi sembra di parlare come un bolscevico al soviet!!!).

Ma veniamo alla notizia di oggi. Il portale Pirate Bay viene venduto ad una società di internet cafè, che ha già annunciato che ne modificherà la gestione per garantire profitti ai detentori di copyright. La cosa suona come un ammaina-bandiera da parte dei "pirati", che erano diventati un'icona della battaglia sui diritti digitali (tra i tanti siti di file sharing), soprattutto dopo che sono stati condannati in Svezia 12 mesi e 2.5 milioni di euro di multa per violazione dei diritti di proprietà intellettuale.


La resa dei Pirati

Uno dei suoi fondatori ha dichiarato che nulla cambierà e che si sente sicuro che la battaglia proseguirà, ma il timore forte è che multa e condanna abbiano indotto i ragazzi a vendere al momento giusto, per assicurarsi una serena vecchiaia, continuando la lotta su basi molto più teoriche e meno pericolose.

Eppure proprio in Svezia il fenomeno sociale ha addirittura assunto una rilevanza politica con le scorse europee, quando un partito, che si prefigge di resistere alle leggi repressive nell'uso del web, ha ottenuto addirittura uno straordinario 7,1%.

Altri combattono il fenomeno dei diritti di proprietà seguendo il solco tracciato dal movimento Open Source e dal suo profeta Stallman che si battono per la libertà di accesso ed utilizzo del software, vista come il modo di condividere la conoscenza e consentire un più rapido progresso di tutto il mondo. Quale sarebbe il nostro stadio tecnologico che chi avesse inventato la ruota ne avesse reclamato i diritti e rallentato la diffusione?


La Open Music

Esistono siti, come Jamendo, in cui sono disponibili tracce musicali liberamente utilizzabili a fini non commerciali. Questi siti raggiungono il duplice obiettivo di abbattere i costi della musica e di aiutare i giovani musicisti a promuoversi.

Anche in Italia si gioca una partita, neppure tanto sottile, sull'uso del web, questa volta incentrata sul controllo dell'informazione in quanto, vista la peculiarità del nostro paese con la incredibile commistione tra politica e media, il problema sembra essere sopratutto "controllare" le voci fuori dal coro, che destabilizzano la cloroformizzata informazione nazionale.

La percezione (o la speranza?) è che queste iniziative siano solo uno sterile tentativo di controllare un magma in movimento, tentativo frutto della distanza esistente tra una classe politica (in moltissimi paesi) lontana dalle reali esigenze delle persone comuni, ma sopratutto un po' miope, incapace di capire che un approccio repressivo è destinato miseramente al fallimento in presenza di una fenomento come internet.


Internet e (è) Democrazia

Anche in Iran, di fronte al pericolo di perdere la vita o la libertà, Internet ha costituito il mezzo per dare linfa ad una protesta che ha reso nudo, di fronte al mondo, il regime degli Ayatollah, schierato compatto contro il proprio popolo (ed il suo sangue) in difesa dei propri privilegi.

Saturday, June 20, 2009

Viaggio nelle best practise del GREEN.IT e dell'ICT sostenibile: il ruolo dell'Enterprise Content Management in una paperless company

Abbiamo parlato nel precedente post che esistono alcune dimensioni immateriali percepite dal pubblico in maniera più rilevante di altre e che la valorizzazione di tali asset partecipa alla costruzione del valore dell’azienda. Tutte queste dimensioni si basano sul dominio e la condivisione della conoscenza.

L’obiettivo di raggiungere una paperless company non può ovviamente che essere legato ad una graduale adozione di processi operativi digitali, in quanto è necessario avere il tempo per capire le potenzialità offerte da questa pratica per adottarla diffusamente in azienda, avendo ben chiaro il discrimine tra attività possibili ed attività utili.


Non è solo un problema tecnologico ma necessita anche della valutazione dell'impatto sulla struttura

L’adozione infatti di una adeguata strategia ECM non si basa solo su una corretta implementazione tecnologica e funzionale, ma anche, anzi soprattutto, su una responsabile valutazione dell’impatto sulla struttura preesistente, in funzione delle potenziali resistenze culturali o psicologiche che una rivisitazione di un processo necessariamente comporta.

Il cambiamento di un processo, che non viene essenzialmente modificato nel suo workflow, se non per l’automazione di alcuni passaggi, avrà certamente un impatto limitato sul lavoro delle persone coinvolte, ma si corre il rischio di non perseguire tutti gli obiettivi di efficienza realmente raggiungibili. Di contro una eccessiva rimodulazione di un processo esistente può comportare una “teorica” ottimizzazione dei tempi, ma al tempo stesso si possono vedere ridurre i vantaggi effettivi a causa di un “rigetto” endogeno dell’organizzazione, evidentemente non in grado di recepire un cambiamento così radicale.

Inoltre la valutazione del ROI deve ovviamente tenere conto che i cambiamenti introdotti necessitano di formazione del personale coinvolto, ed il peso di tale costo non può essere trascurato nella valutazione dei benefici.


Un processo ricorsivo

La riorganizzazione del flusso dei processi operativi è un processo costante e ricorsivo che può essere suddiviso in 4 fase in stretta relazione
  • Assessment dei processi
  • Analisi
  • Ottimizzazione del workflow e degli strumenti
  • Valutazione dei risultati ed elaborazione delle metriche di misurazione
In particolare torno ad osservare la rilevanza dell’ultimo punto, che non sarebbe realizzabile in maniera opportuna in assenza di una adeguata automazione dei processi e che invece in tal modo amplifica la la conoscenza dei flussi operativi e la capacità di analisi sulla efficacia delle procedure e degli strumenti utilizzati.

Come si è detto la re-ingegnerizzazione dei processi trova le sue basi nell’adozione di una valida strategia e strumenti ECM. Anche L’Enterprise Content Management può essere scomposto in quattro fasi tra loro collegate in un processo perennemente ricorsivo:
  • Analisi ed integrazione dei sistemi di alimentazione delle informazioni
  • Organizzazione, categorizzazione ed archiviazione dei contenuti
  • Integrazioni con le altre informazioni e sistemi aziendali
  • Distribuzione ed arricchimento delle informazioni integrate

Friday, June 5, 2009

Microsoft fa Bing ed YouTube diventa XL... le grandi manovre del web prossimo venturo...

Periodo intenso di novità per i protagonisti del web... negli ultimi giorni Microsoft e YouTube rilanciano su due temi caldi: search engine e convergenza Internet-TV.

Microsoft lancia BING il nuovo motore "decisionale", di cui vi allego il link alla versione inglese, perchè in italiano sembrano essersi fermati ad una mera operazione di maquillage.

Come ovvio ne hanno parlato tanti e molti lo hanno provato ma, un po' perchè si tratta di Microsoft, un po' per la versione italiana limitata che ha creato molta confusione, e le opinioni sono contrastanti, così come i risultati. La filosofia (anche nella comunicazione!!) scelta è stata quella non di attaccare frontalmente Google, infatti è piuttosto evidente il tentativo di differenziarsi, consapevoli probabilmente di avere perso la battaglia con Live Search, definendolo soprattutto motore decisionale.

Dopo averlo provato (versione inglese ripeto...) credo che vi siano alla base alcune idee interessanti, che seguono la filosofia di ricerca per "passi successivi", che ben si concretizzano proprio nella sezione "shopping", che forse rappresenta la novità più interessante. Nulla che non esista già, perchè ricalca la filosofia dei motori specializzati nel confronto dei prezzi dei prodotti, ma è interessante averli portati all'interno del motore di ricerca generalista. Se consideriamo che alcune statistiche dicono proprio che ormai moltissimi consumatori utilizzano il web per formarsi un'opinione su acquisti (web e non web) è chiaro a cosa sta puntando l'azienda di Bill.

Come dicevo si tratta effettivamente di una versione beta e occorrerà molto tempo prima che giunga a maturazione, ma sopratttutto, al di là delle features innovative, molto dipenderà dalla "qualità" dei risultati delle ricerche. L'unico vero valore che potrà ridurre negli utenti web la Google Dipendenza.

Se mi è concessa (Ops!! volevo dire mi consenta.... !!) una battuta devo dire che a giudicare dai risultati che ho ottenuto su alcuni siti di cui mi occupo, tra cui questo blog, Bing non mi riserva le medesime attenzioni di Google e la cosa mi non piace troppo... :( poi però mi viene in mente che il blog è ospitato da Blogger (ottica Google) ed allora, come direbbe Crozza, mi sembra di capire la relazione... :).

A chi vuole approfondire ulteriormente consiglio questo articolo di Punto Informatico

Sempre un altro articolo di Punto Informatico su una ricerca sulle attitudini dei consumatori (americani.. ma tutto il mondo è paese), può essere una buona introduzione al secondo servizio di voglio parlare, lanciato invece da YouTube: la versione XL.

Una versione del celebre portale studiata per favorire la visione di contenuti sui maxi schermi LCD, ormai entrati in casa di tutte le famiglie dei paesi "ricchi". Ogni tanto viene fatto un esperimento per fa convergere televisione ed internet, ma ancora siamo ai primi passi, perchè seppure gli ultimi hanni hanno visto una grande crescita degli utenti di internet (per quantità, ma anche per qualità di servizi attivati), la televisione rimane di gran lunga l'oggetto preferito da una larghissima fascia di popolazione, soprattutto quella meno giovane. Inoltre larghe fette di popolazione non si trovano a proprio agio con mouse e tastiera, tant'è che anche nei videogiochi Microsoft ha estremizzato il concetto della console WII, quella senza fili con nuova tecnologia basata su sensori e webcam.

Tornando a YouTube essedno cambiato il punto di fruizione devono cambiare le funzionalità, non si tratta solo di qualità delle immagini, ma sopratutto di adattare l'interfaccia ad un sistema più elementare come la televisione ed al loro utilizzatore tipo. Ciò ha comportato la drastica riduzione dell'interattività e delle funzioni di networking, in pratica il bello del web... ma si sa... business is business

In questo caso le reazioni sono state più benevole, ma YouTube si sa, a differenza di Microsoft, gode di maggiori attenzioni da parte del pubblico.

Wednesday, May 27, 2009

Il mobbing e le donne: perchè prendere le peggiori consuetudini degli uomini? dati ed analisi (non sempre congruenti tra loro...)

Forse tra un po' uscirà un nuovo film: "donne che odiano le donne...".

Non me ne voglia il gentil sesso, per il quale nutro una costante e devota ammirazione, ma cito un articolo di oggi su Repubblica (che potete leggere qui), che a sua volta cita il New York Times, che a sua volta cita uno studio del Workplace Bullying Institute. (Chissà cosa è rimasto di vero dopo questa serie di citazioni...).

Le donne sarebbero responsabili del 40% dei casi di mobbing e le loro vittime preferite sarebbero... altre donne (70%).

Ma come?

Dopo anni di battaglie sulla discriminazione che, oggettivamente, subiscono le donne nel mondo del lavoro, oggi, sono proprio quelle che "arrivano" a trasformarsi negli aguzzini delle loro colleghe? Sembra la solita storia della guerra dei poveri, nella quale si cerca il nemico più debole da attaccare e spesso lo si trova nelle categorie verso le quali sarebbe più logico aspettarsi maggiore solidarietà!

Cinzia Sasso nel suo articolo evidenzia che la maternità, situazione che più di altre dovrebbe unire le donne perchè capaci di comprendere stati d'animo ed aspirazioni, finisce per essere un motivo supplementare di risentimento del mobber, soprattutto se proprio il lavoro ne ha limitato la possibilità di vivere fino in fondo tale esperienza.

La logica maschilista che pervade le gerarchie aziendali contamina chi, per dimostrare di "avere le palle", diventa più realista del re.: "are women being “overly aggressive” because there are too few opportunities for advancement? Or is it stereotyping and women are only perceived as being overly aggressive?" si chiede il NYT? la difficoltà sta nello scegliere un modello di comportamento che può essere sempre sbagliato, “If women business leaders act consistent with gender stereotypes, they are considered too soft,” continua il giornale riportando uno studio del 2007. “If they go against gender stereotypes, they are considered too tough.”.

Sembra quasi che per alcune donne l'affermazione della parità passi attraverso alcuni pessime abitudini degli uomini. Qual'è il modo più ricorrente di festeggiare la festa della donna negli ultimi anni? Andare ad uno strip tease maschile...

Purtroppo il mobbing è un fenomeno così grave e riprovevole, con conseguenze talvolta molto gravi (15-20% i suicidi riconducibili a stress indotto dall'ambito lavorativo), da non far certo sentire il bisogno che anche le donne imitino le peggiori abitudini dei maschietti, anzi la speranza è proprio che provenga dalla sensibilità femminile la capacità di scardinare queste logiche di potere che interpretano una posizione gerarchica anche come un concetto di subalternità personale. Un fenomeno in crescita grazie anche ad una carente attività legislativa a riguardo.

Dati sempre di Repubblica: 8% la percentuale dei dipendenti sottoposti a mobbing in Europa, nella quale per fortuna, una volta tanto, ci fa piacere vedere che l'Italia sia agli ultimi posti di questa spiacevole classifica del mobbing: 4% contro i 16 punti percentuali degli inglesi. Il 40% si verifica in aziende con più di 100 persone ed il 79% riguarda la categoria impiegatizia, le denuncie invece riguardano per il 70% personale del pubblico impiego.

Eppure, a prescindere da ogni ovvia considerazione etica, il mobbing non risulta essere neppure una soluzione per emarginare un presunto elemento negativo e migliorare le performace di una struttura organizzativa. Tutt'altro!
Finisce per essere un costo implicito che l'azienda finisce per pagare ma proprio perchè "implicito" non percepibile in maniera chiara e quindi non tenuto in dovuto conto dal management aziendale, se per un anno tengo una persona in gamba a fare fotocopie chi mai si accorgerà del danno procurato in termini di mancati ricavi o maggiori costi?

P.S Per finire, in tutta onesta ho un solo dubbio... su Repubblica ed un po' ovunque in rete i dati non sembrano congruenti... Repubblica parla di "5 su 21 milioni"(ovvero 23,81%) in Italia ma nello stesso articolo (come altrove) la percentuale indicata è 4%, in diversi siti si parla invece di 1,5 milioni di "mobbizzati" su 21 milioni, il 7,14%, percentuale comunque diversa dal 4% indicato un po' da tutti. Misteri della matematica... o probabilmente fonti diverse e non completamente confrontabili...

Tuesday, May 26, 2009

Viaggio nelle best practise del GREEN.IT e dell'ICT sostenibile: Enterprise Content Management e valore degli asset intangibili

Questa serie di post prosegue di pari passo con i miei spostamenti, ora è un Milano-Roma a darmi il tempo di lavorarci su.

La precedente parte era dedicata allo scenario cui fanno riferimento i progetti di ECM, che riconducono la propria efficacia alla ricerca di migliori processi aziendali ed alla riduzione dei consumi e dei relativi costi.


Dalla Gestione Documentale all'Enterprise Content Management

Un problema complesso e di forte impatto sulle aziende, essendo molto più che una semplice gestione di documenti, perché ormai da tempo si è superata la visione un troppo semplificata dei primi anni del document management. Si pensi che, mediamente, in strutture organizzative più o meno complesse l’insieme delle informazioni gestite è costituita per il 20% da dati strutturati e per l’80% da documenti di diversa natura, riconducibili all’insieme dei dati non strutturati.


I processi operativi utilizzano principalmente questo secondo insieme per lo scambio di informazioni tra le diverse unità che costituiscono la struttura, aumentando di fatto il peso con cui tale la tipologia di informazioni incide sull’efficienza dei processi.

Tanto più questi documenti circolano in formato non digitale, tanto più l’overhead, indotto dalla gestione fisica dei supporti, produce un aumento dei costi ed il rallentamento dell’iter lavorativo. Ci si trova di fronte a problemi di diversa natura quali, per esempio, quelli legati:
  • Allo spostamento dei documenti in sedi geograficamente remote o meno
  • Alla conservazione dei materiali
  • Alla fruibilità del documento originale
  • Alla difficoltà di raccogliere statistiche e definire metriche per la misurazione delle performance
L’ esigenza di rendere più efficiente la struttura operativa, sempre all’attenzione del management aziendale, è diventata in questo momento una priorità anche per le strutture che tradizionalmente avevano sempre avuto meno problemi di investimento, quali banche ed assicurazioni.


Recupero di efficienza, riduzione dei costi e ricerca del vantaggio competitivo

La parola d’ordine che più frequentemente si ascolta dai nostri interlocutori è infatti: “riduzione dei costi”, accompagnata però, sempre più spesso, anche da una ricerca di maggiore competitività sui mercati, concetti in apparente contraddizione, ma in realtà sostenuti dallo scenario internazionale corrente che impone una maggiore profittabilità degli investimenti.


Se la prima necessità, quella della riduzione dei costi, può essere soddisfatta da un’assessment dell’organizzazione e dei processi e dallo studio di miglioramenti compatibili con la necessità di investimento, la ricerca di vantaggi competitivi risulta sicuramente meno facilmente perseguibile.


La crescita attraverso la valorizzazzione degli asset intangibili

E' in questo caso però che si riesce ad esaltare il valore dell’informazione ed in particolare di quella parte di conoscenza non sempre immediatamente rilevabile. Uno studio di qualche anno fa della Federal Reserve evidenziava che il valore delle aziende sia determinato per una parte da asset tangibili ma per una parte altrettanto grande da asset intangibili, con una riduzione del peso dei primi 78% al 53%, come viene anche descritto in questo documento della Bocconi. Ciò mette in luce come l'emersione di un valore, di per se difficilmente misurabile quali appunto gli asset intangibili, contribuisce alla costruzione del valore, questa volta tangibile, dell'azienda, in misura praticamente pari al patrimonio, cosidetto reale . Sono molte le dimensioni con le quali può essere declinato il valore intangibile di una azienda quali:
  • Forza del management
  • Reputazione, comunicazione e trasparenza
  • Strategie e loro esecuzione
  • Processi
  • Network di relazioni
  • Capitale intellettuale ed umano
  • Capacità di innovazione
continua...

Monday, May 18, 2009

Viaggio nelle best practise del GREEN.IT e dell'ICT sostenibile: Enterprise Content Management e revisione dei processi di Business

Bene... sto per cominciare un lungo viaggio, una occasione che mi consentirà di intraprendere la scrittura di questo post. Non so bene ancora bene dove mi porterà ma intanto il Malpensa Express ha cominciato a muoversi e questo mi concederà i primi 40 minuti di lavoro.

Ho già parlato in alcuni post del Green IT, ma fino ad ora sempre in termini molto generali, oggi invece mi preme cominciare ad approfondire aspetti specifici. Dal primo post sul tema sono cambiati molti scenari, le imprese, costrette dalla crisi, cominciano a riflettere seriamente alla riduzione dei costi, mentre i consumatori sono sempre più sensibili al tema dello “sviluppo sostenibile”.

Questa duplice maturazione degli eventi ha fatto convergere le attenzioni dei manager di aziende a pratiche di riorganizzazione dei processi, qualcosa a metà tra l’ottimizzazione pura e semplice dei costi ed un virtuoso approccio sociale.


Cambia lo scenario nelle aziende ma anche in politica.

Non solo i manager però cominciano a cambiare idea. Addirittura il presidente della nazione più potente al mondo auspica ora una rivoluzione verde dopo il regime “nero” (dal colore del petrolio) del suo celebre predecessore, George “dabliù” Bush. Sarebbe stato pensabile due anni fa vedere un presidente americano auspicare e consegnare le redini del comando ad un management italiano di uno dei colossi dell’industria più tipicamente americana, quella dell’auto?

In maniera assolutamente indipendente, ma ormai strettamente correlata, è avvenuta un’altra rivoluzione.. quella dell’ormai famigerato “web 2.0”, che ha insegnato alle aziende che la comunicazione è un fattore determinante per la produzione di conoscenza e che tale comunicazione può non essere più mono-direzionale, dal centro alla periferia che recepisce, ma molti-a-molti, dove gli utenti da elementi passivi diventano soggetti attivi e ciò, invece di produrre anarchia, è in grado di fare compiere grandi passi in avanti nel campo della gestione della conoscenza.


“Colpa” degli User Generated Content e della Collaboration.

Naturalmente come all’inizio di una qualunque rivoluzione culturale ci sono avanguardie e resistenze, ed i media, complice l’effetto novità, amplificano un po’gli effetti di un cambiamento che, nelle aziende, è ancora più raccontato sui giornali che vissuto veramente. La cosidetta “enterprise 2.0” certamente è un processo che si èmesso in moto e che pian piano ridurrà le istanze più conservatrici del mondo imprenditoriale. Per ora accontentiamoci del positivo impulso dato all’alfabetizzazione informatica degli italiani.

Ma torniamo al nostro tema.

L’approccio GREEN si declina in più temi, che vanno dall’efficientamento dei processi, alla riduzione dell’utilizzo della carta, dell’energia alla tecnologia alla ricerca di forme più efficienti di produzione delle energia o alla diffusione della cultura “sostenibile” ed al trasferimento di competenze e tecnologia. Nei prossimi post vorrei approfondire i temi legati all'ECM, che viene indicata da Gartner come una delle chiavi dell ICT sostenibile e sul sito dell' AIIM,e Association for Information and Image Management ( http://www.aiim.org) si legge, non senza un po' di enfasi, “If the U.S. cut its office paper use by roughly 10 percent, or 540,000 tons, greenhouse gas emissions would fall by 1.6 million tons — equivalent to taking 280,000 cars off the road for a year,” notes AIIM President John F. Mancini.


Enterprise Content Management, ECM ma anche BPM e BPR

Molti di questi aspetti sono strettamente collegati, se si pensa che la de-materializzazione dei documenti permette una maggiore efficienza dei processi e si traduce in minor tempo per l’elaborazione di un iter lavorativo, riduzione dell’effort logistico indotto dal trasferimento materiale della carta, nonché la riduzione per la conservazione dei grandi archivi cartacei.

Banche ed Assicurazioni, per fare un esempuio, sono tenute a rispettare diversi obblighi di legge e misurano l’impiego di spazio in diversi chilometri lineari di archivi cartacei, con costi alti di infrastruttura (spazio utilizzabile, impianti per la conservazione come aria condizionata) e costi di personale (addetti, sicurezza ecc.) a fronte di una percentuale bassissima di utilizzo di tali documenti, alcune ricerche parlano di percentuali vicine all’uno per cento.

Ma cosa si intende per ECM?

Continua...