Sunday, January 27, 2008

Interruzione Pubblicitaria 2....

Eh già... la pubblicità è la chiave della nuova esplosione del web... per cui..

No è uno scherzo... vi segnalo un sito perchè sono amici e perchè l'ha fatto una persona che conosco bene. cioè io!!
Non sono un grafico ne un web developer ma mi diverte fare esperienze diverse. Se volete potete commentare... senza essere troppo cattivi


Se proprio non avete nulla da fare ho pubblicato un restyling della home di del mio sito http://www.carlobruno.net/ ... spero vi piaccia...

Friday, January 25, 2008

Blogmeter, un prodotto italiano per il web scanning

Ieri ho avuto un interessante incontro con Sacha Monotti, che ha realizzato un bel prodotto che analizza i blog e può essere utilizzato in molti contesti, con differenti scopi. Mi appassiona perchè non nascondo che avevo cominciato a lavorarci anche io un paio d'anni fa, poi per diverse vicissitudini non è stato possibile andare oltre il prototipo. Quindi ve lo segnalo.

Il prodotto che si chiama BlogMeter e spero di parlarne al più presto proprio con il contributo di Sacha. Per il momento date un'occhiata al website: http://www.blogmeter.it/

Thursday, January 24, 2008

In Italia si tutela la privacy dei dati navigazione web, altrove i dati vengono usati.

Oggi due notizie di segno opposto disorientano chi le legge.

Sulla Stampa, nell'intervista a Peter Fleischer, responsabile globale per la privacy di Google si legge una sua risposta ad una domanda esplicita sulle garanzie sui dati personali:

"Abbiamo pubblicato un decalogo di condotta: per esempio tratteniamo i dati solo per 18 mesi e poi li anonimizziamo... ....Per esempio, siamo in grado di mirare e personalizzare gli spot che piazziamo nella Gmail, la nostra posta elettronica gratis che offre tanto spazio di memoria sul Web, tarandoli sui gusti di ciascuno"

Su Repubblica invece si parla di una decisione del Garante per la Privacy che vieta ai gestori telefonici ndi conservare i dati sulla navigazione internet dei propri utenti, come siti visitati ed indirizzi IP.

"i dati possono coincidere di fatto con il contenuto della comunicazione, consentendo di ricostruire relazioni personali e sociali, convinzioni religiose, orientamenti politici, abitudini sessuali e stato di salute" afferma il Garante.

E' il solito problema.. la rete è globale, ma le legislazioni nazionali differenti...

Il mobbing rappresenta spesso un danno economico per la stessa azienda e ovviamente umano per il dipendente. Oggi ne parla un articolo del Corriere

Questo post non è strettamente correlato al web 2.0 ma ho affrontato spesso tematiche inerenti alla qualificazione e alla motivazione del personale, come all'uscita del ormai famoso "manuale antistronzi". Oggi un articolo del Corriere mi ha dato lo spunto per parlare dell’altro capo estremo del problema: il mobbing.

L’articolo cita proprio il caso di una manager di una azienda IT molto grande, con sede a Milano, che da 5 anni viene emarginata dal lavoro. Il problema vero è rintracciabile nella dichiarazione della stessa donna “Non sono nelle condizioni di potermi licenziare e non ho assolutamente intenzione di accettare il riconoscimento di 25.000 mila euro che mi ha proposto l'azienda per un licenziamento concordato. Dal 2002 quando è iniziato il mio calvario ad oggi mi è successo di tutto”.

Non conosciamo le cause di questa scelta dell’azienda (ma poi chi è “l’azienda”? l’azienda è fatta da persone e spesso queste scelte maturano dalla volontà di una o due di loro), come in ogni caso potrebbero risiedere nell’incapacità dell’uno o dell’altro di dialogare, o in una reciproca responsabilità.

Ma il punto centrale della questione , secondo me, è che il “capo” a dover essere più bravo a risolvere la situazione. In genere, è ovvio, è meglio pagato ed è messo in un posto di responsabilità per gestire i problemi, quindi tocca a lui capire le leve operative, ma anche psicologiche, che deve muovere per ottenere il risultato. Non deve approfittare della sua posizione di forza, ma deve usarla per trovare il bandolo della matassa.

Se un team o singole persone non funzionano la responsabilità è sempre del manager e questa non è una frase fatta. Certo i risultati possono non essere uguali con tutti, ma l’abilità di un manager è quella di capire qual è il limite cui ciascuno si può spingere, e raggiungerlo, con realismo.

Al netto delle considerazioni morali, prendiamo ad esempio il caso citato dal Corriere. Si impone una premessa: la mia solidarietà va "istintivamente" alla signora citata, perché purtroppo ho visto direttamente tanti casi del genere e quindi so che il suo racconto è verosimile, ma non conosco i dettagli della situazione e tanto meno l’altra versione, quindi mi astengo dal giudizio.

Diciamo che la userò come situazione prototipo.

A partire da un dato momento si innesca probabilmente un rapporto di sfiducia tra questa manager ed il suo capo, lui vuole mandarla via, probabilmente la demansiona per “ammorbidirla” e poi le prospetta un percorso di uscita addolcito da 25.000 euro. Lei rifiuta e lui la punisce ulteriormente. Perché non le offre di più? Il budget dell’azienda non lo consente o forse il problema è personale, tra il capo e la donna, lui quindi non può, e non vuole, giustificare un costo che oggettivamente sarebbe imputabile solo ad un sentimento di antipatia dell’uomo. Credetemi è un caso frequentissimo.

Facciamo un’ipotesi e vediamo il risultato, lei guadagna 50.000 eur lordi anno, per 5 anni l’azienda spende almeno 375.000 eur l’anno, comprensivi degli altri oneri e senza considerare i costi aziendali. E’ un costo che l’azienda sostiene ma che non sarà imputabile alla volontà del manager quanto quello, esplicito, di un incentivo all’uscita.

Lei poi però dopo un po’ fa causa all’azienda e rischia di vedersi riconosciuti parecchi soldini... quanto è costata ai soci la mancata volontà di risolvere il problema?

Il suo caso, inoltre avrà poi probabilmente influito anche sugli altri colleghi ed il costo sale, perché qualcuno in gamba avrà pensato di andarsene o rimanendo non avrà lavorato come prima, questo costituisce un altro costo (...ma nessuno può vederlo...).

Arriviamo poi all’ultima ipotesi. E’ un caso vi assicuro frequente: la signora era, per esempio, un commerciale molto in gamba ed il suo capo ha avuto paura di non essere all’altezza, per evitarsi una concorrente ha cominciato a ostacolarla e a parlarne male con i soci o con l’Amministratore Delegato, ha approfittato di qualche errore per metterla in cattiva luce.

Il risultato, negativo, da aggiungere, sono i contratti non più chiusi dalla signora nei cinque anni, per importi, nel nostro settore, certamente calcolabili in N volte il suo stipendio. A quanto arriva il conto relativo alle cattive scelte del Manager???

Ora cominciamo ad usare come unità di misura i milioni di euro... (ma naturalmente anche questo costo non sarà visibile ai soci).

Credo che in questi casi bisognerebbe quindi essere freddi e se siete un capo e un vostro manager "mobbizza" qualcuno per licenziarlo... fatevi due conti e dategli una scrollata.

Non vorrei esser sembrato insensibile, avendo parlato solo di danno economico, io credo che la gestione di una azienda deve rispondere a principi etici, ma il mio obiettivo era quello di confutare la tesi che certe scelte vengono prese perchè una azienda deve essere gestita con criteri manageriali. Il mobbing non è uno di questi criteri innanzitutto.

Il vero costo, secondo me, è quello pagato solo dal dipendente, quello che mina la sua salute e la sua famiglia. A coloro che vogliono risolvere le loro grane con il mobbing dico che, davanti a voi, prima di tutto, c’è una persona, mettetevi nei suoi panni e capite prima quali sono le conseguenze delle vostre azioni. Un uomo passa la maggior parte delle suo ore al lavoro, la maggior parte della sua vita al lavoro e le conseguenze nel bene e nel male se le porta a casa.

E’ un diritto di ognuno vivere un ambito lavorativo dignitoso, anche se non si è in gambissima e sempre d’accordo con i colleghi. Il mobbing è un danno al patromonio etico, intangibile, di una azienda.

Monday, January 21, 2008

Il banking 2.0, il nuovo web per le Banche:(parte terza) il marketing nell'era dei blog - vietato bluffare

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A questo punto la mia tabella di marcia prevedeva una chiacchierata su altre iniziative, diverse da Zopa, legate all’utilizzo del web come canale e modello di business alternativo.

Ma proprio il precedente post ha generato un paio di eventi che mi inducono a deviare leggermente dal cammino prestabilito, per parlare della comunicazione e del marketing in questo periodo specifico del web.

Alcuni lettori mi hanno segnalato altre iniziative nel segmento del social lending e ho ricevuto direttamente da Zopa dell’interessante materiale informativo.

Questo credo sia un’interessante conferma dell’uso che si fa oggi del web (chiamatelo web 2.0 o come preferite...), ovvero come canale di condivisione (interattivo) di informazioni. Da un lato utenti mi segnalano informazioni interessanti, aiutandomi a colmare il mio fisiologico debito di conoscenza, dall’altro un attore industriale Zopa, individuandomi come soggetto interessato (fortuna nelle ricerche o grazie ad un efficace sistema di web scanning?) al tema mi ha indirizzato informazioni sul proprio servizio.

Il mio post su Zopa era... diciamo “prudente”, perché, non conoscendo alcun utilizzatore reale del servizio, ovviamente ne ho parlato senza esprimere giudizi. Il contatto avvenuto con Zopa ovviamente non mi fa propendere sicuramente verso un giudizio positivo, perché ancora non ho riscontri sulla cui base giudicare, ma certamente mi fa capire che il management è ben predisposto all’ascolto e alla condivisione delle informazioni.

Direi che sicuramente ha abbattuto qualche diffidenza iniziale.

Questo post inoltre è un nuovo pezzo di web che si aggiunge a quelli che parlano di Zopa e probabilmente, volendo condividere le informazioni ricevute, ne aggiungerò un altro solo su di loro. Il massimo risultato con il minimo sforzo.

In un forum su Viadeo Italia su banche e sicurezza, la discussione è finita proprio su Zopa e, prevalendo in tutti la conoscenza superficiale su di loro, in un post avevo sollecitato un intervento di Zopa per spiegare qualcosa in più.

La mail che mi è stata inviata va certamente in questo senso, ma se posso consentirmi un piccolo suggerimento al marketing di Zopa, un messaggio pubblico (come post ai forum o come commento ai blog) sarebbe ancora più “2.0”, perché si trasformerebbe in una discussione pubblica, con parità di condizioni per tutti quelli che vogliono intervenire. (l’unico post che abbia mai cancellato è su richiesta diretta di chi l’aveva scritto)

Altri due interventi riguardano il ben noto KIVA, di cui ho già detto che parlerò, e Boober.it, altro sistema attivo in Italia, di cui non avevo informazione. Non so se l’anonimo segnalatore di Boober sia un navigatore semplice come me o una persona del marketing di Boober stesso. In ogni caso lo ringrazio.

Nel primo caso per il suo disinteressato aiuto e nel secondo per avere “discretamente” segnalato...

Se qualche esperienza ci ha regalato informazione sul marketing nei blog è proprio che atteggiamenti del tipo “ti segnalo un fantastico servizio molto migliore dei suoi concorrenti” diventa controproducente e rapidamente individuato. Molto meglio, a mio giudizio, dichiararsi esplicitamente astenendosi dai commenti, ma contribuendo con il massimo delle informazioni possibili e accettando una discussione pubblica.

Certo l’impegno è notevole, ma è fortemente indirizzato a chi è in target con la propria comunicazione, sia esso un lettore o un “influencer”, ovvero uno che, con pochi o molti contatti diventa veicolo potenziale per le nostre informazioni .


Leggi gli altri paragrafi....

1 - Contesto tecnologico generale
2 - La tecnologia ed il credito “social”di Zopa
3 - Il marketing nei blog
4 - Non solo Zopa, Boober e la banca dei poveri
5 - La prudenza delle Banche
6 - Esperienze utente, IWbank, BNL e Second Life
7 - Uso operativo: contesto, intelligence e mercato
8 - Monitoraggio, l'individuazione degli "Influencer"
9 - Monitoraggio e Social Network Analysis
10- Il web 2.0 e l’organizzazione interna
11- La comunità di pratica
12- Sviluppare Comunità di pratica

Argomenti correlati:

-Intervista a Gianni Soreca IDC Consulting Director
-Focus su Zopa
-Focus su Boober, Intervista a Manolo Maffeis
-La percezione della comunicazione, R.Taverna
-Dati Abi 2007

Tuesday, January 15, 2008

Il banking 2.0, il nuovo web per le Banche:(parte seconda) Esperienze sui canali distributivi la tecnologia ed il credito “social”di Zopa

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Credo che l’innovazione più facilmente integrabile da parte delle banche, legata al “web 2.0” e alla componente tecnologica, potrebbe riguardare le interfacce predisposte per utenti interni ed esterni.

Le possibilità offerte oggi dalle “Rich Internet Applications” sono un sicuro plus per ottenere applicazioni molto potenti, lato utente. Qualche Banca si era già mossa in passato, ma ora tecnologie come Comet e Ajax offrono nuove possibilità.

La rigidità delle prime applicazioni web based può essere infatti essere superata dalle tecnologie citate, che rendono il front end interattivo almeno quanto le analoghe applicazioni sul client. In più si dispone di una capacità di reagire alle sollecitazioni per richieste esplicite degli utenti decisamente superiore a quelle in cui esiste comunque un problema di distribuzione del software.

Inoltre meccanismi adattativi, studiati in base alla navigazione dell'utente specifico, alla sua storia e alle caratteristiche del target cui appartiene, creano la possibilità di ottimizzare la customer experience. Ad oggi sono disponibili funzionalità avanzate quali drag and drop, finestre e layout personalizzabili dall'utente o il pushing informativo che ribalta la tradizionale natura pull del paradigma del web.

Osservando invece le caratteristiche più “intrinsecamente sociali” del nuovo corso del web la situazione è un po’ più statica. C’è da ammettere che la natura “propositiva” e "libera" del social networking mal si adatta all'immagine delle istituzioni che gestiscono i nostri soldi. Ma non mancano delle eccezioni.

Da un punto di vista di modello di business una novità è quella del social lending, è arrivato infatti anche in Italia Zopa (http://www.zopa.it/), un servizio che cerca di fare incontrare più facilmente persone che cercano denaro con persone che vogliono metterlo a disposizione, dove naturalmente oltre a mettere a disposizione il “luogo” di incontro Zopa si incarica di provvedere ad un minimo di vigilanza.

Io più che "social" lo definirei un servizio low cost, che snellendo le consuete procedure bancarie, legate spesso ad eccessiva burocrazie ormai sedimentatasi nel tempo, cerca di offrire costi migliori. In Italia se ne occupa un Sella, Maurizio, solo cugino dell'omonimo banchiere, ma in ogni caso appartenente alla celebre "dinastia" e con un passato nella Finanza internazionale in Citigroup ed altri contesti.

Come dichiara Maurizio Sella “L’esigenza primaria è di ridurre o eliminare l’intermediazione sul mercato. Questo è avvenuto, nel tempo, in molti settori: nel commercio, nel turismo, nel sistema bancario”.

In effetti se, nel 1992, all’esordio della borsa telematica italiana, qualcuno avesse previsto in tempi brevi il fenomeno del trading on line di massa sarebbe stato guardato con sospetto. Oggi la maggior parte dei volumi in borsa è generato direttamente dagli utenti finali senza intermediazione e a costi dimezzati rispetto al solo 1998.

Questo dimostra che anche in ambito bancario è possibile la "disintermediazione" di cui parla Sella.

Ma è curioso come, in un periodo in cui la Comunità Europea spinge per una più rigida regolamentazione del sistema creditizio (Basilea 2), nascano iniziative che in qualche modo vanno in senso (apparentemente?) contario. In ogni caso per chi vuole conoscere qualcosa in più segnalo l’intervista a Maurizio Sella su Eccellere Business Community.

Leggi gli altri paragrafi....

1 - Contesto tecnologico generale
2 - La tecnologia ed il credito “social”di Zopa
3 - Il marketing nei blog
4 - Non solo Zopa, Boober e la banca dei poveri
5 - La prudenza delle Banche
6 - Esperienze utente, IWbank, BNL e Second Life
7 - Uso operativo: contesto, intelligence e mercato
8 - Monitoraggio, l'individuazione degli "Influencer"
9 - Monitoraggio e Social Network Analysis
10- Il web 2.0 e l’organizzazione interna
11- La comunità di pratica
12- Sviluppare Comunità di pratica

Argomenti correlati:

-Intervista a Gianni Soreca IDC Consulting Director
-Focus su Zopa
-Focus su Boober, Intervista a Manolo Maffeis
-La percezione della comunicazione, R.Taverna
-Dati Abi 2007

Sunday, January 13, 2008

Il banking 2.0, il nuovo web per le Banche:(parte prima) contesto tecnologico

Nell’ultimo anno si è scatenato il dibattito sul web 2.0 in Italia. Per la precisione mi riferisco al mio primario ambito di osservazione, ovvero le banche. per questa ragione ho intrapreso un cammino sistematico per provare a raccontare le principali esperienze. Ecco l'indice al momento:



1 - Contesto tecnologico generale
2 - La tecnologia ed il credito “social”di Zopa
3 - Il marketing nei blog
4 - Non solo Zopa, Boober e la banca dei poveri
5 - La prudenza delle Banche
6 - Esperienze utente, IWbank, BNL e Second Life
7 - Uso operativo: contesto, intelligence e mercato
8 - Monitoraggio, l'individuazione degli "Influencer"
9 - Monitoraggio e Social Network Analysis
10- Il web 2.0 e l’organizzazione interna
11- La comunità di pratica
12- Sviluppare Comunità di pratica



Mi viene in mente un vecchio detto che usava la mia nonna, che forzando la rima diceva “sono come la sora Camilla, tutti la vogliono e nessuno se la piglia...” . Infatti sembra che a dispetto del gran parlare non ci siano grandi novità.

Naturalmente questo non è necessariamente un difetto ma allora... perché tanto dibattito?

Diciamo che, come nel caso di molte BuzzWords, la discussione è più alimentata dai cosiddetti opinion maker che dagli operativi, basta infatti ricordare i problemi di integrazione tra banche (Intesa e San Paolo o Unicredit e Capitalia per esempio) per capire che le velleità di innovazione sono obiettivi secondari. Se a questo si aggiungono i processi di Compliance degli ultimi anni (e qui basta citare Basilea 2, Market Abuse o IAS) è chiaro perché temi come il banking 2.0 ed simili sono relegati spesso alle discussioni nei workshop o eventi.

Da un punto di vista tecnologico forse la cosa più concreta è l’introduzione di SOA, spinta soprattutto da grandi produttori, ma anche qui, non come filosofia progettuale aziendale, quanto come tecnologia da utilizzare in alcuni contesti di integrazione. Per il resto il vero caro vecchio mainframe la fa da padrone, e con lui l’inossidabile cobol che, con la sua semplicità, garantisce costi bassi di realizzazione e costi bassi nell’approvvigionamento delle risorse umane.

Non bisogna dimenticare poi che negli archivi digitali delle banche risiedono innumerevoli moduli software funzionanti bene o male da anni. Questo software, di cui talvolta si è persa anche una perfetta conoscenza, rappresenta un patrimonio enorme. Riacquisire know-how e sviluppare nuovamente altro software costituisce un costo.

Inoltre il riflusso conseguente al primo innamoramento (pagato a caro prezzo da molti) per le nuove tecnologie ha fatto il resto. In alcune strutture la parte IT che segue il mainframe e l’IT che segue le tecnologie di networking sono sufficientemente separate e spesso in scarsa comunicazione. Conseguenza di differenze culturali e generazionali.

Forse dopo domani tecnologico, quando sarà sempre più difficile reperire programmatori Cobol (lo spiegate voi ad uno che si è laureato al Politecnico di Milano che deve andare a fare l’A.M. di una procedura vecchia di 15 anni..) ci sarà un lento ulteriore spostamento.

Già oggi sento dire che sulla piazza di Londra c’è fame (e quindi soldi) di programmatori cobol. In ogni caso le banche sono, in linea di massima, ancora mainframe-centriche.

Gli altri paragrafi....

1 - Contesto tecnologico generale
2 - La tecnologia ed il credito “social”di Zopa
3 - Il marketing nei blog
4 - Non solo Zopa, Boober e la banca dei poveri
5 - La prudenza delle Banche
6 - Esperienze utente, IWbank, BNL e Second Life
7 - Uso operativo: contesto, intelligence e mercato
8 - Monitoraggio, l'individuazione degli "Influencer"
9 - Monitoraggio e Social Network Analysis
10- Il web 2.0 e l’organizzazione interna
11- La comunità di pratica
12- Sviluppare Comunità di pratica

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