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Tuesday, August 6, 2013

6 giugno 1991 L'anniversario del Web

A contare gli anni non sembra essere possibile... come 22 anni fa non esisteva il web?
Per essere esatti esisteva già ma molto era ancora nella mente di una persona Tim Berners Lee, lui stesso però ci tiene a sottolineare come in realtà quello che lui fece pubblicamente quel 6 agosto del 1991 l'aveva già realizzato all'interno della sua rete di studiosi.

Ma cosa fece questo cinquantenne britannico di tanto sensazionale?

Pubblicò il primo sito in rete!
Tim Berners Lee è un Sir della Corona Inglese, ha avuto il privilegio di inaugurare gli ultimi Giochi Olimpici di Londra eppure il suo nome ai più dice troppo poco.
Se chiediamo in giro chi è Bill Gates ci diranno un genio dell'informatica e forse ancor di più se chiediamo dell'ormai mitico Steve Jobs. Eppure la fama di questi due manager, fondamentali (nel bene o nel male) nell'evoluzione della tecnologia dovrebbe risultare oscurata da ciò che questo signore (lui si un vero "visionario") ha immaginato nel tempo.
World Wide Web, HTML e W3C sono stati partoriti con il contributo fondamentale di Berners Lee, ovvero tutto quello che oggi è alla base dell'attuale rivoluzione digitale.
Lodlive il browser di Linked Open Data ricorda quella data con una slide e con l'enorme ragnatela di relazioni che da il peso di quanto accaduto.
Al di la della straordinarietà di quanto realizzato da TBL la vera essenza del suo lavoro è nell'approccio antitetico con cui Berners Lee si è posto difronte alle proprie innovazioni. Le ha condivise.
Non è certamente un uomo povero Tim ma ha anche rinunciato, in larga parte, a capitalizzare al massimo, e solo per se, il frutto del proprio lavoro. I colossi dell'informatica hanno vissuto sempre nella costruzione di un impero basato sul concetto di difesa della proprietà (la loro ovviamente) e sul protezionismo, spesso abusando della propria posizione dominante. Tim ha lavorato per condividere.
Oggi TBL si sta impegnando a fondo nella diffusione proprio dei linked open data, ancora una volta fa da avanguardia nella conquista della piena e vera condivisione della conoscenza.

Thursday, December 6, 2012

Il primo Open Data Day italiano a febbraio

Ieri a Bologna si è tenuto il primo incontro preparatorio per il primo Open Data Day italiano, in previsione per  febbraio, ovviamente in concomitanza con la giornata internazionale dedicata agli Open Data.

L'incontro promosso (anche attraverso un sito ad hoc), dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione e regesta.exe aveva l'obiettivo di organizzare un confronto tra tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno finora lavorato in Italia su Open Data e Linked Open Data per intraprendere un’iniziativa dal basso a sostegno degli Open Data e delle attività avviate dall’Agenzia per l’Italia digitale in questo settore.

L'adesione è stata più che ampia e coinvolgente, con interessanti e vivaci spunti di riflessione, per la cui analisi vi rimando alla cronaca via twitter fatta da stessa regesta oppure seguendo l'hashtag

Quello che mi interessa sottolineare come questo tema stia assumendo sempre più importanza anche nel panorama italiano e, pur senza voler tornare per forza una citazione ormai consueta nel mondo degli Open Data, ovvero quella della battaglia del pioniere di internet e degli Open Data Tim Berners Lee, non possiamo che sottoscrivere la dichiarazione " unlock our data and reframe the way we use it together".

Questa è una svolta troppo importante per ignorarne i benefici ma naturalmente l'innovatività di questo cambiamento non risiede nella capacità tecnologica di adottare un'infrastruttura tecnologica più o meno adeguata, quanto nella volontà dei singoli di "pensare insieme", ovvero nell'adesione reale alla filosofia degli Open Data (...e non nell'inseguire il suo essere oggi un po' di moda!).
  

Saturday, October 27, 2012

Linux Day, ma chi sarà questo Linus Torvald ????

Oggi è il Linux Day, la festa del sistema operativo "libero" più diffuso al mondo.

Per conoscere le iniziative vi consiglio il sito predisposto dalla Italian Linux Society o i tanti post dedicati da importanti magazine on line.

Qui preferisco fare una breve riflessione sul rapporto tra il software libero e l'economia reale. Sarebbe intereressante quantificare i miliardi di euro che istituzioni e aziende di tutto il mondo hanno risparmiato grazie al fatto di avere installato una qualche distribuzione di Linux, riducendo costi ma al tempo stesso dando comunque linfa economica a società tecnologiche per consulenze o sviluppo di nuove funzionalità.

Con minori costi complessivi o al massimo a parità investimento hanno realizzato qualcosa in più, un servizio nuovo per i cittadini o per lavoratori e clienti di una azienda, mi viene in mente la frase di Neal Armstrong allo sbarco sul suolo lunare, "un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità" (That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind).

Ma quello che appare una clamorosa anomalia è che oggi pochi saprebbero dire chi è Linus Torvald e ancora meno saprebbero riconoscerlo in una foto, Linus non è il famoso DJ ma il programmatore finlandese che ha promosso la realizzazione di Linux. Richard Stallman è invece un signore dai lunghi capelli e dall'altrettanto lunga barba alle cui idee tutto il movimento Open Source deve rispettosamente molto, compreso il software GNU da cui prese avvio il progetto Linux. Le cose buone fatte da Stallman sono tante ma per questo vi rimando alle sue biografie.


La maggior parte delle persone che non si occupano di informatica (ahimè anche molte di quelle che se ne occupano) costretti a guardare le foto (p.s. quella di Stallman è presa da Wikipedia, grande fonte di conoscenza libera) che ho inserito nel mio post avrebbero un bel punto interrogativo stampato in faccia o guarderebbero Stallman con una certa diffidenza.

Se però inserissi, sotto, anche la foto di Steve Jobs istintivamente stringerebbero nelle mani il loro iPhone 5 da 900 euro a la loro bocca disegnerebbe sul viso un sorriso di compiacimento (p.s. inutile mettere il link alla sua biografia, tutti sanno chi era).

Fama  e riconoscenza per chi ha fatto confluire nelle casse della propria azienda (e sue) miliardi di dollari e perplessità per chi ha contribuito a generare il più importante cambiamento nell'evoluzione del mercato tecnologico con tutte le sue conseguenze positive nel mondo reale.

Lungi da me innescare una contrapposizione tra questi personaggi che hanno tutti contribuito al percorso dell'economia digitale a partire (tutti) dalle rispettive, lecite, aspettative ma desideravo osservare come spesso i riconoscimentio e la fama per una persona sono spesso proporzionali al denaro che un singolo riesce ad accumulare e con il quale, altrettanto spesso, alimenta la propria immagine pubblica.

Nel mio piccolo oggi voglio solo ringraziare due uomini che hanno fatto una cosa straordinaria.

Ha scritto Antoine de Saint-Exupéry "Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito".

Ecco quello che hanno fatto Torvald e Stallman non è solo avere "inventato" un nuovo prodotto ma avere tracciato una strada che milioni di persone stanno seguendo, certamente entrambi non hanno rinunciato ad un giusto compenso per il proprio lavoro ma certamente hanno rinunciato a trarre per se stessi il profitto massimo possibile. A favore di tutti.

Monday, April 30, 2012

Il valore della concorrenza e della creatività

Mi accingevo a fare un po' di pulizia tra le mie cartelle di Dropbox per recuperare spazio quando, quasi per caso, ho notato che il mio spazio occupato era solo il 48% del totale. Confesso che mi ha assalito un po' di preoccupazione, perchè temevo di avere fatto "troppa" pulizia e di essermi perso qualcosa di importante, poi però noto che lo spazio in giga era quasi raddoppiato e allora ho cominciato a fare qualche collegamento mentale, in particolare con la notizia letta qualche giorno prima sul servizio di Google chiamato Drive, pensato proprio per fare conconrrenza a Dropbox e simili.
Una breve ricerca e scopro in effetti che Dropbox ha appena raddoppiato il bonus per chi coinvolge un amico e che quindi di conseguenza il mio spazio era quasi magicamente raddoppiato.
Un mercato aperto a sempre nuovi attori è per definizione un vantaggio per gli utenti e questo caso sta a dimostrarlo ulteriormente. Certo l'azione di un gigante come Google può uccidere molti competitor di non grandi dimensioni e sul lungo far ripiombare in uno status di monopolio, ma la bellezza di questa economia legata a digitale è che anche piccole aziende possono far meglio dei Big e crearsi la propria fetta di mercato puntando sulla creatività e l'innovazione.

Saturday, February 11, 2012

Un nuovo, ma collaudato, software open source tutto italiano: xdams, il digital archive management per i beni culturali



E' arrivato il grande giorno. Dopo tanto lavoro martedi 14 febbraio prossimo verrà presentato il progetto xdams open source.

Dal progetto europeo, più di 10 anni fa, è stata fatta tanta strada, tanti progetti e utenti che hanno consentito alla nostra piattaforma di diventare sicuramente uno dei software più affidabili che c'è nel digital archive management dei beni culturali.

Le linee progettuali hanno sempre rispettato l'indicazione di conformità con gli standard italiani e internazionali, ma al tempo stesso il desiderio di soddisfare i requisiti di ricerca ed innovazione imposti dalle sempre più velocemente mutate situazioni tecnologiche e sociali.

Questa piattaforma oggi rappresenta una delle realizzazioni più affidabili e all'avanguardia e proprio oggi invece di lucrare su questa rendita di posizione diventa open source. L'obiettivo è quello di fare un ulteriore passo in avanti, di favorire la diffusione e la condivisione della conoscenza per trasformare un prodotto in una comunità. Tutto ciò perchè crediamo nell'approccio open source e che questa sia una scelta matura che assicura al tempo stesso sostenibilità e larga diffusione.

Questa scelta ci permetterà di lavorare ad un progetto con un approccio che realizza tutte le nostre aspirazioni e speriamo possa, al tempo stesso, garantire una maggiore diffusione della piattaforma. Proprio per questo xdams sarà un software scaricabile grauitamente ma anche un servizio che potrà essere attivato da tutti, altrettanto gratuitamente e con estrema facilità.

Il 14 febbraio, collegandosi al sito www.xdams.org si potrà assistere in streaming ad un evento concepito per spiegare le nostre motivazioni e i nostri obiettivi, nonchè per offrire a tutti il punto di vista di alcuni utenti di xdams.

L'inizio di un nuovo percorso che ci auguriamo collettivo e proficuo per tutti.

Wednesday, December 21, 2011

La Camera dei Deputati diventa Open: i dati aperti e la (probabile) rivoluzione del futuro.


Ieri la Camera dei Deputati ha pubblicato on line il proprio patrimonio storico ma la novità che mi interessa raccontare è “come l’ha fatto”.

Facciamo un passo indietro per inquadrare la situazione. Internet è luogo di libertà e rivoluzioni, come ho detto spesso (uno tra i tanti!) con la rete si è affiancato alla comunicazione broadcast, uno (possessore del media) a tanti (pubblico), il paradigma tanti a tanti, nel senso che le comunicazioni si intrecciano, diventano bidirezionali e ognuno è libero di scrivere, leggere e commentare ciò che vuole (purtroppo con qualche significativa restrizione in molti paesi del mondo).

Internet terra di rivoluzioni pacifiche

Questa capacità ci ha regalato anche la possibilità di cambiare, in molte situazioni, lo stato dei fatti, rompendo monopoli e oligarchie, vere e proprie rivoluzioni, un esempio su tutti è quello dell’Open Source.

Qualcuno tra i più tradizionalisti può anche guardare con sospetto alla banda di capelloni, Hacker e Hippies della Free Software Foundation, come Richard Stallman e John Sullivan ma sarebbe interessante anche se, con l’aiuto di qualche economista, provasse a dare un valore alla ricchezza prodotta dal software libero o se qualcuno si ponesse la domanda sulla distanza tra dove siamo arrivati e dove saremmo ancora (indietro) senza l’O.S.

Senza Linux, Mysql, Apache e le piattaforme di Blogging sarebbe nato il web 2.0? Sarebbe possibile un così basso livello di accesso alle tecnologie?

Forse oggi io non sarei qui a scrivere questo post (chissà se è un bene o male!!!) ma soprattutto quante altre applicazioni non sarebbero nate? Indubbiamente il defunto Steve Jobs è stato uomo di visioni molto avanzate nel campo digitale ma dove sarebbe potuto arrivare il mondo e la tecnologia se avesse, almeno in parte, condiviso pubblicamente i risultati del proprio lavoro? Se alla morte di “Steve” quasi tutto il mondo (tranne Stallman) gli ha tributato doveroso omaggio, quanti sanno cosa ha fatto il barbuto Richard e la sua banda per l’innovazione?

Nello stesso post che ho “linkato” prima viene riportata una lettera aperta di Bill Gates al mondo dell’Open Source che rivela oggi tutta la sua inconsistenza, alla luce di quale solidità abbiano raggiunto ormai molti software Open Source.

Le persone hanno imparato a condividere!

Cosa c’entri tutto questo con al Camera dei Deputati è, a questo punto, per chi legge un po’ misterioso, ma in realtà altrettanto semplice da spiegare.

Il movimento Open Source ha dimostrato che le persone hanno la capacità di privarsi di un presunto diritto, quello sullo sfruttamento economico diretto ed esclusivo del proprio lavoro (non ci si priva del diritto di proprietà intellettuale che per definizione è inalienabile, ma solo del diritto d’autore), rendendo un grande servizio a tutti coloro i quali fanno buon uso di ciò e che così non sono costretti a ricominciare sempre da zero. Il risultato finale migliora per tutti, questo accade nel software ma anche molti in altri campi, infatti sono nati per esempio siti di condivisione di immagini gratuite, di musica free e tanto altro.

Anche la semplice pubblicazione on line è in realtà una cessione dei propri diritti su ciò che si scrive e si racconta, lo sanno bene i giornali nella loro lunga lotta ai motori di ricerca, ma ancora questo è un passaggio intermedio, perché ciò che si rende pubblico è si pubblico ma in genere è un prodotto finito, poco riutilizzabile.

Gli Open Data per costruire la conoscenza diffusa

Da qualche anno è in atto la rivoluzione degli Open Data, ovvero dati che sono alla base di ciò che viene pubblicato ma che sono anche riutilizzabili in maniera libera, al fine di produrre ulteriore conoscenza da tutto ciò che viene reso pubblico.

La Camera dei Deputati ha aderito a questo approccio per rendere non solo pubblici i propri dati ma anche per renderli facilmente riutilizzabili, creando una propria ontologia OCD (Ontologia Camera dei Deputati), in formato OWL (Ontology Web Language) espressa in
triple RDF : una tripla è un’asserzione (statement), un’unità informativa minima, articolata in soggetto (subject), relazione (predicate) e oggetto (object). Tutti i dati del portale sono così disponibili come Linked Open Data, un patrimonio informativo costituito da oltre 13,4 milioni di triple.

Questo approccio semantico e libero ai dati rappresenta una grande innovazione perché se è vero che spoglia il detentore di contenuti della figura di quasi unico “interprete” dei medesimi, conferisce a chiunque altro la capacità di rielaborali e di integrarli con fonti e dati ulteriori, al fine di ottenere risultati sempre migliori e sempre maggiore conoscenza.

Un esempio dell’uno e dell’altro, ovvero del valore dell’Open Source e di quello dei dati aperti è costituita dalle app, pubblicate dall’archivio, che riutilizzando software del MIT permettono da un lato di realizzare pagine interattive in cui l’utente può creare le proprie personali viste, dall’altro rendono ulteriormente disponibili, in formato json, anche i dati sui quali queste stesse app insistono.

La conoscenza implicita nei dati

Provo quindi a fare qualche semplice elaborazione sul sito della Camera, utilizzando le alternative di ricerca offerte. Opzionando solo i periodi più recenti (gli ultimi 30 anni) scopro che la rappresentatività di una regione importante elettoralmente come la Sicilia si ferma, per queste 4 cariche dello Stato, al 1954, cosi come negli ultimi 30 accade a una larghissima parte del nord-est, che include l’intero Trentino, Friuli, Veneto e parti importanti della Lombardia. Di contro il peso della Sicilia era stato di gran lunga superiore a quello di tutte le altre regioni (non Sabaude) per tutta la durata del Regno d’Italia. In 150 anni inoltre Calabria, Friuli e Umbria non risultano essere state rappresentate da un proprio politico, dalla Puglia provengono solo Salandra e Aldo Moro e Cagliari e tutta la Sardegna centro meridionale non hanno avuto l’onore di un proprio concittadino eletto alle massime cariche dello Stato. Superfluo quasi sottolineare che solo due sono le donne.

L’informazione è parziale perché per un più esatto esame occorrerebbe aggiungere quella relativa ai ministri, in particolare quelli che dei ministeri più influenti, ma già da sola si presta a qualche interpretazione e molte altre elaborazioni potrebbero essere realizzate ulteriormente, direttamente dagli utenti, accedendo ai dati dei file json.

Innovazione tecnologica e sociale

Sotto un profilo più tecnologico la novità è duplice perché al di là degli aspetti “sociali” (evapora il concetto di proprietà) che contraddistinguono questo approccio in realtà lo studio e l’applicazione degli Open Data conducono generalmente ad una migliore strutturazione delle basi dati, al fine di garantire intelligibilità orizzontale, anche in una struttura aziendale complessa, e verticale, nel senso di miglior propagazione nel tempo della leggibilità della base informativa stessa. Non era raro nel passato (e ancora adesso) scontrarsi con database chiusi e complessi che impedivano il riutilizzo dei dati, addirittura all’interno stesso di una unica organizzazione. Questo effetto rischiava e rischia inoltre effetti catastrofici con il passare del tempo e con il venire meno delle competenze umane di chi quella applicazione l’ha costruita e dominata.

L’altra novità è costituita da query che si realizzano tutte lato client, suddividendo le risorse computazionali su tutti gli utenti che accedono e non le concentrano solo sull’unico server/sito che eroga il servizio, molto interessante quindi per dell’ottimizzazione di applicazioni in ottica cloud computing.

Per finire occorre sottolineare che probabilmente molte delle tecnologie utilizzate per realizzare questa applicazione andranno ad aggiungersi alla grande famiglia dell’Open Source, fornendo un contributo specializzato (e tutto italiano!!) all’innovazione tecnologica nel campo della gestione archivistica di informazioni digitali multimediali.

Anche questo un piccolo salto in avanti.

Tuesday, November 8, 2011

L'alluvione di Genova e la tecnologia: la testimonianza che viene dal passato


I disastri naturali quali alluvioni, tsunami, terremoti o altro portano dietro di se alcuni interrogativi che non hanno semplici risposte. Ci si chiede spesso se la tecnologia può essere d'aiuto a prevenire o ad affrontare l'emergenza, o se addirittura sia un limite, a causa della mancanza di tutto quanto è tecnologico proprio nel momento in cui ne avremmo maggiormente bisogno.

La mia attività professionale nel mondo dei beni culturali mi fa partire da un aspetto, probabilmente meno utile nel corso delle emergenze, ma determinante per farci capire la portata dell'incuria che ha determinato, in complicità con situazioni fuori dal normale, le drammatiche conseguenze di questi giorni.

In questo post sono raccolte testimonianze, articoli, immagini e filmati tratti da autorevoli archivi storici e che documentano come il problema sia nato e rimanga insoluto dal lontano 1930. La forza di quella documentazione viene fatta emergere in tutta la sua drammatica attualità proprio dalla disponibilità di queste informazioni in formato digitale, già presenti sul web e ricercabili.
Il sindaco Marta Vincenzi ha detto di sentire su di se il peso di quei morti ma questi documenti ci ricordano che questo peso dovrebbe condividerlo con chi da 80 anni finge di ignorare i problemi generati questo tipo di gestione del territorio.

La tecnologia ci viene incontro anche nel documentare l'evoluzione del territorio stesso, come è sempre più facile fare grazie a strumenti ormai a disposizione di tutti, come questo post evidenzia dimostrandoci l'uso a tal fine delle mappe satellitari di Google.

Computer, reti e mobile possono aiutare le persone a documentare ma anche (e sarebbe ancor meglio) ad affrontare il pericolo nel momento in cui si manifesta.

All'epoca dell'uragano Katryna un programmatore mise a disposizione un sito su cui lasciare post geolocalizzati e aiutare le persone a ricongiungersi, oppure all'epoca del devastante Tsunami in Asia ci si chiese come mai la tecnologia non fosse stata in grado di prevedere gli effetti.

In realtà queste previsioni sono realizzabili e sufficientemente precise (si veda oggi circa le previsioni atmosferiche) eppure quello che manca è da un lato la capacità di sapere interpretare i segnali dall'altro la volontà di investire soldi in attività di prevenzione e di confrontarsi con la realtà di tutti i giorni. I server possono ricevere segnali, elaborarli e mandare allarmi, ma se poi non è possibile inviare una mail ad un povero pescatore di Sumatra occorre che subentri un'organizzazione umana che prescinde dalla tecnologia.

Alla base rimane sempre la volontà dell'uomo di avere un rapporto equilibrato con questo mondo e la tecnologia stessa, se non utilizzata correttamente, finisce solo per aumentare il senso di smarrimento, come è successo ai tanti genovesi che, abituati a comunicare via mobile o via rete, si sono ritrovati improvvisamente soli a causa della mancanza di energia elettrica.

Monday, October 24, 2011

Esiste un business dal volto umano? CSR e aziende, un convegno a Torino il 26 ottobre (La forza del mercato!)

Mercoled' a Torino un convegno sulla Corporate Social Responsibility dal titolo un po' impegnativo "Responsabile Etico Sostenibile - Esiste un business dal volto umano?". presso l'Unione Industriali in via Vela 17 (http://www.clubcomunicazione.it/RES/).

Ne approfitto per una breve riflessione su questo tema...

Non me ne vogliano i gentilissimi Luca e Francesca che mi hanno invitato al convegno (e che ringrazio) ma la risposta alla domanda credo che sia no... ma non intende essere una risposta negativa.

Avere un approccio etico e responsabile per una azienda non è a "costo zero", richiede un impegno economico e progettuale non da poco e certamente, se a un manager è richiesto di portare risultati economici, non è facile chiedergli di ottenerli rispettando codici di comportamento che non sono (solo apparentemente) immediatamente riconducibili ai propri obiettivi professionali.

Mi sono occupato per una azienda per la quale ho lavorato di CSR e posso testimoniare che, se anche delle scelte in questo senso vengono prese, non è facile portare avanti politiche di responsabilità sociale se in tutta l'azienda non matura un differente approccio al lavoro.

Non si tratta di quindi cattiva volontà ma di difficoltà oggettiva.

la forza del mercato

Se invece le aziende che investono in CSR sono premiate dai consumatori allora anche i manager devono (o possono) adeguarsi a questo stile di vita, la Social Responsibility diventa un valore economico più immediatamente percepibile e un fattore di crescita aziendale.
Il potere di chi spende e può fare delle scelte, privilengiando chi si impegna per la crescita sostenibile o in progetti con finalità etiche, è un potere enorme perchè, come ho scritto in precedenza, trasforma un valore enorme ma non facilmente quantificabile in una precisa dimensione economica.

L'ottimizzazione della catena distributiva di un'industria porta alla riduzione delle emissioni di CO2 in questo mondo un po' malconcio e se pure non saremo in grado di misurarne gli enormi benefici per noi, per i nostri figli e nipoti, l'azienda che per questa scelta si vedrà premiata sul mercato sarà incentivata a proseguire su questa strada.

Qualcuno obietterà che questo potrebbe non significare un reale cambiamento nella mentalità di chi fa business ma io credo che da un lato occorra essere pragmatici, la nostra storia è piena di ottime intenzioni e di pessime azioni, per cui ben vengano azioni virtuose, qualunque siano le motivazioni. Guardando il problmea da un altro punto di vista sono certo invece che il ricondurre anche la "Responsabilità" ad un valore più facilmente percepibile da chi si occupa di business alla lunga aiuterà a capire che un approccio di questo tipo non è affatto solo un impegno e un costo e che quindi non c'è giustificazione nel non adottarlo.

E' quindi auspicable che si organizzino incontri di questo tipo per far capire alle persone che il loro modo di comportarsi (negli acquisti) è determinante affinché le aziende imbocchino un ciclo virtuoso.

Il convegno

L'evento è organizzato dal Club Comunicazione d'Impresa dell'Unione Industriali di Torino e nel corso del seminario saranno trattati casi di buone e cattive pratiche aziendali in materia di responsabilità sociale d'impresa. Tra le case-history che verranno presentate, presenti in sala i diretti protagonisti, quelle di IKEA, FIAT, Gruppo Michelin, Bayer e altre aziende in diversi settori. Modererà l'incontro il giornalista Oscar Giannino.

Monday, August 2, 2010

Gli Spime. Lo Spazio il Tempo e l'Internet delle cose, ovvero quando le mie chiavi salveranno il mondo

Spime, un termine ancora non molto conosciuto ma che forse nei prossimi anni avrà una grande diffusione.

O meglio… Non so in verità se useremo mai correntemente questo termine o sene nasceranno nel frattempo altri simili e di maggior diffusione ma quello che questa parola intende descrivere è sicuramente già un pezzo del nostro futuro ed in fondo anche del nostro presente. Il concetto che identifica infatti sicuramente diventerà familiare, perché siamo inevitabilmente proiettati in un mondo sempre più interconnesso.

Ma andiamo con ordine. Bruce Sterling, scrittore e futurologo ha coniato il termine SPIME come contrazione dei vocaboli inglesi che indicano lo spazio ed il tempo, SPace e tIME. SPIME sta ad indicare oggetti la cui progressione spazio temporale viene completamente tracciata.


Ma cosa indica ciò?


Sterlling parte da alcuni concetti (desiderio di conoscere origine e fine di ciò che compriamo, desiderio di costruire un futuro sostenibile) e da tecnologie esistenti (RFID, tecnologia per l’identificazione automatica degli oggetti) e futuribili (sensori sempre più miniaturizzati per raccogliere dati ambientali) per ipotizzare un futuro in cui saranno disponibili chip che potranno essere inglobati all’interno di prodotti e colloquiare tra loro. La finalità è duplice, da un lato tracciare come e dove un oggetto è stato prodotto, arricchendo quindi l’oggetto di un carico di informazioni che ci permetta scelte responsabili, dall’altro questi miliardi di oggetti mobili, con a bordo chip in grado raccogliere dati (dall’ambiente per esempio CO2, temperatura), si configureranno come terminali mobili che trasformeranno la rete come la intendiamo oggi (virtuale) in una rete pervasiva nella realtà di tutti i giorni, il concetto di Internet of Things, cui appunto arriva, alla fine, Sterling.

Questo scenario mi fornisce già un paio di spunti di interesse, molto personale, con connotati molto positivi: potrò finalmente smettere di girare in tondo per casa alla ricerca di portafoglio e chiavi, il mio motore di ricerca delle cose mi dirà dove li avrò lasciati, cosa che tra l’altro oggi riesco già a fare con il mio cellulare (lo faccio squillare!!).

Torno ad essere serio… il futuro prossimo descritto è veramente prossimo e non sembra così fantasioso come lo fu la celebre previsione di Orwell, già oggi esistono RFID evolutissimi, taluni addirittura commestibili, ed il loro utilizzo è legato solo alla fantasia dei progettisti e alla profittabilità della loro implementazione in ambiti particolari. I cellulari sono SPIME prodromici, in grado di localizzare nel tempo e nello spazio l’oggetto stesso, trasferendo, in qualche modo, questa proprietà al legittimo (o meno) possessore. La Nikon anche dota alcune sue fotocamere di un accessorio per la geolocalizzazione GPS delle foto.

Come al solito occorre aspettare che i prezzi degli RFID scendano un poco per vedere la prima parte di questa rivoluzione, ovvero quando buona parte dei prodotti sarà dotato di questi tag sicuramente un esperto di domotica mi darà uno strumento per cercare le mie chiavi ed i cellulari saranno dotati di una funzione di localizzazione e lettura di tag RFID.

La seconda parte di questa storia si potrà scrivere più in la, quando saranno disponibili a basso costo (e spazio) tecnologie di rilevamento che permetteranno di raccogliere e studiare miliardi di dati puntuali il cui studio con tecnologie di intelligenza artificiale ci permetteranno studiare sistemi predittivi accurate su fenomeni naturali o meno, come la propagazione di gas tossici in caso di incidenti o magari (finalmente) i terremoti.

Wednesday, May 19, 2010

La responsabilità sociale, la crescita sostenibile, i social network e le grandi aziende: un workshop organizzato da Barilla sul cambiamento climatico

Zio Burp mi ha invitato ad un evento ben conoscendo la mia attenzione al tema della responsabilità sociale e dell'ambiente.

Barilla una delle (poche?) aziende italiane che si impongono nel mondo (28% del mercato della pasta negli USA) ha organizzato un workshop aperto su "Scarsità delle risorse e cambiamento climatico. Le priorità di intervento."

Questo incontro, cui parteciperanno esperti internazionali del settore, è interessante per alcuni motivi: dimostra per esempio che le aziende possono investire parte dei loro budget di comunicazione in iniziative che danno un profitto non solo a chi le promuove (le aziende), ma anche alla collettività, perchè stimolano la discussione e migliorano il grado di sensibilità delle aziende e delle persone sul tema della crescita sostenibile. Guido Barilla ha ricordato in un comunicato "i percorsi avviati con il Barilla Laboratory for Knowledge and Innovation - laboratorio aziendale per lo sviluppo della cultura, della conoscenza, dell’innovazione e delle competenze manageriali - ed il Barilla Center for Food & Nutrition - centro di pensiero indipendente e multidisciplinare che ha come obiettivo affrontare e fare informazione sui temi dell’alimentazione e della nutrizione".

Ecco speriamo che questi siano permanenti prese di coscienza e che anche le più aziende piccole, stimolate dai buoni esempi, si rendano sempre più consapevoli del ruolo fondamentale di ciascuno di noi nella difesa della nostra stessa sopravvivenza.

Per quanto riguarda poi i temi che seguo più da vicino c'è da rilevare (ma ormai non è più una novità) come i social network siano ormai fondamentali nella strategia di comunicazione delle aziende, a giudicare dalla promozione di questo evento (su facebook) ma anche dagli strumenti che saranno usati per superare le limitazioni fisiche nella fruizione dell'evento (diretta streaming sul web e su Twitter).

Chi lo diceva solo qualche anno fa veniva preso per una persona troppo facile agli entusiasmi ed alle mode...

Tuesday, April 6, 2010

Steve Jobs il grande affabulatore colpisce ancora, dopo la grande attesa per il lancio sul mercato di iPad i grandi numeri nelle vendite


Leggo su Repubblica
che Steve Jobs è stato definito "il più grande contastorie dei nostri tempi, un affabulatore magico, l' imprenditore che ha trasformato il lancio di un prodotto in una forma d' arte".

Questo è abbastanza verosimile, a patto che non serva a sminuire l'impatto della tecnologia prodotta dalla casa di Cupertino. Nei giorni scorsi è partita la commercializzazione di iPad e probabilmente vedremo di nuovo il cammino positivo delle precedenti esperienze di mr.Jobs.

L'azienda di Steve gode dell'ammirazione incondizionata di molti appassionati di tecnologia (fatto non usuale, in quanto in genere questi personaggi sono portati più alla critica che all'apprezzamento) ma ovviamente, dall'altro lato, tanta ammirazione suscita un contrapposto senso di diffidenza. Quando qualche tempo fa ho parlato (bene) di iPhone mi sono guadagnato gli strali di un sito dall'esplicito nome "iPhone ti odio".

Oggi parliamo di iPad, appena messo in commercio da Apple e già uno oggetto di culto (700.000 pezzi venduti). Molti obiettano che come gli altri vari "I"... pod, phone e pad non è una invenzione innovativa, ma solo sagace rielaborazione di idee altrui. Molti dimenticano il contenuto tecnologico di questi oggetti, ma non voglio entrare in dispute per specialisti.

Mi piacerebbe invece esaminare il perchè di tanta popolarità e perchè per molti il successo di Apple sembra basato solo sull'offerta di cose già viste, con un nuovo packaging, e che nulla di innovativo vi è realmente contenuto. Io credo che molti però dimenticano che se oggetti simili erano già presenti sul mercato, senza riscuotere successo, qualcosa deve essere intervenuto con il lavoro di Apple. Questa cosa si chiama "semplificazione"...

La difficoltà di essere semplici

I progettisti di i-Pod/Phone/Pad hanno messo al centro del loro studio l'utente medio ed hanno cercato di capire come aiutarlo ad usare la tecnologia ribaltando anche certezze consolidate. Molti designer di interfacce si sono negli anni cullati sul consolidato modello windows-like per assorbire l'effetto novità di una applicazione al primo uso. Si copiava un modello di navigazione per apparire familiari. Alla Apple no, hanno capito che il tempo è passato ed occorre fare nuove esperienze.

Come su iPhone anche su iPad è tutto "semplicemente" più semplice. Per tanti osservatori questo è troppo poco, mentre per me questa è la vera innovazione e mette la tecnologia nella mani di tutti; non è un caso se dopo iPhone quasi tutti hanno inseguito il suo modello di funzionamento. Se realmente fosse stato così semplice inventarlo prima perchè gli altri non lo hanno realizzato tempo addietro?

Questo fa un po' rabbia ad alcuni, perchè è come l'uovo di Colombo, moltissimi stanno chiedendosi ma perchè non ci ho pensato prima, forse una buona dose di invidia influisce anche su tutti i commenti "contro". Non voglio intonare un peana a mr.Jobs, anzi mi fanno un po' sorridere i toni enfatici della Apple (magico, rivoluzionario), ma voglio solo sottolineare che la cosa più complessa, a riguardo della tecnologia, è proprio la progettazione della semplicità, mentre spesso gli ingegneri sono troppo focalizzati sull'ottenimento delle migliori performance. Questo interessa una ristrettissima casta di utenti, mentre il 90% delle persone userà di un oggetto tecnologico al massimo il 10% delle sue funzionalità.

Credo che alla fine sarà il mercato a sancire chi aveva ragione e se iPad è solo una moda temporanea tra un po' ne parleremo come una meteora, altrimenti diventerà un modello. Di tablet se ne parla da tempo e molte esperienze sono già state fatte, ma occorre notare che proprio in questi periodo HP presenta il suo prodotto, nelle strade di Milano grandi pubblicità murali fanno leva sulla sinergia con Microsoft e sull'effetto "touch". Per ora non possiamo far altro che cercare di capire se iPad ci può servire o no, magari ascoltano il keynote in cui è stato presentato ed in particolare questa parte segnalatami dal mio amico Gianluca in cui viene mostrato il funzionamento di alcune applicazioni su iPad.

Thursday, March 25, 2010

L'assalto della vecchia guardia!! Il rapporto ABI / Eurisko certifica che anche i meno giovani utilizzano il banking on line

Il titolo ovviamente non vuole essere offensivo nei confronti dei meno giovani anzi! Fa riferimento al glorioso comportamento della Vecchia Guardia Napoleonica che a Waterloo, quando la Giovane Guardia viene travolta dal feldmaresciallo Blucher a Plancenoit , guidata dal generale Morand, riprende la posizione e resiste fino all'arrivo dell'arrivo degli inglesi, alleati dei prussiani; ma i veterani delle vittorie di Napoleone, resistono eroicamente fino alla morte per consentire la fuga dell'imperatore.

Ma torniamo all'on line banking... :)

Oggi sono stati presentati i dati dell'osservazione condotta dall'ABI e devo dire che contiene l'interessante informazione che la crescita nell'utilizzo dell'internet banking vede un gran balzo in avanti del numero di utenti nella fascia oltre i 55 anni, con aumenti, a seconda delle fasce dal 16% al 25%. Una buona notizia perchè dimostra una penetrazione dei servizi on line in segmenti che venivano ritenuti irrimediabilmente un po' fuori da questo fenomeno.

Lascerei alla personale valutazione di tutti le cifre riportate nel report ( http://www.abi.it/doc/125145838240651_g__servizi_1.pdf ) o nell'esame più o meno critico che ne hanno fatto i giornali (http://www.repubblica.it/economia) e mi concentrerei su questo fenomeno.

Il direttore generale ABI, Sabatini, ne ascrive, ovviamente, il merito al Sistema che lui rappresenta ("Gli investimenti effettuati dalle banche per rendere sempre piu' vicina la banca ai clienti stanno consentendo una grande liberta' di accesso ai servizi finanziari" - http://it.advfn.com/notizie/Banche-Abi-i-sessantenni-alla-scoperta-dellhome-banking_42122213.html).

In verità questo si inserisce nel più generale avvicinamento al mondo web in atto negli ultimi tre anni, grazie alla popolarità crescente dei social network, che incidendo sulla capacità di favorire le facoltà realzionali nella sfera amici/parenti sta rendendo familiare il web a fasce crescenti di utenti. Anzi probabilmente valutando i tassi di crescita generali del web forse scopriremmo percentuali di crescita maggiore.

Preoccupante il dato relativo alla tipologia di utenti, che è ancora molto orientata a fasce di cultura elevata, un segnale che c'è ancora molto da lavorare sul processo di semplificazione nell'accesso ai servizi finanziari, che evidentemente oggi avviene con ridotta intermediazione ancora solo per specifiche fasce di utenti.

Tuesday, March 2, 2010

Anche per la Business Intelligence esistono ottime soluzioni Open Source, un possibile vantaggio per progettare la crescita aziendale (Parte prima)

Ho affrontato spesso in passato il tema della business intelligence e della sua applicazione all’interno di contesti aziendali.

Un po’ più che in altri segmenti applicativi nella Business Intelligence esiste un problema di implementazione, legato da un lato agli alti costi dei prodotti commerciali, dall’altro alla particolarità delle risorse umane necessarie, non solo esperti IT e funzionali ma anche statistici e matematici.

Aspetti decisamente critici, sopratutto se messi in relazione alla potenzialità di imprimere una svolta alla crescita di una azienda. Oggi il primo problema, quello del costo delle piattaforme, sembra cominciare a trovare se non la soluzione, almeno una risposta anche per gli utenti con esigenze più elementari.

Il movimento Open Source da tempo propone soluzioni di questo tipo, ma ora sembrano arrivate ad un sufficiente livello di maturità ed anche gli analisti cominciano a dare grosso credito a questa tipologia di prodotti. Da un articolo di Data Manager Online leggiamo che “soluzioni low cost che potrebbero ridurre il TCO di una infrastruttura di IT. Gartner prevede che l’utilizzo dei tool di Business Intelligence Open Source aumenterà di cinque volte entro il 2012”.

Leggiamo ancora che il mercato si è polarizzato su alcuni leader ma che"L’adozione di strumenti di Business Intelligence Open-source è aumentata nel corso degli ultimi pochi anni. Fino al 2004 difficilmente le aziende guardavano al mondo open-source per soddisfare esigenze di BI, soprattutto quelle con un grande numero di utenti; questo sottomercato ora si è ben sviluppato, ed oggi registra tassi di crescita costante (Andreas Bitterer, Research Vice President di Gartner) ... ... in Italia società come Cap Gemini già oggi offrono ai propri clienti soluzioni basate su Pentaho, segno che anche in quest'ambito l'open offre soluzioni 'disruptive'”.

Abbiamo realizzato una personale ricerca per capire cosa offre il mercato e dall’analisi delle risorse via web emerge la presenza di prodotti Open Source sufficientemente referenziati da poter essere presi in considerazione. Di seguito riportiamo quelli che da questa analisi sembrano i più diffusi ed affidabili.

• Pentaho www.pentaho.org http://en.wikipedia.org/wiki/Pentaho
• Jaspersoft www.jaspersoft.com/jaspersoft-business-intelligence-suite
• Eclipse Birt www.eclipse.org/birt/phoenix/
• SpagoBI www.spagoworld.org/xwiki/bin/view/SpagoWorld/

Un indicatore di misura della popolarità può essere dato dal numero di utenti della community di sviluppatori ed in questo senso Pentaho è il più popolare (a giudicare dai numeri trovati in rete) o dai risultati della ricerca di Google (349.000) contro i 149.000 di Jaspersoft, i 118.000 di Eclipse Birt ed i 29.100 di SpagoBI.

Eclipse BIRT

BIRT è è un sistema di reportistica open source sviluppato all’interno dell’iniziativa che fa capo alla Fondazione Eclipse. BIRT è integrabile con applicazioni web al fine di fornire funzionalità come quelle l’impostazione del layout dei report, i grafici, l’accesso ai dati e la gestione di script.
BIRT mette a disposizione diversi formati per i report possono dall’ HTML al PDF.

Ricordiamo che Eclipse era un IDE (Integrated Development Environment) della grande famiglia IBM che lo aveva acquisito da Object Technology International, ma che successivamente è stato collocato all’interno di un grande progetto Open Source supportato da molte aziende di grande caratura internazionale tra le quali appunto la stessa IBM.

Il limite rintracciabile in Eclipse potrebbe essere proprio quello che Eclipse stesso non è uno strumento user-friendly per gli utenti finali e fortemente orientato ad operare sul client. BIRT è costituito da un designer di report ed un componente di runtime che è possibile aggiungere alla propria applicazione.

Con BIRT è possibile creare:

• Elenchi e report complessi– da semplici elenchi a report più complessi di dati. con raggruppamenti di dati correlati, con la possibilità di funzioni algebriche su dati numeric, quali somme ed altre operazioni .
• Grafici a torta, a linea, a barre e molti altri. I grafici BIRT possono essere rappresentati in SVG e supportano gli eventi.
• Matrici – strutture di datiti in due dimensioni:
• Lettere e documenti – format di documentazione con testi e dati.

Una descrizione del funzionamento è inclusa in questo articolo ed aiuta a capirne il funzionamento oppure è possibile osservare la demo.


segue la seconda parte...

Saturday, January 23, 2010

Inchiesta Banking 2.0 2010. Le novità arrivano dall'esterno del mondo bancario, i siti di Personal Finance Management: Wesabe

Seconda puntata dell’inchiesta web 2.0 nella banche versione 2010…

...dopo lo scetticismo della prima occorre dare un po’ di sale a questa osservazione, ma per farlo dobbiamo ricorrere a situazioni esterne al circuito bancario tradizionale.

Abbiamo introdotto come il Personal Financing sia una pratica estremamente diffusa negli Stati Uniti, tant’è che tutte le grandi banche ne offrono una propria versione ai propri clienti, da Bank of New York, al gigante Wachovia/Well Fargo a Fidelity e USAA a Save your Money di ING. Ognuna con le proprie peculiarità e aggiungendo qua e la funzionalità innovative quale USAA che consente l'accredito di un assegno attraverso la semplice upload dell'immagine.

Questa propensione degli utenti americani ha fatto si che nascessero anche prodotti di mercato indipendenti come Quicken ed i prodotti di Intuit, ma l’evoluzione web ha fatto si aprisse ovviamente la via dei servizi on line, gratuiti.


Mint e Wesabe... come Avatar...

I più celebri sono Mint e Wesabe che però hanno seguito strade diverse, la prima dopo un grande successo è stata acquisita proprio da Intuit che, dopo aver tentato in proprio (come Microsoft) di costruire una propria versione, ha ripiegato sul fagocitare il suo concorrente, regalando con 170 milioni di dollari una serena vecchiaia al suo fondatore, Aaron Patzer.

Dopo aver girato sull' i-banking di tante banche visitare Wesabe ha lo stesso effetto di vedere Avatar con gli occhialini in tridimensionale dopo aver visto Via col Vento. L'uso della tecnologia e delle funzionalità possibili allo stato dell'arte, ma senza la debolezza di una trama vista e rivista come quella del film di Cameron!

Wesabe resiste ed è il sito di maggior fama tra i socialnetworkisti e se anche il suo boss Hedlund non si sbottona sui numeri una sua frase può essere esplicativa "we are well within hundreds of thousands of users now, and we've been growing at an average rate of about 20 to 35 percent every month”.


Wesabe, approccio Open e Social

La natura Open di Wesabe la si apprezza da subito, mentre Mint ti ferma sullo scoglio dell’indicazione di almeno un account bancario (cosa non possibile per noi italiani in quanto Mint gestisce solo banche USA ed anche il mio tentativo con American Expres si è incagliato su un problema di credenziali), Wesabe ti permette di registrarti liberamente.

La Home è costruita per ridurre la diffidenze di chi vi si imbatte, aspetto friendly, immagini spensierate, informazioni su cos’è Wesabe e recensioni. Anche la registrazione è essenziale, pochi dati e nessuno ostacolo per poter partire immediatamente, solo successivamente una procedura guidata ti aiuta a familiarizzarti con il servizio e, al tempo stesso, a registrare le informazioni personali.


Dashboard per il risk management familiare

Il sito permette di registrare diversi account bancari in maniera tale da avere su una unica dashboard tutta la propria situazione finanziaria.

L’infrastruttura del network bancario americano rende fortunatamente possibile questa aggregazione di dati grazie a diversi standard, quali OFX, e Wesabe mette a disposizione diversi metodi di caricamento delle informazioni, a secondo del grado di confidenza nei livelli di sicurezza del servizio:
  • caricamento manuale di file,
  • attraverso applicativi desktop o plug in di Firefox
  • oppure al massimo livello delegando completamente Wesabe alla sincronizzazione.
Non manca il caricamento di singole transazioni da interfaccia attraverso twitter o email. L’obiettivo è quello di offrire all’utente la possibilità di registrare le spese nel momento stesso in cui vengono fatte per non perderne traccia.


Funzionalità moderne al passo con la nostra attitudine all'uso del web

Ma è il resto che fa la differenza, posso taggare spese ed incassi per ricondurli a categorie predefinite e quindi osservarne l’andamento, posso definire degli obiettivi di spesa e contestualizzarli rispetto ai tag definiti, per capire il livello di risparmio ottenuto rispetto ad obiettivi prefissati.

Una dashboard piena di grafici e progress bar mi aiuta a valutare la mia propensione alla spesa, la mia situazione finanziaria complessiva, mentre sono in arrivo anche l’integrazione con gli impegni a venire, per fare misurazioni e valutazioni sul futuro.


Ajax per l'interazione ed il Real Time

Il tutto è corredato da un uso intensivo di Ajax per l’auto-completamento dei campi di ricerca (come la funzione per individuare il merchant con cui ho sostenuto la spesa), l’aggiornamento in real time di grafici e tabelle di riepilogo, la presenza di tips e tabelle informative di dettaglio, visibili al passaggio del mouse su grafici e torte.

Tecnologicamente poi le funzionalità sono completate dai widget disponibili per Iphone.

Social Banking and Networking

Da un punto di vista “social” invece Wesabe prevede buona parte del campionario disponibile, blog, gruppi di discussione e l’immancabile Twitter, ma la sua vera particolarità è di creare statistiche dai dati degli utenti anonimizzati, per confrontare le proprie abitudini di spesa con gli altri utenti del network .

Monday, November 23, 2009

Guerre stellari episodio 4: la Frattura Globale Totale!! Murdoch vs. Google vs. Microsoft vs. Apple vs. Nokia etc. etc...

Caccamo mi scuserà se gli ho rubato un termine, ma qui c'è qualcosa di elettrico nell'aria...

Tutti i big dell'era digitale sembrano presi da un sussulto di iperattività... non passa giorno senza una novità importante o senza un intervento polemico. Si aggiunga a ciò che sono implosi quei confini commerciali che avevano caratterizzato la competition negli scorsi anni. Prima chi faceva sistemi operativi era in concorrenza con gli altri produttori di analoghi sistemi, che faceva tecnologia non si occupava di contenuti e chi gestiva il mobile aveva solo il problema degli SMS. Anni fa la Microsoft era concentrata soprattutto sul suo Windows ed i pacchetti di office automation, fingeva di ignorare Internet (salvo poi ricredersi), Apple, la rivale di sempre, era relegata ad essere amatissima, ma un pubblico relativamente ristretto (l’opposto dell’odiato rivale), Google macinava il raddoppio di fatturato ogni 18 mesi intorno al suo motore di ricerca e la Nokia conquistava una indiscussa leadership nel suo mercato. Oggi invece si assiste al "tutti contro tutti".

Ma cosa è successo?

L’esplosione del web ha pian piano ridotto le differenze strutturali tra i diversi canali di comunicazione, i dispositivi mobili si sono avvicinati a veri computer ed i PC hanno integrato funzioni di comunicazione diversa.

La Guerra Stellare Globale.

Il risultato è stato che, saturati i propri mercati di riferimento e favoriti dalla convergenza delle tecnologie i vari attori si sono proiettati su segmenti una volta distanti ed ora contigui, anzi destinati forse a diventare un unico segmento, ma diverse sono le strategie e diversa anche la dinamicità con cui viene affrontata la sfida.


Ma andiamo con ordine, a ritroso: ho spesso parlato delle insofferenze degli editori, Murdoch in testa, nei confonti di Google in particolare ed ora la querelle si arricchisce di una nuova voce. Murdoch delesezionerebbe i propri contenuti da Google in favore di Microsoft, che ovviamente ricambierebbe con dollari in quantità. Medesima offerta fatta ad altri editori.

Google dimostra freddezza di fronte a questa evenienza, "Economically it's not a big part of how we generate revenue" ha ribadito indirettamente recentemente Matt Brittin, responsabile UK della casa americana, riferendosi ai ricavi dal servizio news o ancora più direttamente quando Google ha risposto ufficialmente a Murdoch di sentirsi libero proprio di non fare indicizzare le proprie news.

A differenza di tante battaglie vinte questa di Murdoch sembra un po' più ardua (a meno che sia un sapiente diversivo..) perchè il web ha dimostrato (fino ad ora) di essere un mondo commerciale non imbrigliabile nelle tradizionali regole e questo approccio alla fine può rischiare di di fare più danni all'australiano di quanti soldi possa portargli Microsoft, un concorrente che ancora arranca su questo versante. Anzi in questa occasione dimostra proprio di dover pagare per acquisire vantaggi strategici.

Murdoch dovrebbe trascinare nella sua battaglia tutti gli editori... tendenzialmente d'accordo ma poi si sa, un conto parlare un conto è agire.

Google invece porta la guerra in casa Microsoft (ed Apple) con il suo Chrome OS, sistema operativo legerissimo brower based. Chissà... occorrerà vedere, non tutte le iniziative di Google per uscire dal suo perimetro sono risultate vincenti.

Ma non esistono solo questi tre attori, pochi giorni fa Skype ha riacquisito la propria libertà da eBay, ma proviamo a fare un assessment delle forze in campone:


Pochi giorni fa i giornali davano spazio in home page ad una notizie con titoli tipo: “Tutti contro la "piccola" Apple,fa tendenza e i suoi conti volano”, una notizia che preoccupa alcuni perchè, al di la delle quote di mercato, gli utili disegnano un futuro di possibili investimenti in ricerca in campi ormai eterogenei. la sua strategia di diversificazione è concentrata su pochi asset, basati anche su hardaware, ed introdotti uno per volta sul mercato. L’immagine costruita è innovazione, qualità e… fashion. I MAC, Ipod ed Iphone puntano sull’effetto “cult” ed i risultati sembrano dare ragione.

Google invece spazia in campi diversi, da Android per i cellulari ma anche per PC, da Google Chrome a GoogleVoice al nuovissimo Google Wave, passando per la pletora di applicazioni destinate agli amanti del web, gli analytics, la mail etc. Solo nel campo dei social network preferisce far perno sulla propria enorme liquidità con YouTube e facendo accordi con MySpace mentre Windows sembra giocare in difesa , incappa nel passo falso di Vista ed ora confida in Windows 7 e in Bing,

ma vediamo i settori uno per uno.

Sistemi operativi

Come abbiamo appena detto Microsoft deve rincorrere la perdita di credibilità di Vista e lo fa con Windows 7, definito paradossalmente un Vista che funziona, ma al tempo stesso il MAC dota i suo lussuosi computer del nuovissimo Snow Leopard, sistema a 64 bit in grado (in base a quello che dichiarano) di risolvere problemi di compatibilità anche con singole applicazioni che possono girare solo a 32 bit!

Google nel frattempo, un po’ in sordina, porta anche su PC il suo Android, sistema basato su kernel Linux nato per il mobile ma evidentemente pensato per sostenere la competizione della convergenza dei canali di comunicazione. In attesa ovviamente che sia pronto il suo Chrome OS...

Una grande difesa per Microsoft è costituita sia dal sistema in se stesso (ancora a borda delle stra maggioranza dei PC), ma anche dalla ormai consolidata abitudine ad usare i suoi pacchetti da Word ad Excel, tanto da costringere, per una volta, la casa di Cupertino sulla difensiva, emulazioni Windows e doppie partizioni si sono rese necessarie. Open Office o le applicazioni di Google non hanno scalfito il predominio del vecchio Bill.

Mobile

Qui la guerra si fa dura… il già citato Android è un pezzo della strategia di Google, ma anche Google Voice, per ora attivo solo in USA, un numero unico che promette di offrire un unico punto di contatto per ogni utente, semplificando la possibilità di comunicare e soprattutto abbattendo i costi sfruttando il VoIP. La reazione di Apple che ha conquistato un posto preminente con il suo Iphone è stato quello di osteggiare il servizio, non certificandolo sul proprio dispositivo . Strategia, dicono i più, influenzata anche da AT&T, un partner forte di Apple, che come molte compagnie telefoniche ha reagito violentemente alla nuova iniziativa di Google. Di contro la Nokia accusa Iphone di avergli rubato una decina di brevetti.

Uao!! Sembra di sentire il sibilo dei raggi laser che viaggiano tra le galassie ed il rimbombare delle stazioni orbitali colpite!!

Ma andiamo avanti.

Serch engine

Microsoft ci riprova, ha perso in passato miseramente la battaglia dei motori di ricerca ma ora lancia Bing… per ora solo bing e non bang, ne tantomeno big bang… molte promesse di effetti speciali e mirabolanti ma i danni inferti all’avversario pochi, con fortune alterne e talvolta anche in regressione. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, fa accordi con Yahoo che per molti presagiscono preluda ad una incorporazione. Ma fa anche accordi per offrire migliori risultati con i due outsider del momento Twitter e Facebook nonchè il feeling con Murdoch di cui si è parlato in precedenza.

Contenuti e Social media

Qui è Google che va all’attacco di ITunes, oltre alle esperienze citate in precedenza, ma al tempo stesso si trova sotto attacco da parte di chi i contenuti li produce, gli editori, ed ai quali scoccia molto che i soldi finiscano soprattutto alla azienda di Mountain View. Questo però sembra solo un diversivo perché i primi sono stretti tra il costante calo che registrano soprattutto nel mondo reale (carta stampata) e l’improbabile lotta a chi porta poi in fondo traffico e revenues on line, scommettiamo che finirà con una buona fetta di soldini ?

Google rilancia con Google Wave, il celebrato prossimo servizio che promette di aggregare informazioni e conversazioni prodotti con sistemi differenti ed anche qui Google persegue una strategia “unificatrice” di contenuti, mentre sembra non avere avuto il successo atteso il suo SN Orkut, molto diffuso ma in realtà territoriali molto concentrate (Brasile) a dispetto dell’aspirazione globale del più famoso search engine del mondo.

Tuesday, November 17, 2009

Guerre Stellari 4: Il ritorno di Capitan Murdoch e lo sbarco dei Natives... la battaglia dell'informazione si sposta sempre più sul web

Il mondo si fonde e poi confonde…

I piani si intrecciano e smettono di essere paralleli, io stesso avevo cominciato questa metafora delle guerre stellari per scherzo ma più passa il tempo e più la metafora sembra rappresentare la realtà con precisione.

Mondi distanti anni luce si sono improvvisamente avvicinati e collassano in un unico spazio, ragion per cui tutti combattono contro tutti, dove una volta c’era chi faceva tecnologia, chi faceva informazione e chi intrattenimento, ora c’è una guerra globale in cui le armi sono di ogni diverso tipo, tutti combattono per il predominio e lo scettro è rappresentato, per ora, dagli investimenti pubblicitari.


Ed ecco il ritorno di capitan Murdoch

Questo signore dell’informazione aveva fiutato con lungimirante preveggenza il futuro prossimo dell’informazione e aveva messo il suo uncino su una delle prede più interessanti del primo web 2.0, ovvero MySpace, il Social Network dei creativi, arrivando alla santa alleanza con quello che oggi diventa il suo peggior nemico: il mostro divora introiti GOOGLE!

Per un periodo breve, ma lunghissimo in queste brevissime ere geologiche del web del 2000, aveva dedicato tempo ed energia ad alcuni conflitti locali come quello in Italia, contro un nemico non da poco, l’altro editore miliardario Berlusconi, ex-alleato anche lui ed ora nemico acerrimo, grazie al digitale terrestre ed alle truppe con cui aveva invaso la galassia politica ed il parlamento.

La Battaglia Italiana Austerlitz o…. Waterloo per Napoleone?

In Italia le truppe televisive combattono una guerra di retroguardia,tutta puntata su tecnologie televisive (imposte) e tagliando i ponti al nemico internet , si sottraggono i fondi che l’aiuterebbero a raggiungere livelli comparabili a quelli degli altri paesi. Eppure occorrerebbe rendersi conto che il futuro non può essere fermato , quando comincerà il fisiologico declino le truppe accampate lasceranno mestamente i palazzi da loro oggi occupati, lasciandoci purtroppo a noi solo il ritardo che stiamo accumulando nel frattempo.

Eppure basterebbe guardare i numeri per capire quale sia la realtà. In questo post alcuni dati del rapporto Eurispes oggi uscito sugli adolescenti, tra i quali si legge “Quasi nove adolescenti su dieci usano internet e il pc viene impiegato con un ampio range di attività: per scrivere testi (98%), cercare informazioni su Internet (97,5%), giocare (97,2%) e stampare (96,9%). Estremamente diffuse risultano l'abitudine di guardare filmati su You Tube (85,8%) e quella di cercare materiale per lo studio (83,2%), seguite da quella di comunicare via chat (79,9%) e di scaricare musica/film/giochi/video (76,1%). La maggioranza degli adolescenti comunica tramite posta elettronica (58,3%). Il 46,8 legge un Blog, il 45,5% gioca con videogiochi on line.”. Dati analoghi riguardano i più piccoli.

Eccoli, pian piano arrivano quelli che un paio d’anni fa Gartner definiva i “Natives”, quelli che cambieranno gli scenari dell’informazione e dei media.

Piuttosto che costruirgli un ponte di cemento costruiamogli un ponte di tecnologia, che li metta allo stesso piano dei loro coetanei occidentali (o cinesi….), prima che si trovino come le truppe italiane nella campagna di Russia, con le scarpe di cartone nel ghiaccio e la tormenta.

Ma torniamo a capitan Murdoch, che nonostante i suoi 78 anni ritorna alla guerra globale, quella sui nuovi media che stanno soppiantando la televisione. . Lui alla guerra ci va aprendo tutti i fronti a cominciare dalla battaglia con il nemico che nessun editore vorrebbe sfidare: “il Motore di Ricerca”!

La battaglia dell'informazione si confonde con quella della tecnologia

Il capitan M. toglie la polvere dalla sua astronave, scalda i motori e mentre solleva la cloche in direzione new media e fa brillare i suoi laser.

Google risponde piccato ma, conoscendo il cocciuto signorotto australiano, c’è da giurare che non sia finita qui. I suoi biografi ne parlano come un uomo caparbio, sempre impegnato (e quindi da questo motivato) nel dimostrare ai signori del business americano ed inglese di non essere da meno, di destra quanto basta, ma non spinto da motivazioni eccessivamente ideologiche,. Più da una comunione d’amorosi sensi in funzione del suo principale obiettivo: fare soldi.

Infatti la sua visione politica non gli ha impedito i cavalcare il fenomeno Blair (ma quelli di sinistra non sono troppo convinti … per come la pensava Blair, non pensano che per Murdoch sia stato tanto difficile) o di far la guerra oggi all’uomo forte della destra italiana, Silvio I da Arcore.

Era mia intenzione continuare un po’ la sintesi delle forze sul campo, descrivendo le iniziative anche degli altri attori, ma mi giro indietro e riguardando il mio post devo osservare che la sintesi non è nel mio DNA, evidentemente, e quindi rimanderò questo assessment sulle nuove battaglie del futuro ad un prossimo post su “LA GUERRA STELLARE GLOBALE”!

Thursday, November 5, 2009

REAL TIME!!!!

Questa mattina ho pubblicato un post in cui si parlava degli investimenti in Italia sulla banda larga e dei dubbi sulla loro reale disponibilità. Poche ore dopo Gianni Letta ne annuncia il congelamento! spero che non si sia scomodato per il mio post, in fondo non bisognava essere dei maghi per saperlo... :)

(povero on.Romani smentito a stretto giro!!!)

Wednesday, November 4, 2009

Web killed the Video Stars.... in Italia forse questo sarà un nuovo ostacolo sul cammino dell'innovazione e della diffusione del web.

Ricordate quella vecchia canzone dei Buggles negli anni 80 che diceva "Video killed the Radio Stars..." oggi forse potremmo cominciare a cantare "Web killed the Video Stars"... ma forse è proprio questo scenario che rappresenta un ulteriore ostacolo allo sviluppo del web in Italia, ovviamente oltre ai tradizionali ed ahimé usuali limiti infrastrutturali italiani.

Lo Iab Forum 2009 a Milano ha regalato una nuova fotografia dello stato del web, in particolare Guy Phillipson ha descritto come Inghilterra la raccolta pubblicitaria sul web ha superato per volumi quella della TV.

Non è una novità, perchè ne hanno già parlato in molti, ma è l'occasione per mettere a confronto la situazione italiana con il resto d'Europa. Solo nel 2006 leggevamo la notizia del superamento della quota della raccolta dei giornali da parte della pubblicità on line e poco dopo quella che Google UK aveva superato i ricavi di ITV, una delle televisioni commerciali britanniche. Ricordo di aver utilizzato queste due notizie in alcune presentazioni insieme ai dati relativi alla crescita esponenziale dei Social Network proprio per dare evidenza della forza del fenomeno e dei possibili risultati a cui avrebbe portato.

Eppure questi dati sembrano archeologia già oggi ma li possiamo utilizzare per cogliere le reali proporzioni della velocità e della crescita del web quale media, salvo poi ripiombare in un Evo antico quando si parla dell'Italia, tristemente fanalino di coda in Europa (tranne Malta), con un modesto +10% di crescita e per un attuale, altrettanto modesto, 7% di ricavi pubblicitari nell'on line sul totale.

Considerazioni un po' amare in questo articolo di Repubblica, sopratutto se messe in relazione con i dati contenuti proprio in questo articolo e relativi al gran numero di utenti che si informano sul web.

Altro dato desolante riguarda la distanza che ci separa dagli investimenti previsti per lo sviluppo della rete in Italia rispetto ad altri paesi europei. Alcune promesse sono state fatte dai nostri politici ma, alla luce della particolare situazione politica italiana, non sembrano essere credibili perchè, a prescindere da qualunque considerazione politica, sembra difficile che in Italia possano essere investite risorse nello sviluppo di canali di comunicazione diversi da quello televisivo e che possano nuocere proprio allo sviluppo della televisione commerciale.

Giova a questo proposito infatti ricordare lo sforzo fatto per stimolare la diffusione del digitale terrestre, con investimenti nei confronti di una tecnologia non particolarmente significativa per la modernizzazione del paese, soprattutto se comparata agli effetti (positivi!!!) che medesimi investimenti avrebbero prodotto se eventualmente indirizzati verso la diffusione della banda larga via ADSL o fibra ottica.
La giustificazione fu quella di garantire il pluralismo informativo, anche se per molti fu soprattutto la volontà di scongiurare il passaggio forzato di alcune emittenti alla trasmissione satellitare e la creazione di una alternativa al monopolio della più famosa pay per view.

Il motore dell'innovazione è rappresentato sempre ahimè dai soldi nel nostro sistema economico e sul web, come nella televisione, il maggior flusso di risorse arriva dalla pubblicità al momento, quindi più soldi conquista la pubblicità on line più sarà facile vedere nascere servizi innovativi e qualificati.

Temo quindi che di investimenti per lo sviluppo della rete per ora, ahimè, non se ne parli, un nuovo handicap nel rincorrere il livello di innovazione raggiunto dagli altri paesi.

Thursday, October 22, 2009

Guerre Stellari Episodio 3: I guadagni del cavaliere bianco....

Ho iniziato tempo fa il racconto di una particolare saga di Guerre Stellari, ovvero quella delle grandi manovre con le quali i grandi della tecnologica mondiale (Apple, Google, Microsoft etc.) si contendono la supremazia del futuro prossimo del mercato IT.

Ieri una nuova notizia è rimbalzata in tutto il mondo: Apple, nel quarto trimestre dell’anno registra un +67% dei profitti, ben oltre le previsioni. 904 milioni di dollari grazie a Mac ed Iphone, mentre sembra non essere altrettanto brillante il risultato sugli Ipod. D’altra parte è stata proprio la strategia di Apple a puntare su queste due linee, con l’uscita di Snow Leopard a 64 bit ed il battage continuo su Iphone.

Non credo che questa notizia abbia il rango di un nuovo episodio, perché in realtà si tratta soprattutto dell’effetto delle strategie studiate in precedenza, ma se è vero che le strategie sono importanti, sono poi i risultati a sancire gli esiti delle grandi manovre di queste astronavi della tecnologia.


Investire in qualità paga ancor di più in tempi di crisi

Una riflessione però ha valenza indipendentemente dal comparto, la crisi che si è abbattuta su tutto il mondo sembra aver avuto conseguenze per tutti tranne che per Apple e pochi altri, segno che la strategia della qualità paga anche (o forse di più!) in momenti di vacche magre.

Concetto questo che viene amplificato dal fatto che la qualità Steve Jobs se la fa pagare e se la fa pagare anche bene… evidentemente anche (o soprattutto?) quando i soldi diminuiscono le persone preferiscono concentrare gli investimenti su prodotti di sicura affidabilità.

Un concetto vecchissimo che però non sembra essere sufficientemente chiaro agli imprenditori nostrani e non parliamo solo di tecnologia IT, nel cui campo siamo terreno coloniale di conquista e dove la scomparsa dell’Olivetti nelle ere geologiche precedenti ha definitivamente escluso l’Italia dalla competition mondiale, ma anche in tanti altri settori la concorrenza dei prodotti dall’oriente ha solo prodotto richieste di singolari “barriere doganali” protettive.


Il cavaliere bianco e quello nero

Ma torniamo alle guerre stellari.

Dunque Apple infligge un colpo anche psicologico agli avversari, colpo pesante in una guerra che dura da decenni anche grazie al dualismo mediatico dei due uomini simbolo, Bill Gates e Steve Jobs, con il primo che sembra effettivamente uscito dai giochi ed il secondo, tenuto fuori da una malattia, che rientra quasi come un eroe buono.

D’altronde i due hanno da sempre per il pubblico l’immagine del cavaliere bianco e di quello nero, Bill monopolista che ha sempre cercato di fare pesare la forza commerciale di questa posizione, dagli escamotage per far fuori i prodotti della concorrenza (la famosa lotta dei browser) al fiero ostracismo iniziale nei confronti di Internet, a ragion veduta immaginato come un fattore in grado di erodere le posizioni raggiunte. Quella posizione fu rapidamente rivista ma a mio avviso è stato il segnale che Microsoft ha difficoltà a studiare una efficace strategia che sfrutti le opportunità offerte dal web. Ora che internet è centrale nell’evoluzione del mercato Microsoft sembra in difficoltà rispetto ai competitors e prigioniera di un business model non particolarmente aggiornato.

Non voglio prender parte alla disputa sui colori dei cavalieri, anche perchè non è facile trovarne uno senza macchia di questi tempi, vedi le accuse mosse ad Apple a riguardo delle applicazioni certificate per Iphone alla voce VOIP!


Windows vs Mac

Aggiungo solo che questo dualismo è stato spesso alimentato dalla percezione da parte degli utenti di un sistema operativo, Windows, farraginoso e pesante, contro quello del Mac efficace ed anche meno sensibile agli effetti dei virus!!!

Questo non è sempre vero e qualche buco del leopardo bianco lo testimonia ma rimane oggettiva la differenza tra i due prodotti.

Bing ancora non ha dato un contributo determinante e Microsoft dunque aspetta di vedere cosa riuscirà ad ottenere dal Windows 7 con il quale spera di superare la non entusiasmante esperienza di Vista, ma non è certo ciò un segnale di efficace diversificazione. Totalmente all’opposto Google che tra Android, ora anche su netbook, e le esperienze di Google Wave e Google Voice sperimenta vie alternative soprattutto nel campo dei canali di comunicazione unificati.

E la guerra continua....

Ma Bing, Android e Google meritano un’altra puntata e questa, direbbe Lucarelli, è tutta un'altra storia.


continua..

Thursday, September 24, 2009

La banca "verde": si comincia dalla carta alla sportello. Un approccio diverso per rendere efficienti i processi. (Parte Seconda)

AbiLab ha prodotto qualche mese fa uno studio sui costi della gestione della documentazione in banca che ho cominciato ad introdurre nel precedente post. In particolare Abilab fa una stima dei costi per sportello piuttosto accurata per le spese di conservazione (1500 eur l’anno per sportello), di gestione logistica, spedizione e ricerca, ma non da una stima altrettanto precisa per gli altri costi interni di gestione, ovvero quelli che, tra front office e back office, sono pagati dalle banche soprattutto in termini di personale, di efficienza e di competitività.

Fonte AbiLab

Un importante costo sommerso, di difficile valutazione, infatti è proprio la stima del debito di competitività che si sconta, al tempo impiegato dal personale in attività “fisiche”, va sommata la perdita di valore potenziale indotta dalla impossibilità di realizzare alcune tipologie di servizio, nei termini desiderati, o nella percezione di inefficienza da parte della clientela.

Due fattori nuovi sembrano determinare una certo cambiamento, o per lo meno un diverso orientamento, ed il primo è certamente la recente crisi economica. Questa ha spinto big e meno big a lavorare con maggiore intensità nel campo della ricerca di efficienza per migliorare, in particolar modo, il conto economico, messo a dura prova dalle tempesta finanziaria e dalla esplosione degli effetti delle speculazioni degli anni scorsi.


Più chiaro il quadro normativo

Dall’altra parte si va schiarendo il panorama normativo, che in Italia rappresenta spesso, a causa della scarsa reattività all’innovazione ed alla sua complessità intrinseca, un forte ostacolo alla modernizzazione del settore. “Le banche – nel documento si legge la dichiarazione del presidente di ABI Lab, Domenico Santececca – sono uno dei settori produttivi più legati alla carta… ... In questo quadro, le recenti evoluzioni normative introdotte dal Governo con la legge 2/2009, semplificano notevolmente le procedure di digitalizzazione e conservazione aprendo una nuova frontiera alla gestione documentale, con meno carta e più efficienza”.

Solo il 9% dei documenti esaminati da Abilab nasce già in forma digitale e questo 9% fa riferimento soprattutto a quei documenti per i quali non è richiesta la firma del cliente. Di contro i già citati incassi e pagamenti, i più diffusi allo sportello, non sono in genere gestiti in maniera digitalmente integrata e concorrono al grosso della spesa e delle inefficienze.
Fonte Abilab

Come si può affrontare la modernizzazione dei processi che coinvolgono il trattamento della carta?

Sicuramente un approccio incrementale permette di maturare la necessaria esperienza affinché si riduca sempre di più la possibilità di incorrere in errori di valutazione, che possano condurre a perseguire obiettivi che non danno completamente i risultati desiderati. Alcune applicazioni prototipali e la loro verifica sul campo possono offrire la possibilità di progettare e testare un proprio personale approccio all’innovazione nella gestione documentale, con il giusto mix tra innovazione (e quindi capacità di modificare sostanzialmente lo status quo) e conservazione, per evitare che i costi per l’introduzione dei nuovi processi oscurino i risultati ottenuti.

Più in dettaglio un progetto di questo genere richiede:
  • Assessment dei sistemi (conoscenza delle tecnologie, censimento, studio delle integrazioni)
  • Osservazione dei processi (valutazione delle performance per pertinenza e tempo)
  • Individuazione dei processi da efficientare (Concretezza, coinvolgimento, velocita’)
  • Definizione scenario progettuale di reingegnerizzazione (accettabilita’, sostenibilita’, progressivita’)
Cruciale in questo contesto l'osservazione dei processi e l'individuazione di quelli da effientare, cercando di basare il proprio metodo di valutazione su dati oggettivi quali il perseguimento di un adeguato ROI nel minore tempo possibile.