Tuesday, May 27, 2008

I Social Network e l'attività degli Head Hunter. Nasce un nuovo argomento da aggiungere al profilo professionale: la rete di contatti personale

ZeroUno ha dedicato recentemente un articolo all'utilizzo dei social network in ambito professionale ed in particolar modo nel campo della selezione delle risorse umane. Si da grande spazio ed enfasi all'uso del SN per la gestione dei contatti personali e del valore che può avere, per un individuo, la presenza di una buona rete di relazioni su network accreditati come Linkedin.

Queste riflessioni sono assolutamente condivisibili e lo testimonia il fatto che Linkedin, come ricorda l'autore, "ha registrato nel 2007 una crescita del 400% e conta circa 17 milioni di utenti registrati nel mondo (4 milioni in Europa), tra cui i dirigenti di praticamente tutte le Fortune 500 Companies".

l'Head Hunter utilizza fortemente lo scouting su questi network e la capacità di avere creato una rete solida di relazioni può diventare la discriminante tra chi utilizza la rete in maniera professionale e chi no. Una sorta di termometro della abilità di essere in linea con i tempi.

Questa visione è secondo me un po' riduttiva (mi riferisco allo situazione in generale, non all'articolo che analizza con precisione lo stato dell'arte), in quanto esistono fior di professionisti, con una profonda conoscenza di internet e delle sue dinamiche, che non amano coltivare in questa maniera la propria rete sociale, senza che ciò significhi che non abbiano un'estesa rete sociale personale e non siano al passo con i tempi. Anzi...

In definitiva uno strumento utile (ma pur sempre uno strumento!!) si sta lentamente trasformando in una moda e come tale trascina con se aspetti sostanziali, pregi solo "virtuali" e qualche difetto.

Io stesso seguo con attenzione i SN da diversi anni, da tempo ne ho individuato il trend crescente ed i possibili usi, ma non ho mai coltivato in maniera spasmodica la relazione in Rete, appassionato più a studiare i meccansismi generali, che ad usare effettivamente lo strumento. Devo ammettere però che da qualche tempo dedico anche io un po' di attenzione in più a questi aspetti, proprio in considerazione che anche "l'esposizione" della mia capacità di networking sta diventando un'indice di valutazione della mia professionalità.

Tornando però sulle limitazioni di questo approccio all'uso dei social network, ritengo che la mera trasposizione della propria agenda personale di contatti, all'interno di un social network come Linkedin, non costituisca in se un plus e non da assolutamente la misura di quanto ciascuno di noi è in grado di cogliere delle evoluzioni sociali e tecnologiche. Il reale valore da questa pratica si ha quando la Rete diventa il modo di "costruire" una rete di relazioni, ed in questo i social network ci danno grandi possibilità, infatti permettono di individuare gli obiettivi nella costruzione della nostra rete di relazioni e offrono i mezzi (i network personali ed i luoghi di discussione) per raggiungere tali obiettivi.

E' in questa attività che si può far maturare del valore aggiunto. Ci sono persone che proprio grazie ad una sagace attività sui network virtuali hanno costuito un'importante rete sociale personale "effettiva" e la sfruttano per la propria attività professionale; spero a breve di poter raccogliere la testimonanza di questo nuovo tipo di lavoratore, lo scout del social network.

Come si è detto i grandi social network offrono milioni di possibili nominativi e strumenti di discussione e contatto, attraverso i quali "agganciare" i potenziali obiettivi, ma un'altro degli aspetti secondo determinanti è la sorta di "egalitarismo" (sostanziale o apparente?) che pervade la Rete, per cui la differenza tra due persone si appiattisce e chi ha una sua presenza abituale in Rete difficilmente non risponderà ad un contatto, in maniera spesso amichevole e con il "tu". Ben sappiamo che persone, che ricoprono ruoli di alto profilo, sono invece in genere molto restii a rispondere ad una telefonata o ad una richiesta di incontro con un persona non conociuta.

L'ultima parte dell'articolo introduce anche un secondo tema che ritengo interessante e che cercherò di affrontare tra breve: quanto costa il social networking

Monday, May 19, 2008

Il successo dei social network raccontato dai numeri

In Inghilterra, secondo un indagine svolta da ComScore per il 2007, Bebo.com si è trasformata nel sito social network più visitato, con 10.6 milioni di utenti unici, + 63 per cento dall'inizio dell'anno. Segue Myspace.com, che ha goduto di un aumento del 25 per cento.

Ma, come si può osservare dalla tabella seguente, il social network che è cresciuto più velocemente nella rete in termini di utenti unici inglesi è stato Facebook.com, caratterizzato rispetto ai competitors proprio da una maggiore apertura della piattaforma e dalla disponibilità di APIFocalizzando poi sull’accesso all’informazione alcuni studi dimostrano che l’accesso all’informazione avviene sempre di più attraverso i Social Network, e in relazione al successo che questi hanno sui giovani (che Gartner definisce “natives”) è ipotizzabile che il fenomeno subisca ulteriore costante crescita mano a mano che questi utenti diventeranno percentualmente più significativi dei “migrantes”.

Gli YEA (Young Early Adopters) infatti sono particolarmente interessati a questos tipo di media. Uno studio di Pew Research dice il 60% di ragazzi in USA produce e distribuisce contenuti sul web. Gartner individua l’entrata nel mondo del lavoro di questo target di utenti quale ulteriore leva di espansione del web

Da un’indagine Nielsen in Spagna il 90% dei ragazzi che usano la rete (1.1 milioni su 1.3) la utilizzano per comunicare e concentrano, di conseguenza, gli accessi sui siti di collaborazione.

Secondo il direttore Nielsen//NetRatings in Spagna, David Sanchez, "il comportamento dei giovani nella rete è sintomo della penetrazione del Internet nelle case spagnole. È un mass-media sta sopravanzando anche la televisione o la radio in molti casi. In questa forma, il consumo del Internet tra gli adolescenti anticipa quale sarà il nuovo mix di media che avremo in avvenire: Internet sarà il principale di essi”. Esplicativa a riguardo questa tabella pubblicata già nel 2006 da Hitwise, agenzia di web competitive intelligence:

Il commentodi Bill Tance, general manager è molto esplicito:” The stats show a clear divide between the visitors to these two categories. With News sits capturing over 16% more of the 55+ crowd and 20% less than Social Networks in the 18-24 group. Perhaps as adoption of social networking becomes more mainstream, we'll see this gap narrow in the future

Questa crescita è infine ratificata anche dall’aspetto economico legato alla crescita di utenti, ovvero la crescita della pubblicità:


Impatto sui Media tradizionali

Tutto ciò ha ovviamente impatto anche sui media tradizionali. Arthur Sulzberg, editore del New York Times dichiarava nel 2007 ad Ha'aretz di ignorare se e come in futuro i giornali tradizionali produrranno ancora giornali stampati ma sicuramente intenet è un mondo meraviglioso e lui voleva essere tra i primi. Il suo giornale ha ormai più lettori on line che nella carta stampata mentre The Guardian, grazie al web, ha raccolto moltissimi lettori in USA.

La carta stampata subisce una lenta erosione negli anni dovuta già prima del web dalla forza di TV e radio. negli stati uniti tutti i principali media della carta stampata sono in flessione ad eccezione di Usa Today.

Il fenomeno è globale, ma è significativo notare che alcune implicazioni locali dimostrano le relazioni tra media tradizionali e web, in un articolo su Boston.com di Carolyn Y Johnson si legge “Nationwide, average daily paid newspaper circulation declined 2.6 percent in the six months that ended Sept. 30, compared with the previous year, according to the Audit Bureau of Circulations, an independent organization that monitors the industry. Sunday circulation dropped 3.5 percent nationwide during the same period.”

Ma l’analisi contenuta nel medesimo articolo traccia un ritratto delle potenzialità del web :” "It's scary because it's a fairly rapid descent, in an area where declining circulation has now come to be something we live with," said Stephen Burgard, director of Northeastern University's School of Journalism. Boston has suffered more than other markets, he said, because of its large number of Web-savvy readers with high-speed Internet access"

D’altra parte il successo di un media è essenzialmente misurabile in relazione alla raccolta pubblicitaria, televisione e giornali sono ancora largamente i settori che la fanno da padrone, ma le percentuali di crescita per il periodo 2006/2007 indicano con chiarezza un trend.

Crescita della raccolta pubblicitaria 3,1
televisione 1,2
stampa 3,0
quotidiani 3,3
locali 5,1
periodici 2,5
Radio 8,0
internet 42,7
affissioni 1,9
cinema -8,4
(Nielsen Media Research)

La tendenza è generalizzata, già l’anno scorso Google UK raccoglieva più pubblicità di alcuni canali televisivi nazionali, avendo raggiunto una media di 21,5 visitatori medi al mese contro i 14,7 di MSN e 14,5 di eBay. Per tempo di collegamento invece Second Life, senpre in UK colleziona 13 h e 18 mins medi per visitatore.
In Italia Blogger (5,5 milioni, +30% in dicembre rispetto a novembre), piattaforma di blogging free è dopo YouTube il sito che nell’ultimo anno ha visto maggiormente aumentare la propria utenza (quasi triplicata) (fonte Nielsen//Netratings)

In America Newspaper Association of America (NAA) ha reso noto che la raccolta pubblicitaria della carta stampata è scesa del 9% mentre la pubblicità online costituisce oramai il 7,1% del totale delle spese dell'intero settore pubblicitario relativo ai quotidiani, percentuale in costante crescita e che ha visto il suo valore passare dal 5,4% registrato nel terzo trimestre del 2006, al 7% del secondo trimestre 2007

Wednesday, May 7, 2008

Il mondo dei Social Network: sintetica rassegna dello stato dell'arte.

Come abbiamo detto spesso sono nati e cresciuti in brevissimo tempo moltissimi Social Network, a tal punto che c’è da chiedersi:

-Questa proliferazione non restringe i margini per la nascita di nuove esperienze?
-L’elevato numero di SN può sortire un effetto di rigetto negli utenti?

La risposta può essere positiva in entrambi i casi, dipenderà dall'evoluzione del mercato, ma ciò non significa in ogni caso che nuovi netwtwork non siano destinati al successo. Occorre però conoscere lo stato dell'arte.

Infatti. come diceva il celebre comandante cinese SUN TZU, è proprio la conoscenza del “terreno” che determina le condizioni di successo. Nel suo famoso manuale della guerra, diventato un testo di riferimento per manager, Sun Tzu dice che è nella comprensione delle debolezze altrui che matura una vittoria, e le debolezze vanno ricercate spesso, paradossalmente, proprio nei punti di forza, ovvero in quegli asset che riteniamo essere vantaggi e che quindi si tende a non abbandonare.

Di seguito ho riportato una breve e parziale schematizzazione di alcune implementazioni del social networking, in quanto sono tantissime quelle attualmente disponibili:

MySpace e YouTube
Sono due servizi generalisti dedicati soprattutto alla categoria Teens.
Consentono spazi personali relativamente personalizzabili, gruppi ed eventi blog, mail e messaggistica broadcast, sono a mio avviso un po' chiusi e non interagiscono facilmente con altri strumenti o network. L’utilizzo “sociale” è demandato agli users. Dei due MySpace è soprattutto un luogo obbligato per chi fa musica.

Linkedin
Direttamente focalizzato alla costruzione di network professionali utili allo sviluppo del business. Si fonda più degli altri sul concetto dei “sei gradi di distanza” e limita i servizi a quelli utili alla creazione della rete professionale, con opzione free e servizi a pagamento.

ASmallworld
Ha una collocazione più sociale e punta allo sviluppo delle relazioni, ma come conseguenza ne deriva il suo utilizzo in funzione di supporto al business. Rigido il criterio di ingresso e le regole di comportamento.

Newsvine
È una piattaforma per la pubblicazione di contenuti con un maggiore rigore “editoriale", un concreto esempio di citizen journalism. Coloro i quali pubblicano notizie o commenti sono in qualche modo associati ai ricavi attraverso un meccanismo di ridistribuzione, il progetto editoriale non è proprio “spontaneo” perché include giornalisti professionisti, ma questo rientra in parte, in quella figura che abbiamo definito nella teoria delle comunità di pratica come moderatore/animatore.

Facebook
Facebook è nato come piattaforma collaborativa dei college americani, ma poi successivamente si è aperta a tutti. Tra le esperienze di networking è quella ultimamente con i maggiori ritmi di crescita, grazie probabilmente anche alla disponibilità di API per integrare nuovi servizi.

StumbleUpon
Una ulteriore evoluzione sono i siti di semantic social networking ovvero quei siti che supportano gli utenti nell’utilizzo della rete. StumbleUpon è un servizio commerciale che integra il Social bookmarking, una Rete sociale e i blog. Funziona tramite una toolbar disponibile e combina la condivisione umana delle opinioni e l'apprendimento automatico delle preferenze. Mentre un utente sta navigando può esprimere un giudizio sul sito che sta navigando.

Delicious
Sito di social bookmarking che consente di condividere le proprie ricerche con altri utenti ed avere a disposizione su qualunque pc i propri indirizzi. L'utilizzo da parte degli utenti lo sta un po' trasformando in luogo di "segnalazioni".

Twitter
Ovvero cinguettio, log pubblico di brevi commenti è forse tra i più "particolari", è un modo di "essere connesso" ad altre persone ovunque ed in ogni momento, proprio attraverso messaggi sintetici.

ZZub
Questa è una esperienza particolare, come si autodefiniscono "ZZUB è una community di consumatori consapevoli, appassionati e attivi (ZZUBBERS) che amano essere informati ed informare senza intermediari, che vogliono avere un rapporto diretto con i brand, scoprire e provare nuovi prodotti e servizi"


Il panorama può essere parzialmente completato citando alcuni altri servizi, alcuni tradizionali, come l’emergente Bebo, o altri più specializzati. Da DIGG, specializzato nelle tecnologie a Flickr, dedicato alla fotografia o eCademy e Viadeo focalizzati sul business. Interessante inoltre, come sistema ulteriore di collaboration, Meebo, un’interfaccia web per i maggiori IM, basata su tecnologia Ajax sostituisce gli applicativi scaricati sul PC con un leggerissimo front end browser based.

Come ho detto all'inizio questa esposizione è molto parziale e ovviamente personale, in quanto filtrata dal mio approccio al mondo dei social network. Infatti esistono molti altri SN tra cui possiamo ancora citare in Italia e/o all'estero Friendster, Orkut, Plaxo, Netlog, OKnotizie di Alice, FaiInformazione ecc.

Tuesday, April 29, 2008

Il prezzo del comando e la solitudine del manager: intervista a Mauro Fantechi, Ceo di Par-Tec (seconda parte)

Questo post è dedicato alla seconda parte dell'intervista a Mauro Fantechi, ma vorrei fare una piccola ulteriore premessa in relazione ad un mini dibattito scaturito proprio dal precedente post, off-line, ovvero via mail con alcune persone intervenute.

Manager o imprenditore? Qual'è il punto di vista? Mauro è un imprenditore ed è, ed è stato, manager. La qualità e l'intensità delle motivazioni può essere diversa, ma in ogni caso credo che un imprenditore è manager, per definizione, ma anche un manager deve affrontare il proprio lavoro con piglio imprenditoriale. Quindi poche differenze tra i due punti di vista.


Un manager può essere amico dei suoi collaboratori? Marchionne dice che è solo nel momento delle scelte. Il compito degli amici dovrebbe essere proprio quello di non farti sentire solo.

Lavoro con professionisti e impiegati e fino a che mi sono mosso in mie iniziative e in dimensioni piccole, non credo che per loro ci sia stato un prezzo da pagare anzi. Muovendomi poi in contesti più grandi la cosa è cambiata un po’ e mi sono chiesto “perché”, molto spesso.

Partiamo da questo esempio , abbandonate le dimensioni piccole non ho mai avuto motivo di fare una 48 ore di full immersion sul lavoro, situazione che ricordo di avere affrontato con gioia trascinando i collaboratori e rimpinzandoli di pizza e dolci....


Perchè? è calato il lavoro? Tutto funziona bene e non serve?

Penso che siano cambiate due cose, la presenza di strutture gerarchiche poco inclini al “modello team” e l'effetto avuto su di me da queste strutture, che mi hanno reso meno attivo, non avevo più la voglia di capire sino al minimo dettaglio, di supportare ogni collaboratore in qualsiasi situazione. Quindi chi lavora oggi con me , fatica più di prima, è meno supportato nei suoi problemi sul lavoro, insomma succede che meno pago io e più pagano gli altri, situazione perversa.


Uhmm!! Una struttura riesce ad influenzare così i nostri comportamenti personali? Quali sono questi meccanismi perversi che ti cambiano? Un problema intrinseco alle strutture o determinato dalle persone che la compongono?

Già… non si direbbe… non lo vorresti, ma alle volte accade. I meccanismi sono semplicissimi, ritieni che sia utile adattarsi e piano piano eccedi, magari cerchi di compiacere tutti, medi troppo e anche vorresti fare bella figura….micidiale, se pur ingenua, poltiglia.

Le strutture sono una rappresentazione delle persone che le compongono, se cerchi una struttura adatta a tutti hai perso in partenza… occorre una “sana” dittatura.


Non te la prendere, ma fino ad ora non mi sembra che hai pagato un gran prezzo, conosco molte persone che senza essere ne manager, ne imprenditori, dedicano molto tempo e risorse al lavoro... e senza le soddisfazioni economiche, ne di riconoscimento del proprio ego.

Io ho scoperto che pagavo altri balzelli quasi senza accorgermene: la famiglia si è dovuta adattare alla mia vita lavorativa, i figli...pensavo fosse meglio evitarli, i rapporti rarefatti con i miei genitori, le amicizie difficili da coltivare. E tutto questo lo scopri sempre dopo, quando qualcosa ti rende evidente che non puoi più riparare. Vale quanto detto prima, EGO e successo ti soddisfano molto, ritieni più utile fare tardi al lavoro che non uscire per vedere un film o ascoltare della musica.


Sei sicuro che non si può più riparare? Io credo che sia solo il coraggio di rimettersi in gioco, cambiando tutti gli schemi precedenti. Mettendo un po’ da parte L’EGO. Ho imparato che le persone sono, in genere, molto più comprensive di quanto crediamo.

Al solito penso ad aspetti personali e ti rispondo…

Gli anni che passano, le vicissitudini personali, salute, affetti.. le persone che piano piano non vedrai più, è la vita che ti aiuta a cambiare, non cancella il tuo EGO, ma ti consente di vederlo nella giusta misura.

Le persone sono più comprensive di quanto crediamo… può essere.

Ma sicuramente (credo!) lo diverrano nel tempo, vivere è una grande e continua lezione, comprende anche il lavoro, ma non è assolutamente solo il lavoro. Nel momento in cui riesci ad osservare e riflettere su tutto quello che ti circonda cambi e cambia il tuo atteggiamento.

Dalle tue parole emerge che il “mestiere del capo” impone dei sacrifici nella gestione della propria vita e soprattutto nei rapporti con le altre persone. Questo significa allora che la gestione di amici e la gestione di collaboratori sono due piani paralleli? E' una questione sottile ma importante. Si può "saper gestire persone" in un ambito lavorativo ed al contrario "non sapere gestire i propri rapporti affettivi"... Allargando ulteriormente il concetto, la capacità di gestire la vita lavorativa prescinde dalla capacità di saper gestire la propria vita?

Ogni miglioramento della mia vita (non necessariamente economico) è stato frutto di momenti di equilibrio dei vari aspetti che mi circondavano, credo che comprendersi, conoscersi, imparare a riconoscere quando si sta sbagliando ed essere capaci di comprendere e comunicare chiaramente cosa ci si aspetta da gli altri, sia la base per qualsiasi tipo di rapporto.

I rapporti tra persone sono comunque complessi e oggi dico affascinanti…dico oggi perché è il tempo che ti aiuta a comprendere queste verità. Se sai costuire buoni rapporti, lo saprai fare sempre… …altrimenti…


Alla luce di quello che sei riuscito ad ottenere e di quello che hai dovuto lasciare per strada pensi ancora che ne valesse veramente la pena? O cambieresti qualcosa?

Per fortuna posso dire che rifarei tutto, ma vorrei rifarlo meglio…affermazione ovvia… Mi sento banale, ma vorrei avere la possibilità di rifare pensando di più, ascoltando di più e facendo più uso della testa, anziché farmi subissare da informazioni. Non puoi passare tutto il tempo a cercare di informarti per decidere… Devi decidere ed in tempi rapidi; infine vorrei essere stato molto più bravo a darmi le giuste priorità, troppe volte si focalizzano le cose semplici e brevi, per poi fare con "calma e tranquillità" quelle importanti.

Non funziona , non raggiungi mai la calma e tranquillità che desideri, quindi inverti l’ordine.



p.s. Mauro Fantechi è interessato a continuare ed ampliare la discussione sul prezzo che si paga, sotto il profilo personale, nel realizzare i propri obiettivi professionali. Chi desidera può contattarlo anche direttamente: mauro.fantechi@par-tec.it

Wednesday, April 23, 2008

Il prezzo del comando e la solitudine del manager: intervista a Mauro Fantechi, Ceo di Par-Tec

Mauro Fantechi è Ceo di Par-Tec, gruppo che si occupa di tecnologie nel mondo della Finanza e Telco.Nella sua storia personale ci alcuni successi sul mercato internazionale con Unirel Sistemi e la suite di prodotti Felis Cluster acquisita da Stonesoft, leader finlandese del mercato security e load balancing , e Lightstreamer, lo streaming Ajax con clienti in tutto il mondo e partnership prestigiose come quella con TIBco.

Il tema di questa intervista è quanto meno “particolare” e quindi rubo un po’ di spazio per una premessa da condividere con chi legge la tua intervista. Mi corre l’obbligo di dire che Mauro Fantechi è stato un mio diretto superiore, ma spero che il buon rapporto personale non mi abbia impedito realizzare un’intervista anche critica. In realtà non si tratta di una vera e propria intervista quanto il compendio di alcune discussioni, sul tema del management, fatte a colpi di e-mail e messanger.

Il titolo si ispira ad un celebre romanzo di Montalban, "La solitudine del manager" appunto, la storia di un manager che avendo scoperto le malefatte della multinazionale in cui lavora non rimane passivo, ma alla fine, isolato, viene ucciso. Niente a vedere con il caso di Mauro, ma introduce il tema che desidero sviluppare: il “prezzo” del comando. L’idea era nata leggendo un'intervista di Marchionne in che diceva che, al di la del lavoro in team, il manager è solo quando deve affrontare delle decisioni.

Antonio Juamà, il protagonista del libro, alla fine viene ucciso. Tralasciando l'esito specifico e le cause raccontate da Montalban, esiste un "prezzo" che un manager deve pagare?

Non voglio farti un'intervista facile... e quindi ti ricordo che in genere se si pensa ad un prezzo si pensa a quello pagato soprattutto da operai ed impiegati

Non so bene da quando io sia diventato o considerato un "manager" nel senso classico della parola, sicuramente da sempre sono almeno stato "manager" di me stesso.
Il prezzo.... in prima battuta mi viene in mente il mio, quello pratico: non vacanze, non tempo libero, non hobbies.. ma questo ci stà...mi è piaciuto troppo il mio lavoro, e poi non dimentichiamo che noi imprenditori/manager non siamo ne fini artigiani ne dogmatici artisti, lo si fà per soldi e per EGO (te lo assicuro) e quando ci prende qualcosa non riusciamo a fermarci.....perchè? semplice per essere i primi a dire io l'ho fatto... anche se non ci guadagni un tubo.


Particolare questa risposta, siamo abituati a pensare che la logica che muove un imprenditore sia quella ferrea del mercato, si fa solo quello che fa guadagnare.

Non so se io, con le mie azioni, sono una interpretazione letterale della parola “imprenditore”, e comunque quando ho iniziato ilo mio percorso forse non sapevo bene neanche quale fosse la definizione. Ma per quanto mi riguarda , e conosco molti miei conterranei che come me si sono mossi, riaffermo che si fa non solo per soldi ma anche per fama e riconoscimento, e aggiungo per il desiderio che tutti sappiano che lo si è fatto bene e con ragionevole rispetto degli altri. Management illuminato? No, voglia di successo e ortogonale , di cose tangibili , soldi, e cose meno tangibili ma altrettanto percepibili.


Quando parli di conterranei è perché pensi che quel che abbiamo detto sia più vero per i toscani?

.. Toscani.... potrebbe essere, ma non abbiamo l’esclusiva.


Però tornando al concetto precedente, la “solitudine” del manager ed il prezzo che paga, potrebbe far sorridere i precari o coloro che devono arrivare a fine mese con 1.300 euro. Nell’immaginario collettivo inoltre il manager che sbaglia spesso si ricolloca altrove e non paga alcun prezzo per avere lasciato a casa un po’ di lavoratori. La percezione del “costo” personale è molto diversa.

La domanda non fa una piega, ma riparto dalla mia frase .Non so bene da quando io sia diventato o considerato un "manager" . Oltre a questa affermazione vorrei aggiungere due punti , il primo è che le dimensioni di lavoro in cui mi muovo non sono grandi (al massimo circa 150 persone) e secondo, pur con tutta la modestia, vorrei dire di sentirmi anche o forse più “imprenditore” .
Da un lato la dimensione piccola mi ha sempre posto in contatto con tutti e dall’altro, essere anche padrone, con tutte le fasi economiche personali positive e negative, mi hanno sempre fatto riflettere molto , portandomi a combinare azioni manageriali con azioni personali a salvaguardia o in aiuto di persone.

Non mi sento inqadrabile nella definizione di manager secondo l’immaginario collettivo che citi, non mi sento asettico decisore.


Un’altra obiezione e poi che il prezzo che decide di pagare un manager dipende dalle proprie scelta. Diversa mente chi ha poche opportunità di emergere può solo pagare il proprio prezzo (un salario basso) senza poter scegliere.

Vero, quanto dedicarmi al lavoro è stata una mia scelta, ma quanto gestire al meglio situazioni che coinvolgevano persone è stata una imposizione della mia coscienza.
Ho avuto opportunità di scegliere il prezzo da pagare , ma ho trovato anche pesanti fardelli da cui non potevo sottrarmi. Essere impenditore e che come dici tu “manager” mi ha dato opportunità e rischi in prima persona.


( la seconda parte dell'intervista....)

p.s. Mauro Fantechi è interessato a continuare ed ampliare la discussione sul prezzo che si paga, sotto il profilo personale, nel realizzare i propri obiettivi professionali. Chi desidera può contattarlo anche direttamente: mauro.fantechi@par-tec.it

Monday, April 21, 2008

La libertà di accesso all'informazione ed alle relazioni per i dipendenti giova all'azienda:dati della Online Publishers Association

Osservando i modelli di collaborazione, adottabili all'interno di un contesto aziendale, abbiamo potuto verificare una sorta di flusso di ritorno che, partito proprio dal mondo aziendale, vi ha poi fatto ritorno grazie all'affermazione dei social network pubblici.

In fatti sono state proprio alcune grandi aziende ad utilizzare un modello di relazioni aperto, che ha rappresentato di fatto i primi social network non digitali. Negli ultimi anni questa teoria ha determinato il successo di questo fenomeno, legato questa volta all'uso spinto del web, quale media di comunicazione, ed è proprio questo successo a rendere evidente ai più che questo modello può essere replicato utilmente all'interno di strutture produttive.

L'applicazione di questi processi e metodologie passa però per l'accettazione di una nuova forma mentis aziendale, in cui si verifica una cessione di iniziativa e autonomia a favore della comunità dei dipendenti. Come si può osservare una trasformazione a 360 gradi di quello che è usualmente l'approccio alla disponibilità delle informazioni, soprattutto in grandi contesti.

La tendenza che ha prevalso fino ad ora è infatti quella di un forte controllo, tant'è che fino a pochissimi anni fa la disponibilità di accesso al web, per i dipendenti, era soggetta ad enormi limitazioni e in moltissimi casi era addirittura inibita. Questa mentalità era frutto della valutazione che Internet costituiva sopratutto una “distrazione” per il dipendente e che gli effetti di tale perdita di tempo non erano controllabili per dipendenti che per il loro lavoro utilizzavano un PC. Difficile distinguere se in dipendente sta lavorando o meno.

Il messaggio affermato con forza dal successo dei social network è che la capacità contributiva del singolo aumenta in funzione degli strumenti di apprendimento che gli sono messi a disposizione e della libertà che il singola ha di scegliere quello più appropriato. Ma il concetto più importante è che di questa capacità ne beneficia proprio la comunità più che il singolo.

Intervengono infatti motivazioni tali da rendere più interessante l'acquisizione della competenza e la ridistribuzione di essa in un contesto amichevole, rendendo in percentuale molto più profittevole il lavoro di ogni dipendente. Occorre osservare che il posto di lavoro diventa il luogo ideale per l'apprendimento, grazie all'adeguata disponibilità di strumenti tecnologici, e quindi tale possibilità va favorita e non contrastata.

Uno studio della Online Publishers Association (www.opa-europe.org) indica come il consumo informativo sia l’aspetto più importante della disponibilità di connettività web. Da una inchiesta condotta su coloro che utilizzano il web per motivi lavorativi sono emersi delle caratteristiche molto precise

1- internet accresce la produttività


2- le ragioni dell’accesso sono soprattutto di acquisizione di informazione


3- la conseguenza è la riduzione dell’uso di media tradizionali

Friday, April 18, 2008

Il manager solitario

Ho gia affrontato in passato il problema della "presunta solitudine" del manager e proprio in queste settimana ho avviato una scambio di email con Mauro Fantechi, Ceo di Par-Tec, proprio su questi temi.

Il quadro che ne emerge rappresenta l'altra faccia della medaglia rispetto a quello che generalmente viene percepito dai più, ovvero che anche il mestiere del manager comporta costi personali, che dobbiamo mettere in conto. L'immagine vincente di un manager di successo nasconde anche rinunce personali, che pesano sugli equilibri individuali.

Ovviamente è sempre ingeneroso parlare di un "costo" per i manager, in rapporto a chi, qui in Italia, ha visto ridurre progressivamente il proprio potere d'acquisto. Operai ed Impiegati hanno realmente pagato negli ultimi anni un costo misurabile in rinunce e sacrifici.

Però è l'occasione per soffermarsi a riflettere anche sui risvolti personali, che alcune attività implicano, e provare a capire le motivazioni di tutto ciò, e se questo prezzo, è un prezzo che in molti comunque pagherebbero.

Occorre aggiungere che la differenza fondamentale che esiste tra le due tipologie di "costo del lavoro" è nella possibilità di scelta che il manager/imprenditore ha a disposizione nel decidere se accettare l'onere derivante dal proprio impegno. Scelta ovviamente preclusa a chi, per mancanza di possibilità ed opportunità, non può scegliere di fare un mestiere diverso da quello che ha.

Mentre queste riflessioni viaggiavano asincrone sui nostri server di posta (spero di farne un compendio sintetico da pubblicare la prossima settimana), mi è arrivata una mail pubblicitaria dal titolo proprio: "la solitudine del manager".

Il servizio promosso è quello di temporary manager da affiancare all'imprenditore, e al netto dell'enfasi "markettara", che rappresentava l'imprenditore come un uomo solo, il concetto che si può astrarre è la differente percezione della realtà aziendale tra manager e dipendenti.

Spesso le persone si trovano a considerare gli effetti di scelte che non riescono a comprendere, questo determina una sfiducia nell'operato dei manager che dirigono l'azienda in cui si lavora, testimoniando, quanto meno, la scarsa capacità di leadership di questi manager.

La visione del mondo rappresentato, nella mail che vi ho citato, è fondamentalmente opposta e si legge che il lavoro del manager fa si che "molti imprenditori si lamentano di non essere compresi e poco aiutati dai propri collaboratori. O meglio, dicono di essere circondati da uno staff che non è propositivo, uno staff che non consiglia anzi, attende di essere consigliatoo".

A questo punto l'estensore della mail si pone una domanda:

"Perché questo scollamento tra imprenditore e collaboratori oggi è molto più sentito che negli anni passati? Perché avviene? "

La risposta viene individuata in quello che sembra essere diventato il male dell'ultimo decennio: "La 'solitudine' oggi è più sentita che negli anni passati perché l’impresa adesso vive cambiamenti di mercato improvvisi, dovuti alla globalizzazione dei mercati. L’impresa ha quindi necessità di agire, scegliere e decidere in tempi sempre più brevi, ma soprattutto di avere all’interno più competenze eterogenee. Oggi i mercati sono molto più complessi e caotici di 5/10 anni fa."

Il testo continua addossando almeno un po' di responsabilità all'imprenditore perchè "molto probabilmente accentrare senza delegare in passato, ha portato oggi l’imprenditore a sentirsi solo".

Dov'è quindi la verità? I collaboratori non sono all'altezza e non sono motivati, o non sono motivati perchè il manager non è stato al'altezza?

Certamente la risposta non è unica per tutte le aziende e per tutte le persone, ma ognuno avrà sicuramente la propria risposta.