Friday, June 27, 2008

GREEN.IT: la tecnologia ed il social networking al servizio della crescita sostenibile (parte seconda)

Nel post precendente abbiamo parlato del cambiamento in atto nella gestione della conoscenza aziendale vista come esperienza collaborativa e non più come processo individuale.

Questo nuovo approccio alla conoscenza è il fattore di crescita che più piace alle aziende, ma al tempo stesso le spaventa a causa della non linearità delle relazioni, che si trasformano da un modello ad albero in un grafo complesso ed in perenne evoluzione, tant’è che anche il modello stesso di relazioni diventa oggetto di studio per capire come sfruttare, al meglio, le dinamiche con le quali la conoscenza evolve. La social network analysis, un concetto non nuovo e non legato a questa innovazione tecnologica e sociale, assume ora un ruolo rilevante, come abbiamo osservato in un precedente post.

il SN comincia a diffondersi come pratica aziendale

Nonostante comunque le ovvie reticenze generate da ogni fenomeno nuovo che modifica un status quo consolidato, il successo del social networking sta attirando sempre più l’interesse di aziende che hanno strutture complesse ed articolate. Anche in Italia, nel segmento in cui lavoro, le banche, esistono realtà che investono in ricerca in questo ambito, come per esempio mi risulta faccia Intesa San Paolo, come dichiarato dai vertici della direzione IT che in più di una occasione hanno parlato delle esperienze di collaborazione legate proprio ai progetti di integrazione dei due grandi Istituti.

Viene addirittura da sorridere nel pensare che solo 2-3 anni fa la crescita tumultuosa di siti quale MySpace e YouTube venivano bollati come l’ennesima moda americana destinata ad avere un seguito limitato qui da noi, mentre in realtà si sono rivelati fenomeni sociali in grado di modificare molte nostre abitudini e anche addirittura di avere un impatto sulle organizzazioni aziendali. Oggi è tutto cambiato e sono in tanti ad indicare questo modello relazionale non solo come uno strumento per migliorare la produttività all’interno di una istituzione ma addirittura quale strumento di “crescita sotenibile”.

GREEN.IT, la tecnologia sarebbe responsabile del 2% delle emissioni

La GREEN.IT, tra i tanti slogan coniati dalle società di consulenza strategica, sembra essere una necessità sostanziale ed un punto di riferimento nei prossimi anni. La Comunità Europea, all’interno dei suoi programmi di ricerca e sviluppo ha cambiato l’esistente unità “For Environmental Risk Management” nella ICT for Sustainable Growth Unit, che si occupa di finanziare la ricerca in questo campo ed organizza eventi e conferenze sul tema come recentemente a Bruxelles il 23 e 24 Aprile scorsi sul tema "ICT for Energy Efficiency and Sustainability in urban areas".

Recentemente ad Oporto José Manuel Durão Barroso, Presidente della Commissione Europea ha dichiarato “This is our vision of Europe: a prosperous and sustainable society which has challenged climate change and globalization [..] In order to achieve these objectives, we have a coherent and ambitious strategy which guarantees sustainability, security of supply and competitiveness. The success of this strategy depends on the public and private sectors that work hard for research and technological development”. E Margot Wallström, vice-presidente per le relazioni institutionali e la comunicazione, commentando il canale Eutube promosso proprio dalla Commissione, ha affermato che “the EU can't ignore online developments - particularly the use of video sharing sites - as it's important to communicate with citizens through all available means”.

La riduzione delle emissioni si realizza attraverso diverse azioni

Concretamente la disponibilità di strumenti innovativi di comunicazione tra persone, inserite in contesti operativi dislocati in aree geografiche differenti, ne migliora l’efficienza e li abitua alla collaborazione, a patto che esista una reale cessione del controllo dell’informazione circolante da parte dei vertici, che dovrebbero stimolare ulteriormente la libera iniziativa individuale a riguardo dei contenuti e dei modi con i quali tali contenuti si diffondono.

Questo permette, per esempio, una riduzione dei trasferimenti per meeting e dei conseguenti contributi inquinanti del trasporto aereo. Per esempio un viaggio di una persona, per qualche migliaio di chilometri, rappresenta, in termini di contributo individuale, l’equivalente dell’emissione di CO2 di 10 contadini in Bangladesh in tutta la loro vita.

Come ho detto, GREEN.IT è molto di più, va dalla riduzione dei consumi indiretta, come quella citata, a quella diretta, ovvero l’ottimizzazione del consumo energetico di server e dispositivi o per la loro produzione.

L’aspetto più interessante è la maturazione della consapevolezza che sono anche gli atteggiamenti quotidiani individuali nel mondo del lavoro a determinare in meglio o in peggio i consumo collettivo e quindi il raggiungimento della “crescita sostenibile”.

[carlo bruno]

GREEN.IT: la tecnologia ed il social networking al servizio della crescita sostenibile

Con un certo piacere noto che è ormai argomento diffuso di discussione l’utilizzo di un approccio web 2.0 alla gestione dei processi aziendali, all’interno di quello che è stato definito nell’ultimo anno GREEN.IT, ovvero tecnologia “verde”.

GREEN.IT è quell’insieme di strumenti, best practice ed innovazione dei componenti che permette di utilizzare la tecnologia per produrre un risparmio nei consumi e contemporaneamente impedire che l’utilizzo della stessa tecnologia diventi un acceleratore dei consumi innescando un perverso ciclo di azione e reazione. Si va dalla costruzione di server che puntano al risparmio energetico fino alla realizzazione di software collaborativi che riducono gli spostamenti delle persone.

Qualche anno gli sforzi erano concentrati sul “telelavoro” quale mezzo per migliorare l’accesso al mondo del lavoro per alcune fasce di utenti e migliorare l’organizzazione dei costi aziendali, mentre oggi il concetto è allargato all’interna catena del valore.

Cambiamento sociale, non solo innovazione tecnologica

Tutto ciò però non è solo il frutto di innovazione e tecnologia ma anche il risultato di un cambiamento sociale in atto, spinto, paradossalmente, dai siti di networking ed entertainment di successo.

Il cambiamento è sostanziale, perché modifica l’abituale approccio alla gestione della conoscenza all’interno di una struttura Enterprise, coinvolgendo maggiormente tutte le figure professionali nei processi di formazione e distribuzione dell’informazione. Fino ad ora infatti due fattori hanno ostacolato fortemente un adeguato sharing della conoscenza: dall’alto la volontà di “controllare” la circolazione delle informazioni per prevenire la diffusione di informazione non veritiere o dannose all’azienda, ma anche dal basso, per l’incapacità (o spesso volontà) di diffondere la conoscenza individuale.

Contesto deformato: conoscenza=potere

In particolare ho vissuto esperienze lavorative nelle quali la conoscenza era considerata da alcuni “potere” e di fatto tale era, in quanto la mancata redistribuzione della conoscenza induceva atteggiamenti subordinati da chi non era detentore di tale conoscenza ed arma ti contrattazione aziendale per chi poteva fregiarsene. Queste situazioni erano, nel migliore dei casi, determinati dalla mancanza di management del team o da una sua scadente implementazione, ma anche, nei casi peggiori, da una gestione da parte dei manager in linea con la valutazione della conoscenza=potere. Un “Divide et impera” in cui è proprio la conoscenza l’elemento che permette di diversificare il trattamento delle persone, differenziandone il ruolo proprio in base alla conoscenza delle tematiche applicative ma anche delle dinamiche aziendali.

Questo atteggiamento è francamente un po’ miope e rivela la visione di chi punta al mantenimento della propria “posizione” aziendale, basata più sulla gestione del proprio potere che sul riconoscimento di risultati ottenuti, come invece sarebbe auspicabile in un contesto realmente meritocratico. Eppure è difficile ignorare i rischi ed i costi che una tale pratica introduce nei progetti. Rischi legati, per esempio, alla criticità di figure chiave ed i costi di acquisizione di conoscenza da parte di alcuni soggetti del team. Ma anche malessere all’interno del team stesso che si traduce in costo derivante da uno scadimento della produttività.

Una best practise nata in un contesto non aziendale

Il social networking ha invece dimostrato chiaramente che gli individui sono portati alla collaborazione ed al lavoro collettivo, anche quando non esiste un legame costituito da un comune obiettivo. Questo accade soprattutto quando nella comunità di utenti il rapporto tra i diversi soggetti è paritario e non influenzato da eventuali strutture gerarchiche precostituite. Si tratta di identificare un contesto “democratico” alternativo, nel quale il rapporto tra gli individui non è influenzato dalla loro posizione nella piramide aziendale.

La democrazia dell'informazione ed il valore della autorevolezza

Questo non significa che un rapporto gerarchico non esista, anzi, ma è dipendente dalla capacità del singolo di essere riconosciuto autorevole dagli altri, con l’emersione di una leadership “naturale” prodotta dal contributo che l’individuo è in grado di dare alla comunità in termini di conoscenza. La conoscenza quindi si trasforma da arma di ricatto in metodo di costruzione della propria rispettabilità, producendo una crescita complessiva della competenza di tutta la collettività ma anche uno stimolo per il singolo affinché acquisisca sempre nuova conoscenza

continua...

Tuesday, June 10, 2008

Comunicazione... di servizio

Qualcuno avrà notato che nell'ultimo periodo ho aggiornato con minore frequenza il blog ma purtroppo sono stato impegnato contemporaneamente su diversi fronti. Ora mi accingo a prendermi un paio di settimane di riposo e spero di potervi offrire qualche spunto interessante non appena rientro.

ciao
carlo

Tuesday, May 27, 2008

I Social Network e l'attività degli Head Hunter. Nasce un nuovo argomento da aggiungere al profilo professionale: la rete di contatti personale

ZeroUno ha dedicato recentemente un articolo all'utilizzo dei social network in ambito professionale ed in particolar modo nel campo della selezione delle risorse umane. Si da grande spazio ed enfasi all'uso del SN per la gestione dei contatti personali e del valore che può avere, per un individuo, la presenza di una buona rete di relazioni su network accreditati come Linkedin.

Queste riflessioni sono assolutamente condivisibili e lo testimonia il fatto che Linkedin, come ricorda l'autore, "ha registrato nel 2007 una crescita del 400% e conta circa 17 milioni di utenti registrati nel mondo (4 milioni in Europa), tra cui i dirigenti di praticamente tutte le Fortune 500 Companies".

l'Head Hunter utilizza fortemente lo scouting su questi network e la capacità di avere creato una rete solida di relazioni può diventare la discriminante tra chi utilizza la rete in maniera professionale e chi no. Una sorta di termometro della abilità di essere in linea con i tempi.

Questa visione è secondo me un po' riduttiva (mi riferisco allo situazione in generale, non all'articolo che analizza con precisione lo stato dell'arte), in quanto esistono fior di professionisti, con una profonda conoscenza di internet e delle sue dinamiche, che non amano coltivare in questa maniera la propria rete sociale, senza che ciò significhi che non abbiano un'estesa rete sociale personale e non siano al passo con i tempi. Anzi...

In definitiva uno strumento utile (ma pur sempre uno strumento!!) si sta lentamente trasformando in una moda e come tale trascina con se aspetti sostanziali, pregi solo "virtuali" e qualche difetto.

Io stesso seguo con attenzione i SN da diversi anni, da tempo ne ho individuato il trend crescente ed i possibili usi, ma non ho mai coltivato in maniera spasmodica la relazione in Rete, appassionato più a studiare i meccansismi generali, che ad usare effettivamente lo strumento. Devo ammettere però che da qualche tempo dedico anche io un po' di attenzione in più a questi aspetti, proprio in considerazione che anche "l'esposizione" della mia capacità di networking sta diventando un'indice di valutazione della mia professionalità.

Tornando però sulle limitazioni di questo approccio all'uso dei social network, ritengo che la mera trasposizione della propria agenda personale di contatti, all'interno di un social network come Linkedin, non costituisca in se un plus e non da assolutamente la misura di quanto ciascuno di noi è in grado di cogliere delle evoluzioni sociali e tecnologiche. Il reale valore da questa pratica si ha quando la Rete diventa il modo di "costruire" una rete di relazioni, ed in questo i social network ci danno grandi possibilità, infatti permettono di individuare gli obiettivi nella costruzione della nostra rete di relazioni e offrono i mezzi (i network personali ed i luoghi di discussione) per raggiungere tali obiettivi.

E' in questa attività che si può far maturare del valore aggiunto. Ci sono persone che proprio grazie ad una sagace attività sui network virtuali hanno costuito un'importante rete sociale personale "effettiva" e la sfruttano per la propria attività professionale; spero a breve di poter raccogliere la testimonanza di questo nuovo tipo di lavoratore, lo scout del social network.

Come si è detto i grandi social network offrono milioni di possibili nominativi e strumenti di discussione e contatto, attraverso i quali "agganciare" i potenziali obiettivi, ma un'altro degli aspetti secondo determinanti è la sorta di "egalitarismo" (sostanziale o apparente?) che pervade la Rete, per cui la differenza tra due persone si appiattisce e chi ha una sua presenza abituale in Rete difficilmente non risponderà ad un contatto, in maniera spesso amichevole e con il "tu". Ben sappiamo che persone, che ricoprono ruoli di alto profilo, sono invece in genere molto restii a rispondere ad una telefonata o ad una richiesta di incontro con un persona non conociuta.

L'ultima parte dell'articolo introduce anche un secondo tema che ritengo interessante e che cercherò di affrontare tra breve: quanto costa il social networking

Monday, May 19, 2008

Il successo dei social network raccontato dai numeri

In Inghilterra, secondo un indagine svolta da ComScore per il 2007, Bebo.com si è trasformata nel sito social network più visitato, con 10.6 milioni di utenti unici, + 63 per cento dall'inizio dell'anno. Segue Myspace.com, che ha goduto di un aumento del 25 per cento.

Ma, come si può osservare dalla tabella seguente, il social network che è cresciuto più velocemente nella rete in termini di utenti unici inglesi è stato Facebook.com, caratterizzato rispetto ai competitors proprio da una maggiore apertura della piattaforma e dalla disponibilità di APIFocalizzando poi sull’accesso all’informazione alcuni studi dimostrano che l’accesso all’informazione avviene sempre di più attraverso i Social Network, e in relazione al successo che questi hanno sui giovani (che Gartner definisce “natives”) è ipotizzabile che il fenomeno subisca ulteriore costante crescita mano a mano che questi utenti diventeranno percentualmente più significativi dei “migrantes”.

Gli YEA (Young Early Adopters) infatti sono particolarmente interessati a questos tipo di media. Uno studio di Pew Research dice il 60% di ragazzi in USA produce e distribuisce contenuti sul web. Gartner individua l’entrata nel mondo del lavoro di questo target di utenti quale ulteriore leva di espansione del web

Da un’indagine Nielsen in Spagna il 90% dei ragazzi che usano la rete (1.1 milioni su 1.3) la utilizzano per comunicare e concentrano, di conseguenza, gli accessi sui siti di collaborazione.

Secondo il direttore Nielsen//NetRatings in Spagna, David Sanchez, "il comportamento dei giovani nella rete è sintomo della penetrazione del Internet nelle case spagnole. È un mass-media sta sopravanzando anche la televisione o la radio in molti casi. In questa forma, il consumo del Internet tra gli adolescenti anticipa quale sarà il nuovo mix di media che avremo in avvenire: Internet sarà il principale di essi”. Esplicativa a riguardo questa tabella pubblicata già nel 2006 da Hitwise, agenzia di web competitive intelligence:

Il commentodi Bill Tance, general manager è molto esplicito:” The stats show a clear divide between the visitors to these two categories. With News sits capturing over 16% more of the 55+ crowd and 20% less than Social Networks in the 18-24 group. Perhaps as adoption of social networking becomes more mainstream, we'll see this gap narrow in the future

Questa crescita è infine ratificata anche dall’aspetto economico legato alla crescita di utenti, ovvero la crescita della pubblicità:


Impatto sui Media tradizionali

Tutto ciò ha ovviamente impatto anche sui media tradizionali. Arthur Sulzberg, editore del New York Times dichiarava nel 2007 ad Ha'aretz di ignorare se e come in futuro i giornali tradizionali produrranno ancora giornali stampati ma sicuramente intenet è un mondo meraviglioso e lui voleva essere tra i primi. Il suo giornale ha ormai più lettori on line che nella carta stampata mentre The Guardian, grazie al web, ha raccolto moltissimi lettori in USA.

La carta stampata subisce una lenta erosione negli anni dovuta già prima del web dalla forza di TV e radio. negli stati uniti tutti i principali media della carta stampata sono in flessione ad eccezione di Usa Today.

Il fenomeno è globale, ma è significativo notare che alcune implicazioni locali dimostrano le relazioni tra media tradizionali e web, in un articolo su Boston.com di Carolyn Y Johnson si legge “Nationwide, average daily paid newspaper circulation declined 2.6 percent in the six months that ended Sept. 30, compared with the previous year, according to the Audit Bureau of Circulations, an independent organization that monitors the industry. Sunday circulation dropped 3.5 percent nationwide during the same period.”

Ma l’analisi contenuta nel medesimo articolo traccia un ritratto delle potenzialità del web :” "It's scary because it's a fairly rapid descent, in an area where declining circulation has now come to be something we live with," said Stephen Burgard, director of Northeastern University's School of Journalism. Boston has suffered more than other markets, he said, because of its large number of Web-savvy readers with high-speed Internet access"

D’altra parte il successo di un media è essenzialmente misurabile in relazione alla raccolta pubblicitaria, televisione e giornali sono ancora largamente i settori che la fanno da padrone, ma le percentuali di crescita per il periodo 2006/2007 indicano con chiarezza un trend.

Crescita della raccolta pubblicitaria 3,1
televisione 1,2
stampa 3,0
quotidiani 3,3
locali 5,1
periodici 2,5
Radio 8,0
internet 42,7
affissioni 1,9
cinema -8,4
(Nielsen Media Research)

La tendenza è generalizzata, già l’anno scorso Google UK raccoglieva più pubblicità di alcuni canali televisivi nazionali, avendo raggiunto una media di 21,5 visitatori medi al mese contro i 14,7 di MSN e 14,5 di eBay. Per tempo di collegamento invece Second Life, senpre in UK colleziona 13 h e 18 mins medi per visitatore.
In Italia Blogger (5,5 milioni, +30% in dicembre rispetto a novembre), piattaforma di blogging free è dopo YouTube il sito che nell’ultimo anno ha visto maggiormente aumentare la propria utenza (quasi triplicata) (fonte Nielsen//Netratings)

In America Newspaper Association of America (NAA) ha reso noto che la raccolta pubblicitaria della carta stampata è scesa del 9% mentre la pubblicità online costituisce oramai il 7,1% del totale delle spese dell'intero settore pubblicitario relativo ai quotidiani, percentuale in costante crescita e che ha visto il suo valore passare dal 5,4% registrato nel terzo trimestre del 2006, al 7% del secondo trimestre 2007

Wednesday, May 7, 2008

Il mondo dei Social Network: sintetica rassegna dello stato dell'arte.

Come abbiamo detto spesso sono nati e cresciuti in brevissimo tempo moltissimi Social Network, a tal punto che c’è da chiedersi:

-Questa proliferazione non restringe i margini per la nascita di nuove esperienze?
-L’elevato numero di SN può sortire un effetto di rigetto negli utenti?

La risposta può essere positiva in entrambi i casi, dipenderà dall'evoluzione del mercato, ma ciò non significa in ogni caso che nuovi netwtwork non siano destinati al successo. Occorre però conoscere lo stato dell'arte.

Infatti. come diceva il celebre comandante cinese SUN TZU, è proprio la conoscenza del “terreno” che determina le condizioni di successo. Nel suo famoso manuale della guerra, diventato un testo di riferimento per manager, Sun Tzu dice che è nella comprensione delle debolezze altrui che matura una vittoria, e le debolezze vanno ricercate spesso, paradossalmente, proprio nei punti di forza, ovvero in quegli asset che riteniamo essere vantaggi e che quindi si tende a non abbandonare.

Di seguito ho riportato una breve e parziale schematizzazione di alcune implementazioni del social networking, in quanto sono tantissime quelle attualmente disponibili:

MySpace e YouTube
Sono due servizi generalisti dedicati soprattutto alla categoria Teens.
Consentono spazi personali relativamente personalizzabili, gruppi ed eventi blog, mail e messaggistica broadcast, sono a mio avviso un po' chiusi e non interagiscono facilmente con altri strumenti o network. L’utilizzo “sociale” è demandato agli users. Dei due MySpace è soprattutto un luogo obbligato per chi fa musica.

Linkedin
Direttamente focalizzato alla costruzione di network professionali utili allo sviluppo del business. Si fonda più degli altri sul concetto dei “sei gradi di distanza” e limita i servizi a quelli utili alla creazione della rete professionale, con opzione free e servizi a pagamento.

ASmallworld
Ha una collocazione più sociale e punta allo sviluppo delle relazioni, ma come conseguenza ne deriva il suo utilizzo in funzione di supporto al business. Rigido il criterio di ingresso e le regole di comportamento.

Newsvine
È una piattaforma per la pubblicazione di contenuti con un maggiore rigore “editoriale", un concreto esempio di citizen journalism. Coloro i quali pubblicano notizie o commenti sono in qualche modo associati ai ricavi attraverso un meccanismo di ridistribuzione, il progetto editoriale non è proprio “spontaneo” perché include giornalisti professionisti, ma questo rientra in parte, in quella figura che abbiamo definito nella teoria delle comunità di pratica come moderatore/animatore.

Facebook
Facebook è nato come piattaforma collaborativa dei college americani, ma poi successivamente si è aperta a tutti. Tra le esperienze di networking è quella ultimamente con i maggiori ritmi di crescita, grazie probabilmente anche alla disponibilità di API per integrare nuovi servizi.

StumbleUpon
Una ulteriore evoluzione sono i siti di semantic social networking ovvero quei siti che supportano gli utenti nell’utilizzo della rete. StumbleUpon è un servizio commerciale che integra il Social bookmarking, una Rete sociale e i blog. Funziona tramite una toolbar disponibile e combina la condivisione umana delle opinioni e l'apprendimento automatico delle preferenze. Mentre un utente sta navigando può esprimere un giudizio sul sito che sta navigando.

Delicious
Sito di social bookmarking che consente di condividere le proprie ricerche con altri utenti ed avere a disposizione su qualunque pc i propri indirizzi. L'utilizzo da parte degli utenti lo sta un po' trasformando in luogo di "segnalazioni".

Twitter
Ovvero cinguettio, log pubblico di brevi commenti è forse tra i più "particolari", è un modo di "essere connesso" ad altre persone ovunque ed in ogni momento, proprio attraverso messaggi sintetici.

ZZub
Questa è una esperienza particolare, come si autodefiniscono "ZZUB è una community di consumatori consapevoli, appassionati e attivi (ZZUBBERS) che amano essere informati ed informare senza intermediari, che vogliono avere un rapporto diretto con i brand, scoprire e provare nuovi prodotti e servizi"


Il panorama può essere parzialmente completato citando alcuni altri servizi, alcuni tradizionali, come l’emergente Bebo, o altri più specializzati. Da DIGG, specializzato nelle tecnologie a Flickr, dedicato alla fotografia o eCademy e Viadeo focalizzati sul business. Interessante inoltre, come sistema ulteriore di collaboration, Meebo, un’interfaccia web per i maggiori IM, basata su tecnologia Ajax sostituisce gli applicativi scaricati sul PC con un leggerissimo front end browser based.

Come ho detto all'inizio questa esposizione è molto parziale e ovviamente personale, in quanto filtrata dal mio approccio al mondo dei social network. Infatti esistono molti altri SN tra cui possiamo ancora citare in Italia e/o all'estero Friendster, Orkut, Plaxo, Netlog, OKnotizie di Alice, FaiInformazione ecc.

Tuesday, April 29, 2008

Il prezzo del comando e la solitudine del manager: intervista a Mauro Fantechi, Ceo di Par-Tec (seconda parte)

Questo post è dedicato alla seconda parte dell'intervista a Mauro Fantechi, ma vorrei fare una piccola ulteriore premessa in relazione ad un mini dibattito scaturito proprio dal precedente post, off-line, ovvero via mail con alcune persone intervenute.

Manager o imprenditore? Qual'è il punto di vista? Mauro è un imprenditore ed è, ed è stato, manager. La qualità e l'intensità delle motivazioni può essere diversa, ma in ogni caso credo che un imprenditore è manager, per definizione, ma anche un manager deve affrontare il proprio lavoro con piglio imprenditoriale. Quindi poche differenze tra i due punti di vista.


Un manager può essere amico dei suoi collaboratori? Marchionne dice che è solo nel momento delle scelte. Il compito degli amici dovrebbe essere proprio quello di non farti sentire solo.

Lavoro con professionisti e impiegati e fino a che mi sono mosso in mie iniziative e in dimensioni piccole, non credo che per loro ci sia stato un prezzo da pagare anzi. Muovendomi poi in contesti più grandi la cosa è cambiata un po’ e mi sono chiesto “perché”, molto spesso.

Partiamo da questo esempio , abbandonate le dimensioni piccole non ho mai avuto motivo di fare una 48 ore di full immersion sul lavoro, situazione che ricordo di avere affrontato con gioia trascinando i collaboratori e rimpinzandoli di pizza e dolci....


Perchè? è calato il lavoro? Tutto funziona bene e non serve?

Penso che siano cambiate due cose, la presenza di strutture gerarchiche poco inclini al “modello team” e l'effetto avuto su di me da queste strutture, che mi hanno reso meno attivo, non avevo più la voglia di capire sino al minimo dettaglio, di supportare ogni collaboratore in qualsiasi situazione. Quindi chi lavora oggi con me , fatica più di prima, è meno supportato nei suoi problemi sul lavoro, insomma succede che meno pago io e più pagano gli altri, situazione perversa.


Uhmm!! Una struttura riesce ad influenzare così i nostri comportamenti personali? Quali sono questi meccanismi perversi che ti cambiano? Un problema intrinseco alle strutture o determinato dalle persone che la compongono?

Già… non si direbbe… non lo vorresti, ma alle volte accade. I meccanismi sono semplicissimi, ritieni che sia utile adattarsi e piano piano eccedi, magari cerchi di compiacere tutti, medi troppo e anche vorresti fare bella figura….micidiale, se pur ingenua, poltiglia.

Le strutture sono una rappresentazione delle persone che le compongono, se cerchi una struttura adatta a tutti hai perso in partenza… occorre una “sana” dittatura.


Non te la prendere, ma fino ad ora non mi sembra che hai pagato un gran prezzo, conosco molte persone che senza essere ne manager, ne imprenditori, dedicano molto tempo e risorse al lavoro... e senza le soddisfazioni economiche, ne di riconoscimento del proprio ego.

Io ho scoperto che pagavo altri balzelli quasi senza accorgermene: la famiglia si è dovuta adattare alla mia vita lavorativa, i figli...pensavo fosse meglio evitarli, i rapporti rarefatti con i miei genitori, le amicizie difficili da coltivare. E tutto questo lo scopri sempre dopo, quando qualcosa ti rende evidente che non puoi più riparare. Vale quanto detto prima, EGO e successo ti soddisfano molto, ritieni più utile fare tardi al lavoro che non uscire per vedere un film o ascoltare della musica.


Sei sicuro che non si può più riparare? Io credo che sia solo il coraggio di rimettersi in gioco, cambiando tutti gli schemi precedenti. Mettendo un po’ da parte L’EGO. Ho imparato che le persone sono, in genere, molto più comprensive di quanto crediamo.

Al solito penso ad aspetti personali e ti rispondo…

Gli anni che passano, le vicissitudini personali, salute, affetti.. le persone che piano piano non vedrai più, è la vita che ti aiuta a cambiare, non cancella il tuo EGO, ma ti consente di vederlo nella giusta misura.

Le persone sono più comprensive di quanto crediamo… può essere.

Ma sicuramente (credo!) lo diverrano nel tempo, vivere è una grande e continua lezione, comprende anche il lavoro, ma non è assolutamente solo il lavoro. Nel momento in cui riesci ad osservare e riflettere su tutto quello che ti circonda cambi e cambia il tuo atteggiamento.

Dalle tue parole emerge che il “mestiere del capo” impone dei sacrifici nella gestione della propria vita e soprattutto nei rapporti con le altre persone. Questo significa allora che la gestione di amici e la gestione di collaboratori sono due piani paralleli? E' una questione sottile ma importante. Si può "saper gestire persone" in un ambito lavorativo ed al contrario "non sapere gestire i propri rapporti affettivi"... Allargando ulteriormente il concetto, la capacità di gestire la vita lavorativa prescinde dalla capacità di saper gestire la propria vita?

Ogni miglioramento della mia vita (non necessariamente economico) è stato frutto di momenti di equilibrio dei vari aspetti che mi circondavano, credo che comprendersi, conoscersi, imparare a riconoscere quando si sta sbagliando ed essere capaci di comprendere e comunicare chiaramente cosa ci si aspetta da gli altri, sia la base per qualsiasi tipo di rapporto.

I rapporti tra persone sono comunque complessi e oggi dico affascinanti…dico oggi perché è il tempo che ti aiuta a comprendere queste verità. Se sai costuire buoni rapporti, lo saprai fare sempre… …altrimenti…


Alla luce di quello che sei riuscito ad ottenere e di quello che hai dovuto lasciare per strada pensi ancora che ne valesse veramente la pena? O cambieresti qualcosa?

Per fortuna posso dire che rifarei tutto, ma vorrei rifarlo meglio…affermazione ovvia… Mi sento banale, ma vorrei avere la possibilità di rifare pensando di più, ascoltando di più e facendo più uso della testa, anziché farmi subissare da informazioni. Non puoi passare tutto il tempo a cercare di informarti per decidere… Devi decidere ed in tempi rapidi; infine vorrei essere stato molto più bravo a darmi le giuste priorità, troppe volte si focalizzano le cose semplici e brevi, per poi fare con "calma e tranquillità" quelle importanti.

Non funziona , non raggiungi mai la calma e tranquillità che desideri, quindi inverti l’ordine.



p.s. Mauro Fantechi è interessato a continuare ed ampliare la discussione sul prezzo che si paga, sotto il profilo personale, nel realizzare i propri obiettivi professionali. Chi desidera può contattarlo anche direttamente: mauro.fantechi@par-tec.it