Wednesday, October 15, 2008

Le possibilità di marketing locale offerte dalla "Rete Globale" e dal web 2.0: un caso pratico di applicazione, una palestra (parte quarta).

paragrafi:

> premessa: scenario e strategia
> strumenti: website e social network
> strumenti: contenuti e mezzi tradizionali

> i risultati: incremento di accessi
> i risultati: richieste di informazione ed iscrizioni

Dopo i primi post sulle azioni intraprese per fare comunicazione siamo arrivati dunque ad analizzare i risultati pratici dell’attività svolta fino ad ora, anche se fa sempre un po’ effetto trattare una associazione come un’impresa con necessità di marketing. Occorre dire anche che è un approccio obbligato, come per tutte quelle organizzazioni che fanno Fund Raising e la cui ragione di esistere è costituita proprio dall’attività promozionale finalizzata alla raccolta di fondi da ridistribuire.


Parametri di riferimento

Faccio una premessa obbligata che riguarda il mondo del fitness e delle palestre: come è ovvio immaginare settembre è il periodo forse più intenso dell’anno, perché tutti rientrano dalle vacanze e sentono il bisogno di riprendere un percorso, spesso interrotto con l’approssimarsi delle vacanze.
Per questa ragione le metriche di riferimento vanno individuate in un corretto ambito temporale, riferito più al medesimo periodo dello scorso anno, che ai mesi immediatamente precedenti.

Utilizzeremo alcuni parametri, ovvero:
  • incrementi di accesso al sito,
  • numero di richieste di informazioni,
  • numero di nuove associazioni.

Per la verità un bilancio più completo andrebbe stilato a fine ottobre ma già i dati di settembre sono interessanti.

Accessi al sito

In questo caso il parametro di riferimento relativo al medesimo mese dell’anno precedente non è significativo, in quanto il sito all’epoca era stato appena pubblicato. Nei primi mesi, in cui il sito era una novità, gli accessi erano ovviamente bassi e quindi l’incremento percentuale in genere significativo, ma non per questo da considerarsi significativo. Nei mesi tra febbraio e marzo la situazione ha teso a stabilizzarsi, con un incremento medio mensile intorno al 7 %, ma con un numero di pagine lette sostanzialmente stabile, a testimoniare che dopo i primi periodi di curiosità anche da parte degli associati, il sito veniva consultato essenzialmente per le principali informazioni, quindi piuttosto brevemente dai nuovi utenti.


Accessi al sito – risultati approccio “social”

Da giugno, quando abbiamo cominciato a pubblicare video ed altri contenuti e cominciata l’attività di dissemination sul web, obbiamo osservato che
  • la crescita è salita al 23%,
  • c'è stato un incremento delle pagine viste del 15%,
  • la percentuale di rimbalzo è scesa da oltre 60 a 48%,
  • la percentuale di accessi diretti (quindi persone che già ci conoscono) è scesa dal 18-14% al 10%, a testimoniare un buon incremento di nuovi utenti attraverso i motori di ricerca ed i referring sites.

Credo che debba essere considerato un ottimo risultato anche in relazione al periodo, che visto l’approssimarsi della bella stagione non rappresenta uno dei periodi più intensi, con un calo sistematico di tutti gli indicatori (numero di associati, richieste di informazioni).


Picco di richieste

Il primo mese di riapertura (ultima settimana di agosto- ultima settimana di settembre), complice il periodo, ha registrato numeri interessanti
+164% nelle visite,
+238% per le pagine viste,
+13% il tempo medio
al 42% (in calo dal 48%) la percentuale di rimbalzo.

Da notare che in una condizione di particolare intensità, la percentuale degli utenti arrivati attraverso motori di ricerca è passata da circa a 50% a 60%, a testimoniare che Google, in particolar modo, è sempre il modo preferito dai netsurfer per cercare informazioni in rete.

La situazione, ovviamente dopo il picco delle prime settimane, tende ora a stabilizzarsi, ma ancora al momento con il doppio degli accessi rispetto al miglior risultato ottenuto fino a giugno

Il parametro di accessi al sito però, pur essendo interessante per le prospettive che offre, non è comunque sufficiente motivo di soddisfazione, nel prossimo post parleremo di quali sono gli effetti più concreti rispetto alle nostre finalità, ovvero aumentare il numero di iscritti.

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> strumenti: contenuti e mezzi tradizionali

> i risultati: incremento di accessi
> i risultati: richieste di informazione ed iscrizioni


Monday, October 13, 2008

Le possibilità di marketing locale offerte dalla "Rete Globale" e dal web 2.0: un caso pratico di applicazione, una palestra (parte terza).

Questo post è il proseguimento del racconto sulla promozione on line di una piccola palestra a Milano.

Un elemento che può apparire banale sottolineare riguarda la qualità dei contenti.

Se scelgo di utilizzare un tipo di comunicazione “bidirezionale” ho bisogno di contenuti di qualità, la possibilità di avere un feedback è ovviamente legata a ciò che si dice, anche a prescindere dal ritorno immediato che l’impegno che produrre un articolo richiede e può dare nell’immediato. Si tratta di costruire una reputazione, ma sopratutto di coinvolgere gli utenti, dando loro la percezione chiara di avere un ruolo paritetico nella relazione.

Aprendo una breve parentesi è forse questo il salto di qualità che, ancora oggi, riesce difficile fare per passare ad un modello di comunicazione “2.0”. Accettare di mettersi in discussione ed aprirsi al dialogo, anche se questo presume la possibilità di trovarsi di fronte alle critiche ed implica una cessione delle proprie prerogative di “controllo dell’informazione”. L’accettazione di questo nuovo paradigma riesce difficile tutt’ora per molte aziende abituate alla tradizionale comunicazione “push” e “broadcast”.

Abbiamo quindi cercato di alimentare il sito web anche di contenuti diversi, divulgativi, relativi sia allo sport che ad altri temi meno attinenti, abbinando questa attività redazionale con una parallela attività di pubblicazione sui siti di citizen journalism e bookmarking. Ho trovato molto interessante il riscontro in termini di accesso da siti come Wikio per esempio. E’ ovvio che abbiamo dovuto puntare su contenuti che in qualche modo potessero interessare persone diverse dai nostri associati e ancora una volta devo dire che tra i più votati dai lettori sono stati proprio i video.

La maggior parte di questi siti sono gratuiti, ma ci è sembrato necessario sottoscrivere anche piccoli abbonamenti con portali specializzati, la cui resa, in termini di contatti, è da considerarsi a consuntivo molto positiva e proficua in termini di rapporto costi/benefici.

Portali specializzati e di settore, ma non solo Web

Un po’ più impegnativo il discorso su servizi molto affermati quali per esempio le Pagine Gialle. Fino all’anno precedente l’investimento, in verità un po’ oneroso, era concentrato molto sul cartaceo, mentre ora è più sbilanciato sull’online. Come dicevo l’impegno è ben differente rispetto agli altri, ma al momento sembra ancora uno strumento molto utilizzato, sopratutto grazie alla localizzazione fine che consente, ed inoltre, grazie alla partnership con Google, sono certamente un access point preferenziale. Nei nostri contatti informativi con nuove persone abbiamo riscontrato che diversi arrivano a noi attraverso tale canale (quasi esclusivamente però la versione on line) e valuteremo nel corso dei prossimi mesi il reale rapporto costi / benefici, in base a statistiche di accesso al sito, rilevazioni sui contatti diretti e percentuali di conversione contatto/associato.

Può sembrare strano ma al momento non ho ancora testato l’efficacia dell’advertising di Google, che da molte fonti viene indicato come molto positivo, ma la necessità di far rendere al meglio il nostro limitato budget ci ha fatto propendere per partire con l’essenziale e con il testare gli strumenti fin qui adottati e i di cui risultati non erano stati valutati prima in maniera totalmente oggettiva.

Strumenti di comunicazione tradizionale

Naturalmente vista la necessità di comunicazione locale non abbiamo disdegnato mezzi più tradizionali, come volantini alle stazioni della metropolitana vicine o flyer distribuiti in locali e negozi nelle vie adiacenti. Anche il ritorno di queste iniziative è da considerarsi molto interessante come primo step di divulgazione associato all’approfondimento costituito dal website.

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Thursday, October 9, 2008

Le possibilità di marketing locale offerte dalla "Rete Globale" e dal web 2.0: un caso pratico di applicazione, una palestra (parte seconda).

Un paio di giorni fa ho iniziato questa riflessione sull’uso della rete anche nel marketing di attività con un profilo fortemente localizzato, quale una medio piccola palestra, descrivendo lo scenario complessivo e le attese. Oggi mi piacerebbe darvi un’idea dei mezzi ultizzati.


Website Istituzionale o Blog

Il primo passaggio obbligato è stata la costruzione della presenza web dell’associazione fin li mancante. Un anno fa circa, la prima valutazione che mi sono ritrovato a fare è stata quella se allestire un classico sito web o un blog. Da una parte la limitata disponibilità di tempo personale per la realizzazione, dall’altra la mancanza di una persona, in quel momento, in grado di provvedere alla gestione quotidiana di un blog, mi ha fatto propendere per la prima soluzione, utilizzando però uno schema poco rigido per i contenuti, in maniera tale da predispormi già a diventare un blog interattivo.

Il risultato è stato un sito che non è solo una vetrina di servizi ma un sito di comunicazione vera e propria, una prima bacheca virtuale di quella community che intendevamo costruire.


I social Network

Il secondo passo è stato quello di cominciare a frequentare i social network (come palestra!) ed utilizzare questi luoghi come luogo di dissemination. Naturalmente anche questo task è stato realizzato sottraendo tempo al mio tempo extra lavorativo e quindi non ancora realizzato con la dovuta continuità. Ovviamente, visto il carattere assolutamente locale dell’associazione, ho concentrato gli sforzi su SN a forte caratterizzazione “milanese” come Viadeo e Codice Internet o cercando di entrare in contatto su network internazionali, come Myspace, soprattutto (ma non solo) con persone residenti a Milano. Come ho già detto questa attività può dare sicuramente ancor più frutti, se realizzata da una persona specializzata del settore, in grado di partecipare, meglio di me, alle discussioni e soprattutto con più tempo a disposizione. Il mio obiettivo attuale è quindi di formare alcune persone, coinvolte nell’organizzazione della associazione, al fine di “coprire” meglio questi canali.

Metodologia di Comunicazione

Abbiamo poi cercato di comunicare con le modalità proprie della attuale generazione web, ovvero utilizzando molto i supporti multimediali. YouTube ci ha permesso di rendere pubblici alcuni video delle nostre attività e l’iniziativa ha riscontrato un discreto successo. In particolare i video della boxe, sfruttando probabilmente un trend positivo in atto nel fitness, hanno riscosso un notevole successo. Direi che tra gli strumenti di comunicazione con l’esterno i video si sono dimostrati i più apprezzati in assoluto.

Unico limite è la difficoltà di capire bene quanto sia localizzata la fruizione dei video, ma in ogni caso diversi riscontri sono venuti proprio da coloro che ci hanno fisicamente contattato, molti dei quali avevano visto già in cosa consistevano i corsi ed anche la personalizzazione degli stessi ha avuto il suo effetto... molti entravano in palestra e riconoscevano già l’istruttore che tiene i corsi.

Questo era ovviamente uno degli obiettivi che ci eravamo proposti, come ho detto, creare un legame che rendesse più friendly il primo approccio diretto.

Inoltre anche la crescente diffusione dei video ad un pubblico che non potrà mai frequentare i nostri corsi, per questione di distanze geografiche, deve essere visto come un effetto positivo, perché da un lato accresce, in ogni caso, la percezione della notorietà e la qualificazione del brand, mentre dall’altro favorisce ovviamente l’accesso in buona posizione nelle query dei risultati dei motori di ricerca.

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Tuesday, October 7, 2008

Le possibilità di marketing locale offerte dalla "Rete Globale" e dal web 2.0: un caso pratico di applicazione, una palestra

Il post di oggi è forse uno di quelli più strettamente connessi allo spirito del blog, visto come “diario di viaggio”. Infatti non si tratta di una analisi strutturata e completa, ma bensi del racconto di una esperienza personale.

Tra le attività con cui nell’ultimo anno occupo una parte del mio tempo libero ci sono quelle relative alla “comunicazione” di una associazione sportiva. Naturalmente la prima cosa che ho pensato di fare è stata quella di sfruttare la mia passione per il web ed i social network per sperimentare un mio personale laboratorio di marketing web, in un segmento dove la “globalità” della rete doveva essere interpretata con una connotazione molto territoriale.


Lo Scenario

Per poter spiegare bene questa esperienza è però opportuno contestualizzare il problema. L’associazione gestisce una palestra e la capacità di offrire servizi agli associati dipende dalla capacità di aumentare appunto il numero degli associati stessi. La palestra è piccola e quindi si scontra con la concorrenza di grandi catene che hanno dalla loro la possibilità di ridistribuire gli investimenti pubblicitari su più centri e di maggiori dimensioni, quindi in grado di fare politiche aggressive a riguardo dei costi e dei servizi offerti.


Target ed Elementi Differenzianti

Occorreva quindi innanzitutto identificare il nostro target di riferimento per presentare ed evidenziare adeguatamente i punti di forza della palestra, in relazione alle aspettative di tale gruppo di persone. Il nostro asset consiste essenzialmente dalla capacità di offrire un ambiente molto friendly, di garantire una assistenza costante e personalizzata da parte di istruttori qualificati. Una ambiente in cui non ci si senta disorientati e/o isolati, ovvero quella che abbiamo definito “la giusta dimensione”. E’ ovvio che queste caratteristiche possono essere vincenti nei confronti di una certa tipologia di persone, mentre è altrettanto ovvio che non ha alcun appeal con chi interpreta il fitness come praticato essenzialmente in grandi strutture.

Abbiamo poi identificato la necessità di puntare su alcuni corsi per quali ritenevamo di contare su una particolarità o qualificazione in grado di farci competere con i giganti del settore.

Abbiamo enfatizzato alcuni corsi, piuttosto che altri, partendo da quelli ormai nel DNA della palestra come Jazzercise, una disciplina che fonde elementi tratti da diversi contesti ma che, semplificando molto, è basata essenzialmente sull’aggiunta di elementi di coreografia alla pratica aerobica.

L’altro corso scelto per il lancio è stato l’allenamento di boxe, differenziandolo dalla fit-boxe, che è una contaminazione spettacolare e musicale della boxe stessa. Nel nostro caso abbiamo scelto un vero e proprio allenamento della “nobile arte”, tenuto da un boxeur, e quindi fatto tutto da fatica e sudore, utilizzando proprio queste caratteristiche come elementi distintivi.

Poi ancora Yoga e Tai Chi per i quali possiamo contare su istruttori estremamente qualificati e riconosciuti nei rispettivi campi.


La Personalizzazione della Relazione

L’elemento di differenziazione ulteriore su cui abbiamo puntato è stata la personalizzazione dei corsi e la loro identificazione con un specifico trainer, per costruire, già in fase di comunicazione, il rapporto diretto con un membro del team, quasi che non fosse il corso in quanto tale ad essere presentato, ma l’istruttore, come membro di una comunità che, chi cercherà informazioni, si ritroverà davanti quando arriverà in palestra. Sviluppare quindi fin dall’inizio l’effetto community, approfittando della possibilità di comunicazione offerta dal web, che consente quegli approfondimenti, non possibili con i tradizionali media di comunicazione.


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Monday, September 29, 2008

Il PMO ed il controllo dei rischi. Quando può risultare più conveniente chiudere un progetto

Ho pubblicato tempo fa un primo post sul PMO e desidero oggi approfondire qual’è il ruolo principale del PMO, ovvero, a mio avviso, di monitorare i rischi e ridurre gli effetti degli eventi ad essi connessi.

L’attività di normalizzazione dei processi e di ottimizzazione dell’uso delle risorse economiche, materiali ed umane hanno infatti il fine si di ottenere i migliori risultati possibili, ma sopratutto quello di evitare l’insorgere di problemi non previsti, o di assorbire l’impatto di quelli non prevedibili.

In alcuni casi l’interpretazione aziendale che si è data del ruolo del PMO è tale da associare tale struttura e/o responsabile alle scelte strategiche ma nella maggior parte dei casi la mansione assegnata è più legata ad attività operative.

Dunque, si è detto, Il PMO deve monitorare i rischi e preservare il progetto da esiti negativi indotti da eventi straordinari o meno (generati internamente e/o occorsi all’esterno), da cattiva pianificazione del programma di lavoro (o di parte di esso) o da una sua errata conduzione.

In realtà l’espressione “preservare il progetto” non è vera in assoluto in quanto, in situazioni estreme, può essere prerogativa del PMO quella di valutare se i benefici che deriveranno dal completamento delle attività possano essere resi inefficaci dall’eccessivo prolungarsi delle attività stesse o se il costo per il completamento del progetto superari il profitto che ne deriverebbe.

Una fredda analisi del rapporto costi/benefici può quindi indurre a prendere la decisione che la chiusura del progetto, prima del suo completamento, risulti più economica e/o più strategica di una sua eventuale prosecuzione. Ci si può quindi trovare di fronte alla opportunità/necessità di accettare la perdita degli investimenti fin qui realizzati, piuttosto che aggiungerne altri, mettendo cosi a repentaglio altre iniziative.

Semplificando (forse eccessivamente) si possono identificare tre macro-categorie di rischi che possono essere individuati durante l’esecuzione di un progetto :

Rischi di basso impatto: le conseguenze del concretizzarsi di un evento negativo sono considerate poco significative e/o la probabilità che esso si verifichi molto basse. In questo caso le azioni previste dal contingency plan sono ritenute idonee ad assorbirne gli effetti o addirittura, in alcuni casi, può essere considerato più economico accettare questo rischio senza mettere in piedi alcuna attività utile ad ammortizzarne gli effetti.

Rischio di eventi che modificano sostanzialmente l’andamento del progetto: il manifestarsi di una circostanza negativa comporta possibili ritardi, o aumento di costi. In questo caso la predisposizione di un piano alternativo deve essere considerato vitale ed occorre definire per tempo una strategia che limiti gli effetti di tale evenienza. Naturalmente questo comporta studiare per la medesima situazione più scenari, per verificare l’applicabilità delle diverse strategie di recovery e sopratutto il rapporto costi/benefici.

Rischi gravi: siamo nella zona “rossa” della suddetta scala. I rischi di questo tipo si riferiscono ad eventi che possono stravolgere il progetto o addirittura decretarne il fallimento.In tal caso valgono tutte le considerazioni fatte al punto precedente, ove, se possibile, tutti i piani e le valutazioni assumono un carattere di massima attenzione. In questa categoria rientrano anche tutti i casi di rischi per eventi imponderabili, come disastri fisici o di diversa natura. Abbiamo assistito in questi mesi al fallimento di alcuni colossi della finanza mondiale... per un loro fornitore questo evento poteva risultare “imponderabile” un anno fa, ma, con il passare dei mesi, il rischio ha cominciato a manifestarsi e concretizzarsi. Tra le opzioni da considerare in questi casi, come abbiamo già detto in precedenza, quella di valutare se non risulti maggiormente economico disporre la chiusura del progetto.

Friday, September 19, 2008

Quando l'argomento che interessa di più, in un blog che parla di banche e tecnologia, è l'elogio dell'ozio!

Non so bene cosa mi ha spinto a rifletterci...

Da un po’ di mesi, guardando i dati delle mie statistiche su Google Analytics, vedevo che in testa al gradimento delle persone che “incappano” nel mio sito c’è il post dedicato allElogio dell’Ozio.

Eppure ho sempre considerato che quel primo posto, nelle pagine più viste, fosse un evento incidentale, determinato da chissà quale fenomeno, il cui accadere esulava dalla mia capacità di comprensione.

L’altro giorno, come moltissimi altri giorni, il post era li, in testa alla classifica dell’ultimo mese, e grazie proprio ad un momento di tranquillità ci ho riflettuto su... “ma se è così, praticamente sempre, evidentemente non è una situazione occasionale?” (riflessione elementare Watson!). Mi sono preso la briga di verificare e così ho scoperto quello che non ero riuscito ad immaginare, ovvero che nell’ultimo anno, a parte chi “atterra” sulla mia homepage, la pagina più visitata è quella dedicata all’OZIO.

Ma come?” mi sono chiesto “con tutta la fatica che faccio per scrivere di banche, mercati mobiliari e tecnologia la mia pagina più vista è –l’elogio dell’ozio-?? “.

Ormai, preso dalla curiosità, sono andato a utilizzare i Webmaster Tools, con più attenzione, e anche li il risultato è lo stesso: la ricerca della parola “ozio” sulle pagine in italiano mi vede nono, sotto Beppe Grillo. Proprio nel post di su beppegrillo.it si tratta il medesimo tema, ovvero la forza rivoluzionaria del pensare che l’ozio non determina un’inutile perdita di tempo, ma consente di liberare le nostre migliori energie, spesso compresse dalla necessità di erogare potenza nelle nostre attività quotidiane, routinarie e poco qualificanti.

Insomma tanto sforzo per risultati modesti, quando invece è la riflessione che ci permette di stimolare le nostre più nascoste potenzialità cerebrali.

Quello che in fondo è successo a me questa mattina... un piacevole rallentamento delle attività, dopo un periodo molto intenso, mi ha fatto vedere con chiarezza qualcosa che avevo sotto gli occhi da sempre. Consiglio di leggere nel post la citazione della prefazione del libro di Tom Hodgkinson, una affermazione simpatica sulla eversività dell’ozio. Il lavoro infatti può diventare effettivamente metodo di controllo, non a caso all’ingresso dei campi nazisti si leggeva: Arbeit Macht Frei, ovvero Il lavoro rende liberi.

Se fossi un politico mi troverei già in polemica con il ministro Brunetta e la sua “guerra ai fannulloni”, ma certamente l’uso dell’ozio di cui parlo non è il “fancazzismo” istituzionalizzato di alcuni, quanto la capacità di fermarsi a riflettere per chi dedica molte energie al proprio lavoro.

In ogni caso... la riflessione che mi sono trovato a fare non è sulle ragioni dell’ozio o meno, ma su quanto questo tema interessa. Evidentemente il vortice lavorativo in cui ci sentiamo inseriti fa insorgere in molti il dubbio che qualcosa non va... allora prenderò in prestito un verso di Carboni: “ci stiamo sbagliando ragazzi...”.???

Sempre qualche giorno fa ho letto di una ricerca di Kelly Services, su insonnia e lavoro, ed i due fattori ahimè sono correlati, il 10% degli italiani soffre di insonnia, a causa del lavoro, e quindi evidentemente l’eccessiva determinazione nel lavoro provoca l’insorgere anche di una contrapposta richiesta di relax. Da questo dipende tanto interesse al tema dell’ozio?

Riflettendo sui temi usuali per questo blog qual’è l’atteggiamento più produttivo per il management di uno staff di professional? Spremerli come limoni (pratica rintracciabile in molte società di consulenza, spesso di derivazione anglosassone) oppure istituzionalizzare la “riflessione” come fa Google che, a meno a quanto dichiara, lascia i propri dipendenti liberi di avere del tempo libero da mansioni, per una certa parte del proprio orario di lavoro?

Per quanto mi riguarda la risposta è implicita nella domanda, anche se va specificato che non è un valore assoluto, ci sono momenti della nostra vita (lavorativa) in cui occorre rimboccarsi le maniche e pensare alla quantità di ciò che si produce. Poi ogni tanto occorre fermarsi a riflettere.

La reale difficoltà è capire dove è il punto di equilibrio...

Wednesday, September 17, 2008

Si inaugura la Fonte degli Angeli a San Giuliano di Puglia, speriamo che qualcuno colga il messaggio di pace in essa racchiuso











Domani 18 settembre viene inaugurata a San Giuliano di Puglia la nuova scuola Jovine. Come ricorderete, in conseguenza del terremoto che colpì il Molise, quella scuola, tragico esempio di pessima responsabilità nella costruzione di edifici pubblici, cadde, portando via con se la vita di molti bambini ed alcune insegnanti.

Perchè ne scrivo in questo blog? Perchè da allora seguo l'iniziativa dei miei amici Sabino Ventura e di Yumiko Tachimi, che girano per il mondo per sensibilizzare le persone di buona volontà affinchè si impegnino a garantire la pace e la serenità per tutti i ragazzi del mondo.

Questa iniziativa si è concretizzata nella realizzazione di una magnifica fontana, in vetro e con angeli in ceramica, montata su una struttura antisismica: la Fonte degli Angeli. Il 18 anche la fontana degli angeli, i piccoli scolari di San Giuliano, sarà inaugurata.

Purtroppo sarà anche un'occasione per la politica di avere un nuovo palcoscenico, ma speriamo almeno che sia anche un'opportunità per qualche angelo custode di poter convincere ministri ed amministratori a fare qualcosa di serio per i ragazzi e sopratttutto per la loro pace e serenità. Che le parole non rimangano, come in passato, solo parole.

E' quindi un piccolo passo che si compie nella speranza di un mondo migliore, ma è solo un nuovo punto di partenza. Sabino e Yumiko stanno infatti raccogliendo migliaia di dipinti di bambini, che danno forma alla loro idea dell'angelo custode, e molti di questi disegni sono raccolti nell'archivio on line del sito www.fontedegliangeli.org, che con alcuni amici abbiamo messo su. Molti altri potrebbero essere pubblicati e sono in attesa di essere digitalizzati.

Ovviamente l'ostacolo è la necessità di risorse economiche ed umane per portare avanti l'opera. L'energia di Sabino ha coinvolto tanti amici che, a livello personale, o coinvolgendo la propria azienda, cercano di dare una mano. Di recente l'Accademia di Comunicazione di Milano ha dedicato un laboratorio alla Fonte degli Angeli, per aiutare Sabino a trovare i mezzi di comunicazione più adatti a sfruttare in particolare le potenzialità della Rete.

Allora in bocca al lupo a Sabino... ma soprattutto... grazie!!

p.s. se qualcuno desidera aiutarci a rendere il nostro archivio degli angeli più ricco può chiedere al proprio figlio di fare un disegno di un angelo ed inviarmelo all'indirizzo email di questo blog. Lo pubblicheremo sul sito.