Wednesday, October 28, 2015

La via italiana al crowdsourcing per i beni culturali: i digital volunteers della rete del Polo dell’Audiovisivo dell’Alto Lazio

Ieri mentre partecipavo alla conferenza stampa organizzata a Viterbo dall’ITT Da Vinci per presentare i primi risultati del progetto del Polo dell’Audiovisivo mi è venuto in mente il bell’articolo di Mike Ashenfelder apparso sul blog della Libray of Congress, The Signal, il 16 settembre scorso segnalato  e tradotto per regesta.com dalla sempre attenta Antonella Pagliarulo.

Il Crowdsourcing è spesso associato solo alla “raccolta fondi” per iniziative di vario genere, in realtà è più in generale la ricerca di “risorse” per tali iniziative, quindi non solo economiche ma anche in termini di contenuti e/o di tempo e impegno per task collaborativi. In particolare l’evoluzione del web ha consentito la definizione della figura del digital volunteer che impegna il proprio tempo per realizzare un lavoro in collaborazione con altri individui mediante la rete.

Le iniziative internazionali

Non parliamo dell’Italia, non illudiamoci “ ha premesso Antonella all’elenco di istituzioni straniere che hanno utilizzato sistemi collaborativi per realizzare attività altrimenti non completabili in assenza di cospicui finanziamenti.

Nell’articolo si parla della Library of Congress, dei National Archives inglesi o del Nara. Durante la conferenza però, mentre ascoltavo gli interventi degli altri partner, quella premessa ha cominciato a rimbalzarmi nella mente come una nota stonata fino a quando, proprio ripensando al progetto, mi sono detto “ma certo, questo è un progetto di crowdsourcing per i beni culturali e - aggiungo - interamente realizzato in Italia”.

Una esperienza italiana

Il progetto è stato inizialmente finanziato dal MIUR ma l’impegno per le attività realizzate ha di gran lungo superato quello che i fondi messi a disposizione avrebbero consentito perché grazie alla convinzione dei promotori ciascuno dei soggetti coinvolti ha dedicato al progetto molto più tempo ed energie del dovuto. Questo è successo agli enti, ad associazioni e aziende coinvolte ma direi che ciò è avvenuto anche (o soprattutto?) a  livello di singoli individui, insegnanti, colleghi e tutti le altre persone coinvolte, appassionatisi alla riuscita di un progetto che mano a mano che si concretizzava piaceva sempre più a tutti noi (di seguito uno dei video catalogati).

Anche nell’impostazione il progetto è da considerarsi una iniziativa di crowdsourcing in quanto mira, inizialmente, a coinvolgere i ragazzi delle scuole nell’organizzazione, realizzazione e gestione di un progetto di raccolta della conoscenza presente sul territorio ma l'aspirazione è quella di allargare presto l'ambito progettuale. Ci sono gli strumenti per coinvolgere utenti via web, occorre solo raffinarli e renderli utilizzabili liberamente.

Non un punto di arrivo ma una punto di partenza

Anche oggi che il progetto ha concluso questa prima fase è un susseguirsi di iniziative e discussioni per individuare il modo di proseguire, allargandone il focus, proponendolo come esperienza di carattere nazionale o ampliandone i settori di intervento e funzionalità.

Non abbiamo alle spalle la riconoscibilità della Library of Congress ne la sua organizzazione ma condividiamo l’obiettivo di coinvolgere quante più persone possibile nel percorso che va dalla costruzione della conoscenza, mediante la sua organizzazione, alla sua diffusione attivando ogni opzione possibile e prima di ogni altra la nostra disponibilità a lavorare insieme.

Il progetto e i partner

Un progetto collaborativo quindi che parte dal riutilizzo di software open source, xDams (www.xdams.org), e che prevede la costruzione e il mantenimento di una banca dati archivistica su materiali audiovisivi conservati presso le scuole. Da questo archivio digitale si è partiti per la realizzazione  del portale disegnato, graficamente e tecnologicamente, dai ragazzi impegnati in uno stage anche dopo la chiusura dell’anno scolastico (www.adabox.it).

L’iniziativa è stata realizzata dall’ITT Da Vinci, dal liceo ginnasio Buratti e dall’ISIS Dalla Chiesa con la direzione scientifica di Marco d’Aureli e in collaborazione con AUCS, il Centro Diocesano di Documentazione, l’Università della Tuscia e regesta.exe (società di cui faccio parte) che ha fornito la piattaforma, la consulenza e la supervisione tecnologica con la direzione di Simone Pasquini responsabile dello sviluppo del progetto xDams O.S.

Thursday, July 31, 2014

Linked Open Data e Open Data. Il problema dell'accessibilità posto da Wired

Era un po’ che non scrivevo ma complice una forzata inattività e un articolo su Wired mi ritrovo finalmente alla console di amministrazione del mio blog. Per trasparenza dichiaro subito: lavoro per la azienda che ha collaborato a realizzare (non io personalmente) il portale dati.camera.it, quello che Wired, con una certa decisione, ha criticato attraverso il suo data & business editor Guido Romeo.

Non è mia intenzione difendere le scelte della divisione IT della Camera dei Deputati ("Purtroppo questa attenzione all’accesso e alla partecipazione dei cittadini sembra non permeare tutti gli uffici della Camera e, in particolare, gli uffici tecnici") ma il tono dell’articolo rende evidente che sulla questione degli Open Data si genera un po’ di confusione, le stesse obiezioni di Guido Romeo le avevo lette, all’uscita del portale, su un forum di “smanettoni”, segno evidente che il tema è decisamente complesso e oggettivamente oscuro ai più. Ma questo capita sempre nella fasi iniziali (iniziali?) di una tecnologia innovativa allora forse più che polemizzare con l’uno o con l’altro è utile provare a fare chiarezza, il tema più interessante (per me) è:

a cosa servono i Linked Open Data? 

Il tema di discussione posto esiste, ovvero l’accessibilità degli strumenti Open Data, ma gli argomenti di polemica sono esposti in maniera un po’ bizzarra al punto da far riflettere sul perché l’articolo abbia seguito questa costruzione. Wired è certamente un giornale che parla di tecnologia uscendo fuori dagli schemi, provando a immaginare spesso il futuro digitale in maniera visionaria. Perché scrivere allora della tecnologia Linked Data come una tecnologia sconosciuta usata da pochi?

Linked Open Data tecnologia sconosciuta????

Tim Berners Lee, anzi sir Tim Berners Lee, ha di fatto inventato il web che oggi conosciamo cercando di descrivere un approccio alla condivisione della conoscenza basato sul concetto di “Linked” e “Data” (la celebre “proposal” di 25 anni fa al CERN), il governo Britannico, all’avanguardia negli Open Data, ha finanziato l’ODI e la sua “utopia” con milioni di sterline e TBL lo hanno voluto addirittura alla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi a Londra. Le start-up finanziate infine sono una concreta testimonianza che i LOD sono si un’opportunità di trasparenza ma anche un’opportunità di business.



I Linked Data sono un'opportunità anche in Italia


L’articolo quindi è il segnale che occorrono dei chiarimenti sul tema ma su Wired (che personalmente leggo da quando non esisteva neppure la versione italiana) mi sarebbe piaciuto leggere un approfondimento su cosa sono i Linked Open Data e ancor di più  le storie delle aziende italiane che lavorano nel mondo dei linked data, i loro piani per il futuro e magari sul come sperano di internazionalizzare le loro esperienze in un segmento dell’IT in cui per fortuna l’Italia non è indietro anni luce, anche grazie alle scelte di soggetti quali la Camera dei Deputati.

Open Data => Row Data

Il modo in cui è stato affrontato il problema invece non aiuta a discutere il problema stesso, ovvero differenza tra dato pubblico, dato accessibile e dato riusabile preferendo una approccio più “sensazionalistico”. Gli Open Data sono una grande rivoluzione ma il concetto rivoluzionario non è pubblicare dati in formati semistrutturati come i CSV, l’innovazione consiste nel fatto che, in particolare da parte della Pubblica Amministrazione, si pubblichino “row data” ovvero dati grezzi che posso re-interpretare, che siano pubblicati in HTML o CSV (anche se il CSV è ovviamente meglio) in fondo fa poca differenza, mentre c’è una differenza abissale tra il pubblicare dati in modo non immediatamente riutilizzabile come CSV o dare piuttosto strumenti potenti di lettura e interpretazione.

Il giornalista di Wired cercava gli incarichi dei Deputati in un file excel, questi dati non sono dati elementari, sono già una selezione dei dati disponibili, ma allora chi decide cosa o come pubblicare? I dati tornano a essere soggetti alla mediazione del loro produttore. Smettono di essere realmente liberi.

Du gust is megl che one

Non si tratta di avere l’uno o l’altro, quanto piuttosto di avere a disposizione quanti più strumenti possibili, da quelli più facilmente accessibili a quelli più potenti

-Quale motivo può spingere un utente medio a cercare nel portale dati.camera.it informazioni che può agevolmente trovare, con strumenti user friendly nell’archivio della Camera? 
-Nessuno! 
-Avere un file excel può obiettare il giornalista coscienzioso.. 
-No! ricerco i miei dati, uso il tasto sinistro, trascino il mouse per evidenziare, un po’ di sano e robusto cut and paste e voilà il gioco è fatto, mi costruisco tutte le mie viste personalizzate senza impazzire a capire come ricavare dati da 50 fogli excel con 450 relazioni incrociate o senza imparare SPARQL e senza dover essere uno smanettone.

(p.s.perdonatemi la semplifcazione)

Se una ricerca che pubblichi i dati che mi interessano (come io desidero) non c'è probabilmente non troverò neppure un file di dati analogo e quindi avrei bisogno di costruire la mia vista. In questo mi aiutano i linked data.

Dati riusabili

Ma fin qui siamo ancora a livello di “dato pubblico” e “dato accessibile” ovvero un dato utilizzabile (anche da un utente senza una grande scolarizzazione informatica come Guido Romeo giustamente richiede) perché pubblicato e ricercabile.

Allora perché spendere tante energie per SPARQL? 

Qui finalmente parliamo di dato riusabile, di dato che posso arricchire con tutta l’informazione universale disponibile del Semantic Web, incrociandola on line, per esempio, con DBpedia e data.gov.uk. Questo dato è costruito per essere machine readable, ovvero si possono costruire applicazioni o query in grado di estrarre conoscenza implicita che l’uomo, pur interpretando il contesto meglio di un computer, non può estrarre da solo a causa della mole e della complessità delle informazioni.

LOD, il re è nudo

Chi pubblica “anche” LOD è nudo, dice agli altri fate quello che volete (e che potete) con i miei dati. Non un’alternativa ma un arricchimento. Non è roba per smanettoni o elitaria, è una possibilità in più che altrimenti non avrei.

Avremmo mai scritto che è inutile costruire pneumatici perché un uomo comune non può ripararselo mentre una ruota in legno si? La ruota di legno, il mio caro csv, lo utilizzo per ottenere certi risultati, se devo correre veloce comprerò un pneumatico e fa nulla se per utilizzarlo devo chiamare il gommista smanettone.

Certo tutti i risultati sono migliorabili e le critiche hanno proprio la funzione di stimolo ma allora le domande potrebbero anche essere:

  • chi afferma di pubblicare open data fino a che punto si è realmente spinto? 
  • Ha fatto veramente in modo che i suoi dati siano riusabili da tutti e nella maniera più completa? 
  • Come posso favorire la nascita di applicazioni che aiutano l’emersione di nuovi modi di navigare i dati anche per un utente medio (p.s. la Camera dei Deputati questa domanda se l’è posta e l’hackathon citato nell’articolo è una delle possibili risposte) ? 

Linked Data for Enterprise

L’equivoco sull’utilizzo degli Open Data finisce per nascondere quello che io ritengo essere una tra le cose più interessanti… posso rendere più efficiente un’organizzazione enterprise sfruttando i Linked Data anche solo al suo interno?

Questa è veramente una sfida innovativa, garantire all’interno di una organizzazione la completa interoperabilità dell’informazione sottraendola alla mediazione del singolo data provider, delle sue visioni particolari dei dati, sottraendola all’utilizzo di tecnologie proprietarie per garantire nel tempo il reale possesso della conoscenza all’organizzazione che la genera. Una filosofia innovativa e unica che la Camera dei Deputati ha sposato.

Può essere un modello un’organizzazione realmente open e linked? 

Wired che dici, parliamo anche di questo?

Sunday, February 23, 2014

Il progetto CDEC per i Linked Open Data dalla Shoah in Italy Ontology alla Ontologia sulle Persecuzioni


Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di partecipare a progetti che mi hanno appassionato e che mi hanno fatto sentire fortunato, perchè hanno arricchito il tempo trascorso al lavoro di stimoli positivi.

Il progetto del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) di Milano è l'ultimo di questi in ordine di tempo e l'annuncio di venerdi al convegno del W3C sulla pubblicazione della prima versione dell'ontologia sulla Shoah in Italia  ne è uno degli obiettivi più significativi.

I primi Linked Data sulla Shoah
Il progetto CDEC è molto ampio e ambizioso e prevede la costruzione di una Digital Library di documenti, fotografie e audiovisivi ma la parte più innovativa è la pubblicazione, in formato Linked Open Data, di grande parte della banca dati. Laura Brazzo di CDEC e la collega Silvia Mazzini hanno presentato il primissimo esperimento al LOD2014 e in particolare hanno raccontato la metodologia con la quale si è pervenuti alla definizione di una prima versione dell'ontologia sulla Shoah in Italia.

Quando è partita la fase relativa ai LOD abbiamo cercato esperienze simili per confrontarci con  il lavoro fatto da altri e con un po' di sorpresa abbiamo scoperto che il progetto CDEC appariva essere il primo in questo campo e ciò ha accresciuto in noi il senso di responsabilità nella realizzazione di questa fase, nonchè il piacere di prendere parte a un progetto il cui impatto internazionale era ulteriormente nobilitato dalla valenza innovativa di questa scelta.

I Linked Data sono la nuova frontiera che spinge verso il Web of Data, ovvero il web nel quale le informazioni saranno veramente riutilizzabili e "linked", ovvero interconnesse tra di loro in maniera tale da poter generare nuova conoscenza da tutto quello che verrà messo in rete con questa tecnologia. Il video che segue può essere un utile introduzione per approfondire

 

The Ontology of Shoah in Italy
la preparazione dell'ontologia non è stato un percorso ne semplice ne breve anche per la meticolosa attenzione a ogni dettaglio che gli studiosi del CDEC, Michele Sarfatti, Liliana Picciotto e Laura Brazzo che hanno dedicato nel trasmettere la loro competenza in questo lavoro. Le difficoltà sono nate spesso anche da difficoltà linguistiche che rendono più complessa la concettualizzazione semantica o la sua corretta interpretazione all'esterno.

L'ontologia è descritta in inglese ma solo per fare un esempio i termini Shoah e Holocaust sono usati con differente intensità in Europa piuttosto che nei paesi anglosassoni così come il termine sopravvissuto, "survivor", presenta differenti accezioni a seconda del paese in cui viene utilizzato.

Viceversa proprio i linked data hanno contribuito a disambiguare differenze determinate da problemi linguistici. Gli archivi del CDEC interconnessi con quelli dell'Archivio Centrale dello Stato, relativi agli ebrei stranieri internati in Italia (archivio 4 bis), hanno permesso di identificare persone con dati anagrafici differenti.
E' il caso di Huato Labi, censito negli archivi statali come Vittorio (trasposizione in italiano di Huato), ma univocamente indentificabile grazie agli altri dati anagrafini e alla relazione "Father of" Grazia Labi.

Non è solo in questo il valore della pubblicazione dei LOD perchè quando saranno disponibili tutti i dati del CDEC sarà possibile ampliare enormemente lo spettro della ricerca sul tema della persecuzione antiebraica, incrociandoli  con quelli di altre fonti che sono e saranno disponibili come i dati del fondo Direzione Generale Demografia e Razza sempre di ACS. Oltre agli 8000 deportati negli archivi del CDEC sono censiti migliaia di soccorritori e antifasciti, sono state raccolte migliaia di foto e interviste ai sopravvissuti, tutto materiale presto a disposizione.

L'architettura dell'ontologia si fonda sulle classi "person" e "persecution" che evidenziano in qualche modo anche l'approccio della ricostruzione fatta dal CDEC, ovvero la narrazione della Shoah attraverso il racconto delle persone e delle loro vicissitudini. 


L'ontologia formalizza i concetti degli arresti, dei trasferimenti nei campi di internamento o nei campi di concentramento all'estero, nonchè, purtroppo ovviamente, l'esito finale di tale persecuzione, che nella maggior parte dei casi coincide con il trasferimento all'ultimo campo di sterminio.




I passaggi, georeferenziati, sono stati minuziosamente registrati nei decenni scorsi negli archivi e i linked data offrono una modalità di accesso e navigazione, non disponibile prima, di enorme potenzialità, come rende immediatamente evidente l'utilizzo del browser open source per linked data Lodlive
Sono più di 8.000 le persone individuate i cui nomi sono già pubblicati sia nel "Libro della Shoah" di Liliana Picciotto che sul sito i www.nomidellashoa.it ma oggi la loro pubblicazione LOD offre nuove possibilità proprio grazie al completamento naturale che si otterrà con tutte le altre informazioni disponibili.

The World Shoah Ontology.. a persecution ontology
L'ontologia realizzata dal CDEC ha una propria connotazione geografica precisa (l'Italia) perchè le informazioni sono relative a persone ed eventi accaduti nel nostro Paese e anche la formalizzazione dei concetti riflette questa tipicizzazione. Ci sono tipologie di eventi che caratterizzano l'esperienza specifica di ogni nazione e questi concetti dovranno essere introdotti nell'ontologia per ampliare il dominio di osservazione

C'è quindi da augurarsi che il progetto CDEC sia da stimolo per altre istituzioni internazionali affinchè sia possibile, sempre di più, espandere la disponibilità di informazioni LOD e la formalizzazione dei concetti in una ontologia, questa volta complessiva sulla Shoah. 


Questo potrebbe essere considerato ancora un obiettivo parziale perchè la Shoah è una delle purtroppo ricorrenti persecuzioni cui sono soggetti molte popolazioni del mondo e quindi un ulteriore passaggio potrebbe essere quello di procedere con un ulteriore livello di astrazione della rappresentazione formale, favorendo nuove metodologie di studio e conservazione della conoscenza sul fenomeno più generale delle persecuzioni delle minoranze e delle migrazioni da ciò derivanti.


Il mio personale coinvolgimento 
Il tema della discriminazione e della persecuzione dei più deboli è un tema che sento particolarmente, a prescindere di chi e per che cosa sia di volta in volta nei panni della vittima, senza alcuna distinzione ne religiosa ne politica.

Le persecuzioni antiebraiche sono state uno dei momenti più drammatici della nostra storia contemporanea purtroppo non l'unico, negli stessi anni ci furono atti contro la popolazione ROM e prima e dopo, eccidi e migrazioni di interi popoli privati della terra in cui erano nati.
Il mio lavoro nel mondo dei Beni Culturali mi porta ad avere a che fare con la salvaguardia della storia e del ricordo ma in questo caso l'attività di conservazione della memoria è un atto dovuto per consentire alla prossime generazioni di riconoscere, fin dalla loro nascita, i germi della discriminazione.

Approfondire il progetto CDEC
Il progetto ha una prospettiva a 360 gradi per ottimizzare le attività del Centro al fine di  migliorare l'attività di ricerca all'interno ma anche di massimizzare la condivisione di conoscenza con l'esterno.

Non approfondirò qui il progetto nel suo complesso, realizzato con un combinato di strumenti, xDams, openDams e Lodlive, che assolvono a verticali mansioni specialistiche ma integrati tutti in un unico strumento di lavoro. Chi desidera sapere di più può leggere direttamente sul sito di xDams.org maggiori dettagli.

Thursday, February 20, 2014

Al convegno del W3C il Keynote di Diego Camarda sui Linked Open Data in Italia

Fine settimana all'insegna dei Linked Open Data: giovedi e venerdi a Roma il W3C, in collaborazione con il CNR, ha organizzato un convegno internazionale LOD2014 con la presenza di Phil Archer e sabato c'è l'International Open Data Day.

Il convegno, cominciato oggi, è ospitato dall'Archivio Centrale dello Stato a Roma e la keynote session ha visto l'intervento, dopo Phil Archer del W3C, di Diego Camarda, collega in regesta.exe e punto di riferimento dei nostri progetti LOD. E' per me una necessità di trasparenza chiarire questo aspetto ma è stato anche un motivo in più per ascoltare la sua presentazione.

L'intervento verteva sullo stato dell'arte in Italia ed è stata l'occasione per ribadire l'esigenza, per chi pubblica LOD, di predisporre un endpoint interrogabile. Il concetto, più volte ribadito, fornisce il discrimine tra i "dati aperti" e il loro effettivo utilizzo nelle forme auspicate per la costruzione del Web of Data.

L'analisi stessa è stata circoscritta a realtà che soddisfacevano questo primissimo ed essenziale requisito, nella slide che segue Diego ha definito un punto di partenza per l'osservazione dell'evoluzione dei LOD in Italia


Queste sono le realtà che nel 2012 pubblicavano LOD mediante endpoint nel 2012 mentre nella slide successiva Diego ha riassunto la sua osservazione immediatamente pre-convegno, in quanto questi giorni saranno certamente forieri di molte novità.

La prima elementare constatazione riguarda la ristrettezza del dominio di osservazione e in fondo anche la rilevazione di una limitata crescita, indice che ancora siamo in una fase "esplorativa" nei confronti del Web of Data, con un marcato (e limitato) accento istituzionale e accademico.

I LOD in Italia in numeri

Diego ha affrontato prima l'aspetto quantitativo, per conoscere quanto è stato pubblicato dopo aver scoperto da "chi". L'ha fatto alla sua maniera, esponendo dati ricavati grazie a un software sviluppato per l'occasione e che è a disposizione di tutti. I risultati sono i seguenti.

Questi dati, oltra a dare il senso della dimensione del fenomeno, cominciano a dare però anche informazioni sulla natura dello stesso e di come le realtà che pubblicano LOD trasferiscono il proprio approccio sui Linked Open Data, la natura "enciclopedica" di DBpedia o la trasposizione delle definzione degli standard di Cultura Italia.



Le due slide precedenti,con l'elaborazione delle relazioni e il rendering in un grafo, danno evidenza dei diversi approcci. 
L'analisi di Diego Camarda si è spostata poi sulle relazioni esistenti tra i vari endpont per capire il grado di potenziale interoperabilità e qui balza all'occhio come la LOD Cloud italiana sia ancora un po' povera, al punto che alcuni nodi del grafo ne appaiono di fatto staccati.

La qualità dei servizi offerti

L'ultima parte del key-note si è poi concentrata sulla qualità degli strumenti offerti e qui invece il panorama è apparentemente più confortante perchè i valori appartengono tutti alla sfera positiva, forse anche grazie all'utilizzo di tool già compliant con tali requisiti.

E' stato ribadito che il Web of Data è un obiettivo e che tale obiettivo ha come punto di riferimento essenzialmente le macchine, ovvero si cerca di trasformare i documenti in dati e concetti machine readable. L'idea, molto semplice (?!), non è in realtà ben chiara ai più, forse per la tendenza a comunicare tutto ciò come un grande passo in avanti per tutti gli utenti del web e questo genera attese di strumenti di facile consultazione

Ok humans alse are important (!)

La sostanza è (ovviamente) questa ma passa, soprattutto, per la potenziale capacità che i computer avranno di elaborare dati delocalizzatii e forniti da provider differenti. Nella reltà gli utenti saranno i beneficiari di tali elaborazioni e non direttamente della disponibilità dei raw data.
Dopo questa premessa però ci si è preoccupati anche di capire quale è comunque la distanza tra i dati in formato machine readable e un semplice netsurfer, ovvero se i soggetti che pubblicano i dati offrono almeno elementare modo di consultazione. La risposta è in questa slide che fotografa la situazioneesistente.

L'attesa per la conclusione ha lasciato poi un po' di spazio alla suspense nel sapere un eventuale giudizio di merito ma in questo caso i dati di Diego erano "classified"!!!

Diego Camarda lavora per regesta.exe e ha partecipato a tre importantissimi progetti in ambito Linked Open Data in Italia, ovvero le esperienze della Camera dei Deputati, dell'Archivio Centrale dello Stato e di Reload, finalista lo scorso anno al LodLam a Montreal. Con Silvia Mazzina e Alessandro Antonuccio ha dato vita al progetto open source Lodlive, un browser di linked data che viene utilizzato anche all'estero e in Italia da DBpedia.

Chi desidera approfondire trova qui le slide di Diego mentre domani la seconda giornata vedrà un interessante annuncio di un nuovo endpoint focalizzato su un tema di grandissimo interesse ovvero la storia delle persecuzioni antiebraiche tra il 1943 e il 1945. Il progetto realizzato da regesta per il Centro di Documentazione Ebraca Contemporanea di Milano (CDEC) è il primo, a noi conociuto, che applica il paradigma degli open data alla condivisione della conoscenza sul tema della Shoah.

P.S. Phil Archer tweets



Gli Endpoint Italiani

Archivio Centrale dello Stato http://dati.acs.beniculturali.it/sparql
Camera dei Deputati      http://dati.camera.it/sparql
CNR     http://data.cnr.it/sparql-proxy
Comune di Firenze       http://linkeddata.comune.fi.it:8080/sparql
CulturaItalia     http://dati.culturaitalia.it/sparql
DBpedia Italia    http://it.dbpedia.org/sparql
Progetto Reload     http://lod.xdams.org/sparql
Provincia Carbonia Iglesias     http://www.provincia.carboniaiglesias.it/sparql
Ragioneria Generale dello Stato      http://dwrgsweb-lb.rgs.mef.gov.it/DWRGSXL/sparql
Senato della Repubblica     http://dati.senato.it/sparql
SPCdata     http://spcdata.digitpa.gov.it:8899/sparql
 



Tuesday, August 6, 2013

6 giugno 1991 L'anniversario del Web

A contare gli anni non sembra essere possibile... come 22 anni fa non esisteva il web?
Per essere esatti esisteva già ma molto era ancora nella mente di una persona Tim Berners Lee, lui stesso però ci tiene a sottolineare come in realtà quello che lui fece pubblicamente quel 6 agosto del 1991 l'aveva già realizzato all'interno della sua rete di studiosi.

Ma cosa fece questo cinquantenne britannico di tanto sensazionale?

Pubblicò il primo sito in rete!
Tim Berners Lee è un Sir della Corona Inglese, ha avuto il privilegio di inaugurare gli ultimi Giochi Olimpici di Londra eppure il suo nome ai più dice troppo poco.
Se chiediamo in giro chi è Bill Gates ci diranno un genio dell'informatica e forse ancor di più se chiediamo dell'ormai mitico Steve Jobs. Eppure la fama di questi due manager, fondamentali (nel bene o nel male) nell'evoluzione della tecnologia dovrebbe risultare oscurata da ciò che questo signore (lui si un vero "visionario") ha immaginato nel tempo.
World Wide Web, HTML e W3C sono stati partoriti con il contributo fondamentale di Berners Lee, ovvero tutto quello che oggi è alla base dell'attuale rivoluzione digitale.
Lodlive il browser di Linked Open Data ricorda quella data con una slide e con l'enorme ragnatela di relazioni che da il peso di quanto accaduto.
Al di la della straordinarietà di quanto realizzato da TBL la vera essenza del suo lavoro è nell'approccio antitetico con cui Berners Lee si è posto difronte alle proprie innovazioni. Le ha condivise.
Non è certamente un uomo povero Tim ma ha anche rinunciato, in larga parte, a capitalizzare al massimo, e solo per se, il frutto del proprio lavoro. I colossi dell'informatica hanno vissuto sempre nella costruzione di un impero basato sul concetto di difesa della proprietà (la loro ovviamente) e sul protezionismo, spesso abusando della propria posizione dominante. Tim ha lavorato per condividere.
Oggi TBL si sta impegnando a fondo nella diffusione proprio dei linked open data, ancora una volta fa da avanguardia nella conquista della piena e vera condivisione della conoscenza.

Tuesday, May 7, 2013



Sabato 11 maggio sarà presentato il film documentario “Ritorno a Battipaglia, la città nuova”, che ho realizzato negli scorsi mesi insieme all’amico Guglielmo Francese (www.ritornoabattipaglia.it).

Battipaglia, il cui nome evoca ai più l’idea della famosa mozzarella di bufala, è una città strana, in realtà ha una storia molto particolare. E’ al centro della piana del Sele, una terra fino all’ 800 quasi interamente paludosa e infestata dalla malaria. I Borboni ne avviarono la bonifica ed il territorio, mano a mano che veniva recuperato alle coltivazioni, diventava appetibile per le popolazioni delle regioni circostanti che vi si indirizzarono quasi come i pionieri americani verso il “West”.

Prima di essere travolti dall’onda garibaldina i Borboni avviarono proprio a Battipaglia uno dei primi (forse il primo?) progetto di edilizia popolare per i terremotati del 1857. Battipaglia divenne comune solo nel 1929, in ossequio alla politica di ruralizzazione del regime fascista.  Le singolarità nella breve vita della città non finiscono qui però, nel 1943 è protagonista dello sbarco alleato, secondo solo a quello dell’anno successivo in Normandia. Lo sbarco di Salerno ha il suo punto centrale proprio nel litorale battipagliese e la città è il principale campo di battaglia degli eserciti contrapposti. Infine Battipaglia torna alla ribalta nazionale quando nel 1969 la polizia spara e uccide due innocenti, la città si rivolta e scaccia per un giorno intero le forze dell’ordine dalla città.

Il titolo del documentario è la citazione di un omonimo documentario degli anni 70, ora negli archivi AAMOD, realizzato a seguito dei gravi fatti del 9 aprile 1969 in cui morirono Carmine Citro e Teresa Ricciardi.

Il documentario che verrà presentato è solo una parte di un progetto culturale più ampio che prevede il consolidamento del patrimonio documentale e fotografico riguardante Battipaglia in un archivio digitale della memoria di questa città. Abbiamo puntato sulla contaminazione, vista come arricchimento, delle fonti istituzionali con le testimonianze della famiglie che hanno contribuito a costruire la storia della città

L’esperimento che abbiamo tentato è stato di utilizzare il documentario quale stimolo  per la raccolta di fotografie, video e documenti provenienti da patrimoni familiari, grazie al coinvolgimento dei singoli cittadini in uno spontaneo meccanismo di raccolta attraverso i social network.

L’esperimento è riuscito ed ha determinato la formazione di un patrimonio di informazioni e documenti che è già in corso di catalogazione con la piattaforma di archiviazione digitale (www.xdams.org)  che rimarrà, speriamo incrementandosi, a disposizione della città, un esempio di collaborazione tra pubblico e privato nel settore della cultura.

A questo punto voglio solo raccontare qualche dettaglio sul documentario, arricchito di un piano più narrativo, realizzato grazie alla collaborazione di due interpreti, la bravissima attrice streheleriana Pia Lanciotti e Alessandra Gigli, l’altra bravissima protagonista, che ha eseguito letture tratte da documenti e brani bibliografici.

Mi corre l’obbligo di ricordare però l’aiuto di tanti altri artisti e musicisti: Paolo Aguzzi, Alessandro Capodanno, Paolo Senatore, Vincenzo Zoppi, Massimo Cataffo, Giuseppe Mirra, Antonio Catarozzo, Rita Ferro, la Corale Mutterle, Margherita Amato Galante, Antonio Campanile, Vincenzo Carbone, Erich Janon, Gianluca Poto, Emiliano Martino, Damiano Panico, Cosimo Panico, Marco Panico e naturalmente il maestro Guglielmo Francese.


Wednesday, May 1, 2013

Sto leggendo Milano City Blues...

...sono però a buon punto e per questo mi sento di consigliarvelo...

Massimiliano è un amico ma, fatta la tara della oggettiva dose di partigianeria dovuta all'affetto che nutro nei suoi confronti, anche lui sa che ne avrei parlato bene ad ogni costo, per rispetto dell'intelligenza sua e dei pochi sventurati che transitano da questo blog.
Il libro però è avvincente e piacevole e questo risolve ogni mio problema, per cui posso consigliarlo a tutti coloro i quali amano le letture di qualità. Milano City Blues è un noir e tra le sue pagine si celano riferimenti alle oscure vicende di questo nostro paese, quelle passate e quellle prevedibilmente future. Si perchè questo paese è così ingessato che gli avvenimenti si ripetono, dando concretezza all'eterno ritorno di Nitsche, basta conoscere il passato per capire, con buona approssimazione quello che ci accadrà in futuro.
Conoscere il passato, in particolare quello recente, è il maggior pregio di Massimiliano, nonostante la sua giovane età (rispetto alla mia), il che gli permette di scrivere cose non banali nelle quali si rintracciano i segnali di chi non si arrende. Il libro, non a caso, è uscito il 25 aprile.

Wednesday, March 27, 2013

La democrazia della Rete: riti, prospettive rischi

Il titolo è un po' ambizioso, lo confesso.

La recente evoluzione del quadro politico però mi suggerisce da un po'  una riflessione su questa nuova percezione della Rete. Dico "nuova" perchè grazie al successo del Movimento 5 Stelle oggi molti sembrano scoprire la forza di Internet. Prima di cominciare però occorre fare chiarezza: la mia, oggi, è solo una prima riflessione a voce alta.

Non è una riflessione politica, perchè non è questo il fine del mio blog, ma è onesto ammettere, da parte mia, che probabilmente alcune di queste considerazioni sono oggettivamente influenzate dal mio orientamento politico. E' altrettanto sacrosanto da parte mia (che, a differenza dei "Folgorati sulla via di Damasco", seguo entusiasticamente il web dal "secolo scorso") rivendicare il diritto di poter criticare le evidenti distorsioni nell'interpretazione del fenomeno di Internet.

Per non lasciarmi fuorviare cercherò di non entrare nell'analisi di come alcune persone commentano ciò che si può, e ciò che non si può, fare con la rete, perchè altrimenti entrerei nel campo minato della valutazione sulla coerenza delle persone ma cercherò di concentrarmi sulle questioni oggettive.

La Rete è la quinta essenza della Democrazia.

Ovvero attraverso Internet ognuno può dire la sua. Questo è vero ma vale per tutti i mezzi di comunicazione, la differenza è che Internet abbassa i costi che un individuo deve affrontare per "raggiungere" altri individui, ma non impedisce ad alcun altro di "farti a pezzi",  con simili bassi costi di impresa.

In TV non posso andare se il proprietario della medesima non vuole mentre su internet posso scrivere ciò che voglio.  Soprattutto non mi garantisce di essere ascoltato.

Giusto.

Infatti se poi nessuno legge ciò che scrivo il mio esercizio di libertà democratica è vuoto, come è vano il mio tentativo di andare a parlare in TV. Farsi conoscere in rete è un esercizio costoso e faticoso comunque. Tornando al caso di Grillo si può affermare che certamente il suo è stato un tentativo di comunicare fuori dai canoni tradizionali e quindi "rischioso", ma certamente non è il tentativo velleitario di un  singolo, quanto piuttosto un'operazione preordinata gestita da un gruppo di esperti di comunicazione.

Servono i soldi per comunicare sul web

Alternativo quindi ma non "povero". Analogo al progetto che ha portato Belen a diventare una star (anche in meno tempo) con ottimi risultati economici (si guardino le dichiarazioni dei redditi degli interessati), quindi un investimento importante a fronte di un più che adeguato ritorno economico...

Poter parlare liberamente però non garantisce il diritto di essere ascoltato e soprattutto non garantisce di non essere "annientato", come insegna il caso del recente conflitto tra Cyberbunker e Spamhaus. Difficile quindi sopravvivere anche in rete per Don Chisciotte, senza soldi e competenze.

Il Rovescio della Medaglia: esclusione di molti cittadini

L'aspetto più critico è però quello riguardante le persone escluse, quel fenomeno che fino ieri si chiamava digital divide. La rete non può raggiungere tutti e quindi un sistema basato solo sul web taglierebbe fuori tantissimi cittadini. Ignorare questo problema significa ignorare i diritti di questi cittadini.

Il diritto di critica e la deformazione del movimento d'opinione

Inoltre la forza del web è quella di poter mantenere un certo anonimato, ma proprio per questo si presta a mille deformazioni. Se io scrivo un commento ad un certo articolo ad un mio avversario basta presentarsi con quattro o cinque identità differenti per commentare ciò che dico e per dimostrare che ciò che ho scritto è osteggiato dalla maggioranza delle persone.

In definitiva la rete è uno strumento potente per comunicare ciò che si vuole ma risponde, più o meno, a molte delle regole valide per altri media. In primis la capacità di spesa  e come secondo aspetto la determinazione e capacità  di comunicare, grazie a esperti e costosi consulenti di immagine.

Friday, February 22, 2013

Domani primo Open Data Day in Italia ma... dove ci porteranno gli Open Data? Non solo APP... anche verso la Business Intelligence?

open data day italiano 2013


Domani si terrà per la prima volta anche in Italia l'Open Data Day. Anche se con un po' di ritardo,  l'Italia si è avviata in questa direzione con decisione e forse possiamo dire che, almeno in questo settore dell'innovazione, il gap con gli altri paesi non è così accentuato come in altri.

Però, anzicchè unirmi al coro delle celebrazioni, vorrei avviare una riflessione critica sugli Open Data,  sulla loro diffusione e sui risvolti economici.

Prima di cominciare, per dissipare qualunque dubbio, devo però chiarire che sono un sostenitore degli Open Data (meglio ancora se "linked"), che la società per cui lavoro si occupa di LOD, che è impegnata nella promozione della cultura del data sharing e che all'evento principale di domani, all'Archivio Centrale dello Stato, ci sarà una sessione incentrata sugli Open Data per i beni culturali, settore in cui opero ora con preminenza. Il chiarimento si è reso necessario per evitare di trovarmi trafitto presto dalle lance dei Cavalieri delle Tavole Rotonde del regno di CameLOD.

A questo punto perchè una riflessione critica?

Diciamo che non si tratta di contestare alcunchè degli Open Data, quanto il tentativo di avviare una discussione costruttiva sul modello economico sui cui si ipotizza possa avvenire lo sviluppo degli stessi. Ad oggi infatti si parla molto delle potenzialità economiche connesse agli OD ma a me sembra che gli unici seri investitori siano al momento i governi delle diverse nazioni. Non che questo sia poco significativo, perchè in fondo sono gli unici in grado di promuovere l'innovazione in termini cosi massicci (è un loro compito per altro!), ma il dubbio che rimane riguarda la sostenibilità a lungo termine.

I governi sostengono gli Open Data ma fino a quando basterà?

Le istituzioni ovviamente identificano negli Open Data la concretizzazione dei propri obiettivi di comunicazione e trasparenza (qui ci sarebbe da discutere sulla situazione italiana) e questo fa si che siano tra in grandi promotori di queste iniziative ma c'è da chiedersi se, in assenza di una risposta forte del mercato, anche il loro interesse non possa, un domani, scemare.

Questo secondo me è il vero punto critico, le varie discussioni sui Business Case sono incentrate sui vantaggi per le PA e per i cittadini ma al momento il ruolo delle aziende è essenzialmente funzionale alla realizzazione del media tra gli uni e gli altri. C'è inoltre da considerare che In Italia la "resistenza" alla trasparenza da parte della Pubblica Amministrazione è un dato oggettivo e non possono essere una metodologia e delle tecnologie a rompere questo schema.

Se le PAL non hanno pubblicato prima i loro dati utilizzando i tradizionali strumenti web fin qui a disposizione non si capisce perchè dovrebbero essere incentivate ora dagli Open Data. Certo c'è una campagna di sensibilizzazione che potrebbe indurre molti a procedere su questa strada ma l'interesse contrario, ovvero quello a nascondere certi dati, può essere così forte da inaridire molte iniziative.

Le aziende e i LOD    

Finchè l'interesse delle aziende sarà solo quello di supportare la pubblicazione dei dati degli enti pubblici o quello di costruire APP (quale è il modello di revenues?) credo che non potremo assistere alla definitiva maturazione di questo settore, occorre che i privati studino e trovino il modo di far fruttare questa opportunità, indipendentemente dai soldi pubblici.

Le ipotesi e le possibilità ci sono ma occorrerebbe una analisi più approfondita per verificarle mentre, ad oggi, questo aspetto mi sembra ancora poco discusso. Esistono in verità già utilizzi  business degli Open Data di rilevante importanza e cito per tutti il caso di Google che sfruttando alcune librerie di dati liberi ha migliorato le prestazioni del servizio che rappresenta il suo core business ovvero la ricerca.
Si tratta però di un caso molto singolare e poco ripetibile (nelle stesse forme) mentre per irrobustire il settore occorre un utilizzo più diffuso e a più livelli.

I LOD, per esempio, possono essere una risorsa anche per le aziende impegnate nella gestione di integrazione di archivi di dati eterogenei, dai quali ricavare informazioni utili e vantaggio competitivo.

Big Data e Business Intelligence

La conoscenza del patrimonio informativo di una azienda,dei Big Data, non è un fatto scontato e, mano a mano che le dimensioni crescono, il patrimonio intrinseco e non "rivelato" diventa sempre più grande. Il suo completo utilizzo è un fattore imprenscindibile (PDF) per le aziende sul mercato e un approccio LOD può oggi rappresentare una alternativa ai classici progetti avviati dalle grandi organizzazioni industriali.

Non è chiaro se ciò ancora non avviene per motivate ragioni e limiti oppure per innata resistenza all'innovazione o, peggio ancora, per deliberata strategia dei principali vendor che sfruttano il fattore "tecnologia proprietaria" per mantenere posizioni di vantaggio sui competitor ma, in fondo, anche nei confronti degli stessi clienti.

In base alla mie competenze Big Data, Search (e Social Networking) e valorizzazione dei Beni Culturali (servizi al cittadino, turismo) sono tre segmenti in cui i LOD possono probabilmente garantire sostenibilità economica ad una iniziativa imprenditoriale ma certamente non sono gli unici, ecco questo è il tipo di discussione che mi piacerebbe approfondire in seguito.      

Saturday, December 15, 2012

15.12.1969 muore Pinelli a Milano. Riflessioni sul patrimonio digitale on line in un giorno di ricerche sul buio 1969

La ricchezza di fonti di informazione in rete è un fatto ovviamente consolidato, un po' meno la ricchezza di documenti storici in digitale, sulla cui disponibilità pesa il costo di trasformazione degli oggetti fisici in digitali. Negli ultimi anni però si è assistito a un aumento, in termini numerici e qualitativi, nella loro pubblicazione on line, accompagnato anche da tentativi di avvicinare le persone mediante sistemi di comunicazione più adeguati al nostro tempo, cosi come l'operazione dell'Archivio Luce e AAMOD su YouTube.

In questo caso non si è trattato di un aumento dei materiali on line, perchè già disponibili da anni sul portale, ma la scelta di portarli sul più grande archivio audiovisivo moderno è certamente un'operazione di contaminazione degna di attenzione, focalizzata sul tentativo di "aprire" ulteriormente il patrimonio culturale a un pubblico meno specializzato.

Analogamente possiamo trovare in rete l'Archivio della Stampa e dell'Unità o gli archivi "per non dimenticare", quello della Camera dei Deputati e tanto altro, tutte preziose fonti di informazione sulla nostra storia recente. In generale oggi assistiamo a un tentativo di condividere queste informazioni con la comunità, utilizzando, non più solo ricchi portali web ma anche strumenti moderni come i Linked Open Data, in controtendenza rispetto a un passato, anche recente, nel quale questa era considerata materia per i soli esperti del settore.


Di seguito ho inserito un articolo ho già pubblicato su regesta.com e che da un senso tangibile a quanto scritto in precedenza, una breve storia del 1969 arricchita da documenti originali tratti da numerose fonti. Da notare l'impegno di uomini dello spettacolo come Petri e Pasolini sui temi politici del tempo.

Il ricordo di Piazza Fontana e del lungo 1969

 

Da tempo si parla del 12.12.12, giorno in cui avremmo tutti quanti dovuto assistere al realizzarsi un funesto presagio di troppi secoli fa. Un caso mediatico al quale preferiamo una giornata della memoria, quella che riguarda uno degli episodi più bui della nostra vita recente, la bomba di piazza Fontana a Milano, alla Banca Nazionale dell'Agricoltura ricordata in "un minuto di storia" di Gianni Bisiach, reso disponibile dal tg1 su YouTube
   

Ripercorriamo quindi i principali fatti di quel 1969, partendo principalmente dai documenti visivi conservati nell'Archivio Storico Luce, disponibili da tempo alla consultazione on line. Piazza Fontana è al tempo stesso un apice e un inizio, il culmine della tensione crescente di un caldissimo 1969 e l'incedere delle più dura stagione di terrore, dolore e depistaggi della nostra Repubblica. Morirono 17 persone, di cui tre nei giorni successivi, ma quella striscia di dolore include anche il commissario Calabresi (per il cui omicidio vennero condannati anni dopo i vertici di Lotta Continua) che la notte del 15 dicembre interrogò uno dei primi sospettati, risultato poi innocente, Giuseppe Pinelli, finito giù da una finestra proprio quella notte in questura. Pinelli morì e altre morti sospette seguirono negli anni fino alla strage della questura di via Fatebenefratelli nel 1973, proprio in occasione di una commemorazione del commissario Calabresi.

Il regista Elio Petri realizzò un documentario per raccontare le ipotesi sulla morte di Pinelli in questura, si riconoscono, giovanissimi Gian Maria Volontè, Renzo Montagnani e Luigi Diberti.

Se però la storia successiva, pur non chiara a causa dei depistaggi che l'hanno sepolta, è conosciuta ai più, nella memoria collettiva rimane un po' meno dei fatti del 1969 che l'hanno preceduta e che in qualche modo l' hanno determinata.

In questo filmato dell''Archivio Luce si parla sia del suicidio di Jan Palach (19 gennaio 1962) e della primavera di Praga, così dilaniante per la sinistra italiana, sia dell'elezione del controverso Nixon alla Casa Bianca (unico presidente Usa dimessosi per uno scandalo, il Watergate). In quell'anno Almirante va a dirigere l' MSI-DN. In Grecia c'è una giunta militare, quella dei "colonnelli" e nel crescente clima da guerra fredda l'Italia rappresenta la terra di confine tra i due blocchi, si succedono eventi che nascono dalla contrapposizione giovanile o dal torbido rimestare di molti servizi segreti. La rete Gladio era già attiva dal 1964, ma fu riconosciuta pubblicamente dopo molte reticenze dal Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, solo nell'ottobre del 1990, inoltre la Commissione Stragi ipotizzò la nascita di strutture simili fin dal primo dopoguerra.
Il 27 febbraio, mentre Roma è scossa per le proteste per la visita di Nixon, studenti di destra irrompono nella facoltà di Magistero e nel tentativo di fuga muore uno studente di 23 anni, Domenico Congedo , il 31 marzo si insedia la Commissione Parlamentare che dovrà indagare sul piano Solo del 1964 e sulle schedature SIFAR mentre il 9 aprile a Battipaglia, durante uno sciopero generale, la polizia, intervenendo pesantemente come qualche mese prima ad Avola, carica e spara. Muoiono un ragazzo di 19 anni, Carmine Citro, colpito alla testa e una professoressa, Teresa Ricciardi raggiunta da una pallottola in dotazione alle forze dell'ordine, al terzo piano della propria abitazione.

Il fotografo Elio Caroccia, che compare nel video che segue, viene picchiato dalla polizia mentre riprende gli scontri. Rimarrà colpito per sempre da quell'esperienza. La protesta diventa una vera e propria insurrezione popolare e la polizia deve abbandonare la città. Le indagini successive coinvolgono un centinaio di persone nei fatti della rivolta ma nessuno viene indagato per la morte di Citro e della Ricciardi. Il giornali più conservatori bollano la protesta come eversiva, l'ufficio propaganda del PCI produce un documentario, ripreso e ampliato nel 70, per raccontare il disagio popolare.
Colpisce la composta commozione della sorella di Carmine Citro nel ricordare la morte del fratello, tipografo occupato, in difesa del lavoro dei suoi coetanei meno fortunati.
Alla Camera dei Deputati un commosso presidente dell'assemblea, Sandro Pertini ricorda i morti di Battipaglia ma il dibattito si trasforma in uno scontro tra le tesi del governo, che con il ministro Restivo difende l'operato della polizia, i deputati del centro destra che evocano i fantasmi della rivoluzione e la sinistra che chiede con forza che la polizia non usi più le armi nel corso di manifestazioni di piazza. Presidente del Consiglio è Mariano Rumor, coinvolto (e prosciolto) anni dopo nello scandalo Lockheed, intervengono nel dibattito tra gli altri Almirante, Andreotti, Avolio, Covelli, Ferri, Guarra, Malagodi, Pajetta, Scalfari, Donat Cattin e D'Alema.

Battipaglia è una città atipica del sud, nata solo nel 1929, in ossequio alla politica di ruralizzazione del duce, per popolare la piana del Sele in fase di bonifica. Viene distrutta dai bombardamenti durante lo sbarco alleato nel golfo di Salerno ma conosce un poderoso sviluppo nel dopoguerra. Nel 1969 la ventilata chiusura di molte fabbriche scatena la rabbia popolare.

Battipaglia è lontana dalle tensioni delle metropoli come Roma e Milano e ancora oggi le testimonianze raccontano di una rivolta popolare che allontanò spontaneamente politici, giornalisti e provocatori. Eppure uno scrittore anarchico inglese, Stuart Christie, in un suo saggio sul terrorismo nero, racconta (pag 28) che il giorno prima l'agenzia OP di Pecorelli avrebbe previsto disordini molto seri a Battipaglia (come purtroppo accadde) e annunciato la presenza di numerosi attivisti di Avanguardia Nazionale.

Pecorelli era un giornalista con informazioni di prima mano dei "servizi" e non parlava a caso, ragion per cui era seguito e temuto negli ambienti politici. Per il suo omicidio 10 anni dopo, il 20 marzo 1979 alla Corte di Assise di Perugia ci saranno condanne importanti, come quella del senatore Andreotti, annullate successivamente dalla Corte di Cassazione. La nota di OP  potrebbe far pensare che un pezzo della strategia della tensione che ha insanguinato il nostro paese sia passato anche per le strade e le piazze di Battipaglia.

Oggi su Facebook un gruppo raccoglie materiali e informazioni su quelle giornate e questo, a mio avviso, rappresenta un nuovo modo di raccogliere la memoria popolare.

Se nulla è confermato a riguardo di trame oscure è certo però che quei fatti diedero il via a una stagione di manifestazioni, nelle quali forte fu la contrapposizione con la polizia, e di attentati come quelli alla Fiera di Milano, a diverse stazione e treni, con il tragico epilogo di due ragazzi di 22 anni morti il 27 ottobre e il 19 novembre. A Pisa Cesare Pardini viene colpito al petto probabilmente da un candelotto lacrimogeno, a Milano l'agente Antonio Annarumma perde la vita a bordo della sua jeep per un colpo al cranio. Anche in questo caso alla versione ufficiale che parlava di tubi innocenti lanciati dai dimostranti si contrappose una versione che faceva ricadere sull'urto della jeep la causa della morte. Non venne identificato alcun responsabile.

Il 12.12.69 la strage per la quale non esistono colpevoli.

Altri documenti 
 

Thursday, December 6, 2012

Il primo Open Data Day italiano a febbraio

Ieri a Bologna si è tenuto il primo incontro preparatorio per il primo Open Data Day italiano, in previsione per  febbraio, ovviamente in concomitanza con la giornata internazionale dedicata agli Open Data.

L'incontro promosso (anche attraverso un sito ad hoc), dall’Associazione Stati Generali dell’Innovazione e regesta.exe aveva l'obiettivo di organizzare un confronto tra tutti i soggetti, pubblici e privati, che hanno finora lavorato in Italia su Open Data e Linked Open Data per intraprendere un’iniziativa dal basso a sostegno degli Open Data e delle attività avviate dall’Agenzia per l’Italia digitale in questo settore.

L'adesione è stata più che ampia e coinvolgente, con interessanti e vivaci spunti di riflessione, per la cui analisi vi rimando alla cronaca via twitter fatta da stessa regesta oppure seguendo l'hashtag

Quello che mi interessa sottolineare come questo tema stia assumendo sempre più importanza anche nel panorama italiano e, pur senza voler tornare per forza una citazione ormai consueta nel mondo degli Open Data, ovvero quella della battaglia del pioniere di internet e degli Open Data Tim Berners Lee, non possiamo che sottoscrivere la dichiarazione " unlock our data and reframe the way we use it together".

Questa è una svolta troppo importante per ignorarne i benefici ma naturalmente l'innovatività di questo cambiamento non risiede nella capacità tecnologica di adottare un'infrastruttura tecnologica più o meno adeguata, quanto nella volontà dei singoli di "pensare insieme", ovvero nell'adesione reale alla filosofia degli Open Data (...e non nell'inseguire il suo essere oggi un po' di moda!).
  

Saturday, October 27, 2012

Linux Day, ma chi sarà questo Linus Torvald ????

Oggi è il Linux Day, la festa del sistema operativo "libero" più diffuso al mondo.

Per conoscere le iniziative vi consiglio il sito predisposto dalla Italian Linux Society o i tanti post dedicati da importanti magazine on line.

Qui preferisco fare una breve riflessione sul rapporto tra il software libero e l'economia reale. Sarebbe intereressante quantificare i miliardi di euro che istituzioni e aziende di tutto il mondo hanno risparmiato grazie al fatto di avere installato una qualche distribuzione di Linux, riducendo costi ma al tempo stesso dando comunque linfa economica a società tecnologiche per consulenze o sviluppo di nuove funzionalità.

Con minori costi complessivi o al massimo a parità investimento hanno realizzato qualcosa in più, un servizio nuovo per i cittadini o per lavoratori e clienti di una azienda, mi viene in mente la frase di Neal Armstrong allo sbarco sul suolo lunare, "un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l'umanità" (That's one small step for [a] man, one giant leap for mankind).

Ma quello che appare una clamorosa anomalia è che oggi pochi saprebbero dire chi è Linus Torvald e ancora meno saprebbero riconoscerlo in una foto, Linus non è il famoso DJ ma il programmatore finlandese che ha promosso la realizzazione di Linux. Richard Stallman è invece un signore dai lunghi capelli e dall'altrettanto lunga barba alle cui idee tutto il movimento Open Source deve rispettosamente molto, compreso il software GNU da cui prese avvio il progetto Linux. Le cose buone fatte da Stallman sono tante ma per questo vi rimando alle sue biografie.


La maggior parte delle persone che non si occupano di informatica (ahimè anche molte di quelle che se ne occupano) costretti a guardare le foto (p.s. quella di Stallman è presa da Wikipedia, grande fonte di conoscenza libera) che ho inserito nel mio post avrebbero un bel punto interrogativo stampato in faccia o guarderebbero Stallman con una certa diffidenza.

Se però inserissi, sotto, anche la foto di Steve Jobs istintivamente stringerebbero nelle mani il loro iPhone 5 da 900 euro a la loro bocca disegnerebbe sul viso un sorriso di compiacimento (p.s. inutile mettere il link alla sua biografia, tutti sanno chi era).

Fama  e riconoscenza per chi ha fatto confluire nelle casse della propria azienda (e sue) miliardi di dollari e perplessità per chi ha contribuito a generare il più importante cambiamento nell'evoluzione del mercato tecnologico con tutte le sue conseguenze positive nel mondo reale.

Lungi da me innescare una contrapposizione tra questi personaggi che hanno tutti contribuito al percorso dell'economia digitale a partire (tutti) dalle rispettive, lecite, aspettative ma desideravo osservare come spesso i riconoscimentio e la fama per una persona sono spesso proporzionali al denaro che un singolo riesce ad accumulare e con il quale, altrettanto spesso, alimenta la propria immagine pubblica.

Nel mio piccolo oggi voglio solo ringraziare due uomini che hanno fatto una cosa straordinaria.

Ha scritto Antoine de Saint-Exupéry "Se vuoi costruire una nave, non radunare uomini solo per raccogliere il legno e distribuire i compiti, ma insegna loro la nostalgia del mare ampio e infinito".

Ecco quello che hanno fatto Torvald e Stallman non è solo avere "inventato" un nuovo prodotto ma avere tracciato una strada che milioni di persone stanno seguendo, certamente entrambi non hanno rinunciato ad un giusto compenso per il proprio lavoro ma certamente hanno rinunciato a trarre per se stessi il profitto massimo possibile. A favore di tutti.

Thursday, July 19, 2012

Software per Archivi Storici Digitali: xDams un supporto gratuito

xdams il software italiano appena rilasciato open source ha scelto, in questa prima fase di rilascio, di fornire il massimo supporto ai primi utenti che si avvicinano a xDams OS, per cui è stata attivata l’email supporto_temporaneo [at] xdams.org, attraverso la quale verrà fornita per tutta l’estate assistenza mirata e specifica sul procedimento di installazione. Un'occasione da non perdere per approcciare un software open source con una assistenza qualificata.

I topics più utili ed interessanti verranno pubblicati anche sul Forum.

A breve saranno pubblicati brevi un video tutorial con tutti i passi dell’installazione di xDams e, con deadline da definire, un installer che faciliti questa operazione

www.xdams.org

Thursday, July 12, 2012

xdams, la piattaforma Open Source tutta italiana per la gestione degli archivi multimediali e la valorizzazione dei Beni Culturali


Il dado è tratto, abbiamo rilasciato con licenza Open Source la piattaforma xdams per la gestione di archivi storici multimediali.
“Abbiamo” sta a indicare la società per cui lavoro, regesta.exe, ma più in particolare tutte le persone che da anni collaborano allo sviluppo di questa piattaforma. Si è trattato infatti di una scelta a cui tutti hanno contribuito e verso la quale tutti hanno spinto, il punto di arrivo di un percorso iniziato 10 anni fa e al tempo stesso una nuova partenza.



Cos'è xdmas?

Come dicevo nell’introduzione xdams è un software di catalogazione dei patrimoni storico culturali, archivi storici, fotografici e multimediali in generale. La versione che è stata rilasciata comprende il modello dati dell’archivio storico, codificato secondo EAD, il modulo soggetti produttori e gli authority codificati in EAC-CPF. La caratteristica di questo software è quella di gestire i principali standard nazionali e internazionali per il trattamento di questo tipo di materiali (Isad, Isaar, Fiaf, Scheda F, MAG, Unimarc ecc.) permettendo a tutti coloro i quali utilizzano questo software di lavorare all’interno di un contesto scientificamente riconosciuto a livello internazionale
La scelta principale è stata quella di utilizzare per la persistenza il formato standard per eccellenza di rappresentazione delle informazioni ovvero l’XML, per cui xdams non si serve di un database tradizionale ma di file XML . Tutto ciò permette la massima dinamicità nella configurazione della base dati e soprattutto ne consente una agevole modifica, anche “on fly”.


La roadmap e il servizio di hosting gratuito

Oltre alle prossime versioni con nuove tipologie di archivi e/o con  enhancement tecnologici personalmente aspetto con particolare attenzione la partenza del servizio di hosting  (gratuito di base e a pagamento per livelli più avanzati) che potrà fornire strumenti lavoro a nuove tipologie di utenti e diventare il volano per la creazione di una comunità di esperti, punto di riferimento per lo sviluppo della conoscenza.
Le continue evoluzioni del prodotto hanno avuto quale costante la determinazione di favorire la corretta organizzazione e conservazione delle informazioni e degli oggetti ma anche la predisposizione di una base informativa adeguata alla pubblicazione on line e alla valorizzazione del patrimonio culturale, come avvenuto nel caso dei tanti utenti della piattaforma, Archivio Luce, Camera dei Deputati, IBC Emilia Romagna, Fondazione Feltrinelli e tanti altri.



Obiettivo, condivisione e sviluppo.

Oggi la scelta Open Source rappresenta una nuova fase dell’evoluzione di xdams, il tentativo di allargare la capacità di sviluppo del software ma anche e soprattutto della base dei suoi utilizzatori attraverso un’esperienza di sharing della conoscenze e delle risorse al posto di un modello basato esclusivamente sulla immediata remunerazione dei servizi e dei prodotti.
Speriamo di creare una vera e propria comunità di esperti e sviluppatori che possano collaborare per ottenere il massimo dalla condivisione delle risorse destinate a questo settore. Ci auguriamo poi che questo sia un’ulteriore punto di arrivo per un nuovo rilancio che potrebbe essere l’esportazione di questo modello anche all’estero. L’Italia è il paese con il più grande patrimonio storico al mondo e ci sono le competenze per diventare un punto di riferimento per questo settore.