Monday, December 15, 2008

Bocconi e Politecnico: la sfida degli Osservatori sulla Business Intelligence

Avevo appena finito di raccontare del convegno di presentazione dell’osservatorio della School of Management del Politecnico che mi sono ritrovato a leggere un approfondimento sulla BI di linea EDP, fortemente contraddistinto dai dati dell’osservatorio del prof Pasini della SDA Bocconi e dagli studi sul settore di IDC.

Salta subito all’occhio come la ricerca della SDA definisca le PMI come le realtà più attive nell’introdurre nella propria gestione sistemi di questo genere, mentre la ricerca del Politecnico era fortemente incentrata (ma non solo) sulle aziende (industrie e banche) di dimensioni medio grandi. Entrambe queste due prestigiose istituzioni però concordano nel dire che ancora un passo indietro rimane la pubblica amministrazione; alcuni progetti sono stati realizzati anche in questo ambito, come questa una esperienza della Ragioneria di Stato citata alla fine di questo post

I due animatori delle rispettive iniziative hanno raccontato la loro visione in due articoli, su Linea EDP la SDA e su Datamanager la School of Management e nelle loro conclusioni emergono valutazioni comuni.

Per entrambi le maggiori difficoltà nell'introduzione di tecnologie di BI sono, per esempio, costituite sostanzialmente dalla qualità e dalla integrazione dei dati, come evidenziato nei post dedicati alla School of Management e dalla SDA,
ma anche dalla scarsa capacità analitica del management, come fa notare, con accento piuttosto critico, proprio l’analisi della Bocconi. L’informazione non viene utilizzata direttamente dai decisori, ma vi arriva mediata da analisti, perdendo quindi un po’ di valenza informativa.

Il segmento di mercato si conferma come uno di quelli che registrerà i maggiori tassi di crescita, superiori a quelli medi del comparto IT, come ci confermano le stime di IDC che ipotizzano il passaggio da un +8,3% del 2007 ad un +2008% per l’anno che sta per chiudersi. Sempre IDC conferma che gli utilizzatori della BI sono coloro che sono deputati a fare scelte strategiche e che sono per il 60% gli executive, il 58% i manager ed il 40% gli analisti.

Tutti concordano quindi sulle potenzialità di questo mercato anche il prossimo anno e risulta una intenzione da parte dei manager di incrementare gli investimenti in BI o almeno di mantenere i medesimi livelli dell’anno precedente.

Thursday, December 11, 2008

L’ Osservatorio sullo stato della Business Intelligence in Italia della School of Management del Politecnico di Milano: il primo report (parte III)

Abbiamo osservato come la Business Intelligence venga spesso usata per processi decisionali strategici e molto meno per processi operativi.

Cito a questo proposito un esempio che ho vissuto da vicino ed è quello della normativa sulla Market Abuse Detection sui mercati mobiliari, ovvero quella legge che imponeva agli intermediari di valutare la correttezza delle operazioni dei propri clienti.

Molti operatori del settore sono partiti a sviluppare soluzioni ad hoc per il problema, mentre noi ci siamo soffermati ad analizzare le tematiche sul tavolo ed abbiamo deciso di utilizzare modelli matematici e prodotti esistenti. Il risultato è stato di duplice soddisfazione, da un lato per la tempestività di realizzazione (in una sola settimana avevamo un oggetto funzionante e specializzato sui primi due casi analizzati), d’altro per avere ottenuto di fatto un prodotto già di nuova generazione rispetto agli altri, in quanto non ragionava solo su soglie fisse o programmabili, ma traeva dall’utilizzo stesso dello strumento, il feedback necessario ad autoapprendere e raffinarsi continuamente.


Processi Operativi e Decisioni Strategiche

Questo è solo un esempio di un possibile impiego operativo, ma possono essere citati diversi esempi:dall’individuazione del ri-presentarsi di pattern indicanti la possibilità di crash nell’erogazione di un servizio o alla valutazione dei migliori livelli attesi in caso di SLA. I metodi statistici vengono spesso utilizzati nella valutazione dei rischi (in genere nei crediti e nella contrattazione mobiliare), ma, come si è detto, non si osserva un uso estensivo della BI nell'operatività quotidiana.


Fonte: Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008*

Fonte: Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008*

La motivazione probabilmente risiede nella necessità di acquisire anche competenze matematico-statistiche e ciò non è una consuetudine nelle strutture IT, se non in particolari settori. Inoltre il consueto approccio è quello di risolvere problemi con metodi deterministice ed algoritmi basati solo su condizioni oggettive. Ciò fa mancare un po’ l’attitudine a considerare utilizzabili queste metodologie.


Criteri di valutazione

Tra le caratteristiche ritenute qualificanti per un prodotto/suite di BI c’è, sopra tutti, l’integrabilità con altri applicativi, ma anche flessibilità e facilità d’uso, quasi a testimoniare che lo strumento viene visto soprattutto come finalizzato all’uso da parte dell’utente finale. Per il medesimo motivo viene visto come fattore critico l’assistenza, soprattutto da parte delle PMI.

Fonte: Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008*

Il costo è ritenuto rilevante per i piccoli, non determinate per le grandi strutture.


Problemi connessi all'introduzione della BI

Un aspetto che sembra accomunare aziende di ogni dimensione è invece la valutazione dei principali ostacoli all’introduzione della BI. Come ci si poteva aspettare il principale freno è costituito dalla necessità di dovere lavorare molto per ottenere la migliore quantità e qualità dei dati. Stupisce un pochino la buona percentuale di intervistati che addebitano allo scarso successo della BI lo scarso commitment in struttura grandi, mentre non stupisce vedere citate la resistenza al cambiamento e la difficoltà di modificare i processi in funzione delle competenze acquisite.

Fonte: Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008*

Ancora una volta si evidenzia la differente visione tra PMI e grandi aziende sulla valutazione degli impatti, predominanti sui processi per le prime, sulle risorse per le seconde, evidentemente legato alla capacità, da parte di aziende con catene di comando più corte, di percepire meglio l’effetto dell’adozione di sistemi specifici, mentre tale impatto risulta evidentemente stemperato in organizzazioni con strutture complesse.


Politecnico e Bocconi

In questi giorni mi è accaduto di leggere anche un articolo su una analoga iniziativa della Bocconi, neoi prossimi giorni proverò ad analizzarne le differenze.



* Fonte: C. Orsenigo & C. Vercellis,
Business Intelligence. Creare
vantaggio competitivo con l'analisi dei dati, Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008

Friday, December 5, 2008

L’ Osservatorio sullo stato della Business Intelligence in Italia della School of Management del Politecnico di Milano: il primo report (parte II)

Continuiamo dal post precedente l’analisi dei risultati dell’Osservatorio sullo Stato della Business Intelligence in Italia della School of Management del Politecnico di Milano.

Sulla base della distinzione descritta precedentemente tra Business Intelligence di base ed BI evoluta la situazione che sembra emergere dall’analisi è che le aziende sono raggruppabili in due insiemi diversi, aziende che la utilizzano in settori specifici, probabilmente stimolati dalla presenza di specifiche figura professionali che possono essere definite early adopters, ovvero fanno da apripista all’utilizzo in azienda di metodologie di BI (approccio verticale) ed aziende che ne fanno un uso pervasivo a più livelli (approccio sistemico)


Approccio Verticale vs. Approccio Sistemico

Nel secondo insieme sono incluse realtà in cui l’adozione è sistematica, molto probabilmente decisa a livello di management. Nel grafico seguente è rappresentato il posizionamento delle aziende rispetto all'utilizzo della BI, relativamente ai 73 case studies analizzati dall'Osservatorio. Le misure con cui vengono descitti i 4 macroinsiemi si riferiscono all'ulitizzo della BI per funzioni aziendali e all'intensità di utilizzo di tali tecnologie


* Fonte: C. Orsenigo & C. Vercellis, Business Intelligence. Creare vantaggio competitivo con l'analisi dei dati, Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008

Ma anche all'interno della seconda tipologia di aziende, ovvero quelle che strutturalmente hanno introdotto la BI nel proprio processo operativo sono stati osservati comportamenti diversi e percorsi diversificati a seconda delle aziende stesse:
  • approccio sistemico, con precise scelte architetturali e metodologiche valide a livello enterprise
  • approccio pragmantico, rappresentabile con una funzione a “scalini”, in cui il consolidamento di una sperimentazione prelude all’inizio di una successiva
  • approccio “creativo”, in cui viene demandata alla singola funzione organizzativa sia la scelta applicativa che quella tecnica, per ottenere il maggior livello dei risultati, anche a scapito dell’univocità architetturale.
Questa differenziazione introduce, a mio avviso, un tema molto interessante sulle strategie ottimali che le diverse divisioni IT perseguono nella propria attività. Una riflessione su cui torneremo con maggior dettaglio.


Motivazioni all'uso della BI

La principale motivazione che spinge le aziende ad utilizzare strumenti di BI risiede, come emerge dalla ricerca, nella capacità che si acquisisce nel prendere decisioni con miglior cognizione di causa e la capacità di definire migliori strategie di business.

E’ interessante notare che le attese di grandi aziende (68% e 59%) e PMI (55% e 65%) sono sostanzialmente invertite rispetto a questi due aspetti, probabilmente a causa dell’approccio più strutturato delle grandi aziende e della maggiore tensione al mercato di quelle minori, mentre lo scoring dei possibili vantaggi che derivano dall'utilizzo di tali metodologie risulta pressocché uguale per i principali due punti emersi dalla ricerca, come riportato nel grafico seguente e relativo appunto allo scoring dei vantaggi legati all'introduzione della BI.


* Fonte: C. Orsenigo & C. Vercellis, Business Intelligence. Creare vantaggio competitivo con l'analisi dei dati, Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008


Gli influenzatori del processo decisionale

Gli influenzatori del processo decisionale sono ovviamente per le grandi aziende in primo luogo:
  • responsabili IT (54%)
  • direzione (42%)
  • finanza (31%)
  • marketing (28%)
Di contro le PMI mostrano percentuali diverse:
  • IT (29%)
  • direzione (45%)
  • finanza (12%)
  • marketing (26%)
Questo sembra potersi spiegare con la forte propensione del management delle PMI di assolvere anche a funzioni tipiche dell’IT e del Finance. Ciò finisce con rendere meno strutturate queste due funzioni e quindi meno in grado di essere driver di innovazione.

Questo quadro statistico sembra testimoniare anche, in generale, la scarsa propensione ad utilizzare metodologie di questo tipo in processi operativi veri e propri, infatti la BI viene ancora vista come un supporto di analisi delle informazioni a fini decisionali e non a migliorare processi ed organizzazione. La BI viene vista come un fattore strategico, ma risulta essere un po' inprigionata proprio da questa visione, che di fatto non permette di sfruttarne in pieno tutte le potenzialità.

Su questo tema nel prossimo post vorrei dedicare un po' di tempo ad analizzare un episodio professionale che ho vissuto in prima persona.

Tuesday, December 2, 2008

Facebook Connect: il nuovo passo del social network più dinamico degli ultimi anni


Se si dovesse assegnare la palma d'ora della creatività tra i social network di grande successo questa probabilmente finirebbe a Facebook.

Da quando la creatura di Zucker era aperta solo agli studenti dei college americani ed era distanziata, per milioni di utenti dal colosso MySpace. Non escludo che esistano reltà più creative ed innovative ma la mia affermazione è relativa al grado di successo ottenuto e quindi commisurata alle difficoltà introdotte da una crescita cosi repentina e dall'acquisizione di una "responsabilità" di mercato.

L'arma vincente della rincorsa fu agli inizi proprio la disponibilità di API e l'integrabilità della piattaforma con applicazioni terze; già allora, quando mi era solo possibile leggere le cronache sull'uso del SN, mi sembrava fosse una corretta interpretazione del fenomeno Social, a dispetto della sostanziale chiusura del più accreditato rivale. In diverse presentazioni che ho fatto, anche all'interno di aziende che cominciavano ad approcciare i modelli di social network, indicavo quello di Facebook quale quello a maggiore potenzialità di crescita.

Questo implicava ovviamente che, ancora più che per i SN in generale, un'esperienza come Facebook richiedeva un'ampia cessione delle proprie prerogative di controllo di diretto sugli utenti, ma al tempo stesso, questa politica di apertura avrebbe rappresentato un vantaggio proprio nei processi di fidelizzazione.

Oggi Facebook conta più utenti di MySpace (ma questo secondo raccoglie molta più pubblicità) ed in Italia, negli ultimi mesi, ha vissuto un'impressionante esplosione.La mia seconda utenza (la prima l'avevo cancellata dopo un periodo di studio) ha vivacchiato ignorata per mesi, poi improvvisamente è cominciato un boom di contatti, da parte di persone che non mi sarei aspettato di trovare su un SN.

Ora Facebook consente di utilizzare le stesse credenziali di accesso per altri siti, offrendo possibilità ulteriori di social networking e, come riportato da un articolo di Repubblica, "Jeremiah Owyang, analista di Forrester Research, già vede oltre e prevede che Facebook Connect farà diffondere la moda dei social network anche sui siti aziendali, ora molto spesso grigi e statici. A qualunque sito basterà aderire all'iniziativa, infatti, per mettersi un cappello da social network."

Come il medesimo articolo fa notare non è una novità assoluta, ma occorre osservare che se prima Facebook si trovava nella condizione di inseguire e quindi con la necessità di osare, oggi è nella auspicabile, ma più critica, condizione di leader, ovvero nella quale si possono correre alti rischi che una decisione sbagliata metta a repentaglio il consolidato piuttosto che condurre a passi in avanti.
In generale ritengo che il management di Facebook abbia avuto in passato ed ancora ora un buon fiuto nel capire come anticipare trend o addirittura arrivare a determinarne nuovi, staremo a vedere se riuscirà a capire come saprà reagire quando si diffonderà una prevedibile ondata di riflusso da Facebook.

Wednesday, November 26, 2008

L’ Osservatorio sullo stato della Business Intelligence in Italia della School of Management del Politecnico di Milano: il primo report

Oggi ho seguito la presentazione di un’interessante Osservatorio sullo stato della Business Intelligence in Italia. Se ne è fatto promotore la School of Management del Politecnico di Milano ed il prof Carlo Vercellis si è premurato di fornire nell’incontro di oggi una prima sintesi del lavoro fin qui svolto La ricerca è stata condotta con l’analisi di una settantina di case studies e 250 interviste in settori e per figure trasversali.


La crescita del mercato della BI

Ricordiamo che da qualche anno, il segmento della business intelligence rappresenta uno di quelli del comparto IT a maggior tasso di crescita, molto maggiore della media. In Italia infatti si passa da un più 3,5%dello scorso anno al 5,1% del corrente, dove invece la crescita complessiva del mercato IT si attesta sul 2% annuo (dati rapporto Assintel 2008).

Anche le intenzioni di investimento delle aziende top italiane vedono la BI al terzo posto dopo Erp e sistemi operativi. (dati rapporto Assintel 2008) e scende solo come priorità nelle piccole e medie aziende. Nelle banche addirittura la BI riscuote il più alto livello di segnalazioni nelle intenzioni di investimento, raggiungendo una percentuale vicina all’80%, giustificata evidentemente dalla natura stessa delle transazioni e dei servizi bancari, che, in quanto generalmente “immateriali”, costituiscono l’habitat naturale per dei “knowledge discover”


La crisi e le aspettative

La situazione internazionale rappresenta un ulteriore stimolo all’uso di tali tecnologie e metodologie, perché è proprio una situazione di turbolenza e crisi che richiede da un lato una più accurata politica di valorizzazione degli investimenti e dall’altra rende improcrastinabile l’affinamento di tecniche di acquisizione e difesa del mercato e del proprio business.

I manager sanno che la pur necessaria riduzione di costi, non può procedere in maniera brutale e da sola si configurerebbe come un pericoloso boomerang.Occorre far leva quindi su quell’asset preziosissimo costituito dal patrimonio di conoscenza implicita e spesso non sfruttata, costituita dall’enorme mole di informazioni che quotidianamente una impresa immagazzina.


L'Osservatorio del Politecnico

Il termine Business Intelligence appare in realtà un po’ troppo “sfruttato” includendo per esempio, quale BI elementare, anche query e reporting, mentre credo sarebbe più corretto riservarlo ad ambiti più evoluti e specializzati. In ogni caso ricordiamo che lo studio dell’ Osservatorio parte suddividendo a Business Intelligence in due macrofamiglie: Business Performance Management e Analytics


* Fonte: C. Orsenigo & C. Vercellis, Business Intelligence. Creare vantaggio competitivo con l'analisi dei dati, Rapporto Osservatorio Business Intelligence, Politecnico di Milano, 2008

É chiaro che, nel caso delle applicazioni descritte sulla sinistra, la funzione di intelligence è ancora fondamentalmente demandata all’intervento umano ed alla capacità di comprensione e navigazione di chi li utilizza.

A mio modesto avviso la reale attività di business intelligence attraverso il sussidio tecnologico comincia nel momento in cui l’implementazione di strumenti “Analytics” abilita alla comprensione di informazioni non reperibili, in tempi accettabili, con il solo supporto umano ed in particolare quando vengono realizzate applicazioni in grado di mutuare conoscenza e capacità di analisi proprio dall’expertises dell’uomo, attraverso algoritmi di autoapprendimento.

continua...

Tuesday, November 18, 2008

La cultura delle eccellenza nasce fin dai banchi di scuola: intervista un po' proccupante sull'Italia a Tullio De Mauro

Ho trattato in altri post (apprendimento nell'era del web, l'eccellenza del team, eccellenza e competitività: Alberto Baggini) il tema della qualificazione del personale, la gestione dell'eccellenza, come di un aspetto legato alla vita lavorativa di ciascuno di noi, però spesso ci sfugge che la qualità della professionalità dell'individuo nasce molto prima del suo ingresso nel mondo del lavoro e anche nell'università.

E' recente la polemica sull'incapacità dei nostri atenei di trattenere i migliori cervelli che sono usciti dai propri percorsi di studi e men che meno di attrarne addirittura dall'estero, come succede altrove, anche in paesi che spesso consideriamo "meno evoluti" del nostro. Ma la capacità di apprendere nasce ben prima, a partire dai banchi delle elementari e dal tessuto familiare in cui si stimolano le attitudini. Non vi propongo un analisi personale ma questa intervista di Piero Ricca, in due parti, a Tullio De Mauro, uno dei pochi ministri per l'Istruzione, "tecnico", una persona che conosce i problemi di cui si è occupato nel corso del suo mandato.


Scuola e Famiglia: il loro ruolo nell'educazione

Il tema dell'intervista è in realtà il legame tra cultura e democrazia e di come sia difficile, afferma De Mauro (condivido al 100%), maturare convinzioni consapevoli, ignorando spesso buona parte dei temi di cui si parla. Tralasciando però la connotazione politica, le medesime affermazioni di De Mauro possono essere utilizzate per comprendere meglio le difficoltà della ricerca in Italia e come il grande accusato, la scuola, in realtà condivida questa sua responsabilità con un'altro perno della nostra società: la famiglia.

Non anticipo molto di quello che ascolterete, ma alcuni dati sono inquietanti. Partendo dalla considerazione dal numero di parole conosciute (non usate!!) che va dai 20-25 mila all'uscita dalla scuola ai 25-30 mila dei primi anni di università, si arriva, a seconda delle facoltà, a 60-65 mila per le peggiori e 75-80 mila nelle migliori, dove un massimo in generale viene considerato 85.000.

Questi sono riferimenti solo indicativi dello sviluppo del sapere, che ovviamente non si limita alla sola comprensione delle parole, ma è interessante notare che in Italia però, complice uno stile di vita poco stimolante, si ha una perdina della conoscenza che alcuni studi sima nel 79.8% contro il 20% circa di USA, Inghilterra e Francia.

Una delle concause è la famiglia, come si è detto, sia nel percorso di acquisizione del sapere che nel suo mantenimento, e De Mauro cita alcuni dati impressionanti, solo il 20% delle famiglie ha più di 50 libri in casa, bassa è la percentuale di chi legge giornali ed in queste condizioni il 12% dei laureati rimane nelle fasce meno alfabetizzate della popolazione.

Ora però vi lascio (per chi lo desidera) all'ascolto dell'intervista, sottolineando solo una delle ultime frasi, sull'importanza del web, legato ad un altro tema trattato in questo blog, ovvero la capacità di individuare informazione spesso non resa disponibile dai media tradizionali

Prima parte





Seconda parte




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Friday, November 7, 2008

La manipolazione dell'informazione passa anche dalla Rete: il caso piazza Navona, gli anticorpi del web ed il costo del'informazione libera.La cronaca

Nei giorni scorsi ho provato ad analizzare i casi di informazione e disinformazione sul web registratisi in occasione degli scontri di piazza Navona, il post era "tecnico", non politico, ovvero mirava a capire se era possibile reperire informazione libera e completa in rete e quale costo umano ciò comportava. Ho pensato di far seguire a quell'analisi la cronaca della mia ricerca per condividerla in dettaglio.


I primi incidenti raccontati in diretta da Curzio Maltese

Sono Partito dall'intervista a Curzio Maltese, giornalista certamente connotabile politicamente, ma ritengo serio e non certamente disponibile a rovinarsi la reputazione raccontando balle evidenti. L'avevo ascoltato in diretta, una delle prime testimonianze ed aveva raccontato di aver visto in azione picchiatori di destra prendersela con dei ragazzini al grido Duce Duce, ignorati dalla polizia. Anzi ribadisce il ruolo della polizia e parla anche di un "capo" sulla cinquantina, certo non uno studente. Singolare che come vedrete in un altro video anche uno degli speaker dell'altra parte sembra un po' più che un ripetente... Maltese parla di cose viste e ci tiene a specificarlo, ma essendo comunque una testimonianza senza supporto di immagini la devo considerare meno credibile perchè non mi permette di valutare direttamente di persona cosa è successo.


Ancor meno devo tenere in considerazione testimonianze varie, che parlano di come alcuni poliziotti parlano del fatto che in piazza Navona stanno arrivando collettivi studenteschi e centri sociali (sinistra) e loro devono andare a "proteggere i nostri" ma aggiungono "non subito". Non voglio negare che i fatti siano veri, ma non essendo testimonianza oggettive e di fonti certe preferisco non prenderle in considerazione


Le testimonianze del Blocco Studentesco

Mi imbatto allora in un video prodotto dal blocco studentesco (destra) . Il video, ripreso dal camioncino da cui parla uno speaker, è girato con una telecamera e mostra con evidenza che mentre il ragazzo manda messaggi pacifici "ne rossi ne neri ma liberi pensieri" arriva nella piazza un gruppo nutrito di ragazzi di sinistra, tenuto a distanza inizialmente da un fragile servizio d'ordine. D'un tratto gli ultimi arrivati caricano, apparentemente senza provocazione. Immagini contenute anche in altri filmati.

C'era stata la provocazione dei pestaggi precedenti di cui parla Maltese?


Il giorno successivo la situazione non è chiara

Chissà, non trovo filmati significativi, le uniche cose che si possono notare sono che, all'arrivo dei centro sociali, immediatamente, quelli del blocco studentesco si armano tutti, con spranghe che erano sul camion, e formano una specie di blocco, come la falange romana. Non sembrano più pacifici studenti, ma sguardo ed aspetto sono di provocazione, la spranga in mano non è rassicurante ed in altri video si sente qualcuno comandare "tenete la linea, tenete la linea" mentre una ragazza urla di non andare via se attaccano, di rimanere li, fino a "nuove direttive". Organizzazione molto precisa che include la telecamera che documenterà l'assalto.

Questo arriva effettivamente dopo un po', con i ragazzi di destra a proteggersi le spalle reciprocamente e gli altri a tirare tavoli e sedie di un vicino bar. La sensazione è che i primi fossero organizzati e preparati mentre gli altri arrivano ad onde, molto più numerosi ma un po' improvvisati.

Fino a qui la cronaca mi diceva che un gruppo di destra protestava con gli altri (testimoniato dal fatto che intorno al camion c'erano tanti studenti) e che all'arrivo di studenti di sinistra questi ultimi erano partiti all'assalto. Quelli del blocco studentesco erano preparati (con spranghe) e avevano un atteggiamento provocatorio, ma nulla che giustificasse l'assalto degli altri. Nessuna immagine dei pestaggi precedenti riferiti da più di uno

Premessa: nessun "assalto" è giustificabile ma è evidente che talvolta esiste una responsabilità di chi provoca affinché si realizzino situazioni di scontro.

In ogni caso dopo alcuni minuti arriva la polizia e quelli di destra si ritraggono, quelli che un minuto prima erano in piedi a sfidare con audacia avversari che erano in numero molto superiore, sono ora a terra come fossero feriti gravi.


Arrivano nuovi contributi: informazione o rumore?

Ma la cronaca si arricchisce, un video montato estrapola alcune immagini e indica un ragazzo con la maglia blu come una sorta di infiltrato della polizia. Alcune osservazioni sono francamente delle forzature, ma rivedendo anche le altre immagini effettivamente questo ragazzo è sempre nei punti caldi, non subisce particolari "attenzioni" dalla polizia quando questa carica, anzi, spesso al cellulare, sembra dare indicazioni e chiacchiera tranquillamente con agenti.


Arriva, a stretto giro, un nuovo video del blocco studentesco, che intervista il ragazzo e lo descrive come uno storico membro. Entrambi i video non dimostrano e non smentiscono nulla, nessuna prova che il ragazzo sia "omogeneo" alla polizia, niente esclude che il ragazzo, facendo parte del gruppo, non abbia contatti organici con la polizia, pur non essendo un agente.

Quindi fino a qui tante informazioni e tante altre tese sopratutto a smontare le affermazioni degli altri, tante notizie ma nessuna informazione e l'amara impressione che ognuno racconti solo un pezzo di verità.

La "copertura" dell'informazione arriva anche agli scontri del mattino

Ma nei giorni successivi i contributi, spontanei e non, si aggiungono, con le immagini dei pestaggi a ragazzi da parte di persone di destra. Ma anche immagini dai TG vengono reperite e questo diventa un aspetto interessante. Questo tipo di contributo, inserito in un panorama più ampio diventa un tassello chiarificatore e, a differenza della televisione, diventa un documento permanentemente disponibile ai più, attraverso la sua pubblicazione su YouTube

Questi pestaggi sembrano avere innescato la reazione del nutrito gruppo di sinistra che arriva in piazza Navona senza che la polizia, sul tragitto, li blocchi o si frapponga tra gli uni e gli altri. In questo caso è una ripresa attraverso cellulare evidentemente.


Anche la televisione diventa informazione "permanente" ed on demand su YouTube

In un ulteriore video, questa volta della trasmissione di Santoro, si sente un poliziotto che controlla i ragazzi di destra fermati, li invita tutti a sdraiarsi, tranne il solito ragazzo dalla maglia blu ed un'altro tra quelli più in vista, con camicia a righe, cui si rivolge direttamente in maniera amichevole con "no tu levati francesco". I due si conoscono?

Piano piano ognuno aggiunge tasselli, televisioni, cittadini e gruppi di opinione, da Beppe Grillo ad Antonio Di Pietro, degli eventi di quel giorno e dei giorni successivi, collegati a quello. Non li riporto tutti, non per rendere "parziale" l'informazione, ma solo perchè vi basterà fare una query
su YouTube per vederli tutti. E questo mi sembra un bel passo in avanti verso la libertà di informazione.


Il costo di tenersi informati

Le ricostruzioni alla fine combaciano e permettono il formarsi di una opinione sulla base di riscontri oggettivi, più interessante per il fine del nostro post osservare come da parte di non professionisti (?) della contro informazione ci sino stati dei tentativi, per lo meno, di rappresentare la realtà in maniera parziale, con ricostruzioni che tendevano a confondere più che a chiarire. l'altra conclusione è che ancora la rete sembra essere dotata di quei necessari antivirus che permettono l'emarginazione di iniziative devianti in favore di una informazione più oggettiva. La domanda è piuttosto quella già emersa nel precedente post, quanto tempo ed energie occorre spendere per analizzare un fatto in maniera cosi attenta?

Quanti avranno questa possibilità. o meglio ancora questa volontà di approfondire?