Thursday, September 29, 2011

Il web 3.0, la timeline di Facebook e il valore della conoscenza strutturata


(da regesta.com)


Una ricerca congiunta SDA Bocconi e Politecnico di Milano, discussa in un convegno a Bologna la scorsa settimana (leggi articolo) assegna alla regione Emilia Romagna la palma della regione con il livello più avanzato di innovazione in ambito Information Technology.

Questo primato, che riguarda il sistema territoriale nel suo complesso, ovvero sia il settore pubblico che quello privato, trova fondamento non solo sul livello dei finanziamenti in campo Ict, ma soprattutto sulla qualità dell’offerta B2b e dell’infrastruttura di rete e servizi. Su questo versante, in particolare, si sviluppa l’impegno dell’ente regionale e degli altri soggetti pubblici, con l’obiettivo di assicurare le precondizioni per la diffusione di strumenti innovativi e di agire sul contenimento dei costi gestionali, attraverso la semplificazione e la standardizzazione delle procedure.

Nel settore dei beni culturali – biblioteche, archivi, musei, conservazione digitale – questa dotazione infrastrutturale è finalizzata ad assicurare un’adeguata valorizzazione e diffusione dei contenuti digitali in un momento in cui il web entra in una nuova fase della propria storia, che assegna alla “comprensione” dei contenuti un ruolo fondamentale. E’ proprio in relazione alla interpretabilità delle informazioni e alla loro diffusione pubblica che il lavoro quotidiano di chi si occupa di beni culturali assume una rilevanza nuova.

Il web semantico ed il web 3.0 hanno come obiettivo l’intellegibilità digitale dei contenuti affinchè le persone, grazie a sempre più nuovi ed opportuni strumenti tecnologici, siano in grado di produrre un livello informativo sempre più sofisticato.

E’ ovvio che questo rappresenta una grande opportunità nell’ambito dei beni culturali in quanto la leggibilità e la comprensione di una informazione dipende da due condizioni imprescindibili: la standardizzazione dei formati e la definizione del contesto, dove quest’ultimo concetto è inteso come l’insieme degli attributi a corredo di una informazione/documento principale e che ne definiscono la semantica.
La disponibilità di servizi evoluti e di una pluralità di strumenti condivisi, fruibili in modalità remota e condivisa, libera gli utenti dalla necessità di acquisire competenze e strumentazioni adeguate agli standard tecnologici che si vanno affermando; creando, così, un’opportunità unica di presidiare da protagonisti l’evoluzione del mercato digitale in atto.

Come cambia l’importanza della “qualità strutturale” dei contenuti?

All’inizio internet era utilizzata soprattutto per la pubblicazione/ricerca di contenuti ipertestuali statici; anche l’introduzione di sistemi di “Content Management” non avevano determinato un sostanziale passo in avanti. I limiti iniziali dell’HTML impedivano la creazione di interfacce sufficientemente interattive per poter essere utilizzate in maniera efficace e produttiva, l’informazione era importante, ma non ne era possibile sfruttarne in maniera automatica le relazioni.

A cavallo tra il 2004 ed il 2006 si fa un doppio salto, sociale e tecnologico, perché l’innovazione consente finalmente la realizzazione di interfacce, browser based, realmente interattive e quindi di mettere a punto applicazione potenti, denominate Rich Internet Application (RIA). Ma l’aspetto realmente dirompente è il ribaltamento di prospettive nell’utilizzo del web come media: si passa dal paradigma pubblicazione/lettura alla “collaboration”, ovvero pubblicazione/lettura/discussione/arricchimento attraverso iterazioni successive.

Questa volta a far da volano di questo sviluppo ci sono applicazioni nate per il tempo libero, i primi social network, da YouTube a MySpace e più di tutte Facebook. Quest’ultima trascina utenti nuovi sul web, come mai successo prima, e li abitua ad utilizzare Internet quale strumento domestico. La natura di questo successo non nasce solo dal suo essere “social” (altrimenti non avrebbe soppiantato MySpace, all’epoca competitor ben più robusto) ma dal livello di integrabilità offerto ad altre applicazioni. Si afferma il web di uomini ed applicazioni, liberamente interconnesse tra di loro e nel quale le informazioni vengono arricchite dal lavoro, non organico, di utenti diversi.

La teoria su cui costruiscono il loro successo i Social Network è mutuata da modelli organizzativi di grandi aziende e metodologie quali le “Comunità di Pratica” ma Zuckemberg e soci ne fanno uno strumento di successo senza paragoni, a tal punto da diventare essi stessi un modello di riferimento per realtà professionali.

I social network “insegnano” al mondo del lavoro che la conoscenza implicita può essere valorizzata e resa evidente con il contributo minimo di più utenti che condividono medesimi impegni e fini. Ciò riduce il carico di lavoro per ogni singolo individuo ma moltiplica l’efficacia del risultato complessivo. Tag, Like, Share ed altre semplici funzionalità “social” diventano attributi di un oggetto principale e l’informazione, libera e destrutturata del primo web, viene ad essere affiancata a strutture più complesse. Con il recentissimo annuncio della sua timeline Facebook prova ad organizzare anche l’attributo tempo, costruendo delle meta informazioni (la cronologia di una vita) che forse tra qualche anno costituiranno un archivio prezioso di informazioni digitali.

Oggi la tecnologia ricerca un nuovo limite, ovvero quello di passare alla rete delle informazioni automaticamente “comprensibili”, in grado di far diventare il network un immenso database di informazioni, prima sommerse ed ora finalmente fruibili ed analizzabili anche da strumenti automatici.

Da qui l’importanza di documenti digitali arricchiti di dati che ne definiscono la natura ed il significato. Questo è un lavoro certamente importante se progettato ex-novo ma è in fondo la base del lavoro quotidiano di chi opera nel campo della conservazione dei beni culturali, un patrimonio di informazioni aggiuntive (metadati) che definiscono l’informazione principale e che possono essere alla base della gestione di contenuti visti in ottica 3.0. Tutto ciò fa si che i detentori di contenuti culturali diventino soggetti privilegiati nella nuova fase del web, a patto che si comprendano appieno le dinamiche e si riescano a sfruttare i vantaggi competitivi.

Monday, March 21, 2011

Il terremoto in Giappone ed i limiti della tecnologia



Il Giappone, vittima del contemporaneo effetto terremoto/tsunami, ci ha dimostrato che, per quanto possiamo considerare "sicure" le nostre tecnologie, l'imponderabile è sempre dietro l'angolo.

Stiamo parlando di una nazione che in fatto di tecnologia e sicurezza non ha rivali, tanto che il terremoto è stato assorbito con danni relativi, non altrettanto il conseguente tsunami. Troppo lungo affrontare in questa sede una discussione su come cosa fare ma desideravo solo ricordare che le principali vittime di questi eventi sono spesso le persone più deboli, come i bambini.

Nel 2002 morirono a San Giuliano 27 bambini e dal Giappone arrivarono tanti disegni di solidarietà, oggi vorrei ricordare quel gesto in segno di vicinanza con le vittime dello Tsunami.

Wednesday, March 16, 2011

buon compleanno Italia

Non sono un "patriota" sfegatato... penso che ogni posto del mondo abbia cose belle e cose brutte, e che noi dovremmo sentirci a casa nostra ovunque, eppure a seconda del posto in cui ti trovi c'è chi vuole che faccia delle cose in nome di un dio e chi in nome di un altro, chi nel nome del popolo anche se il suo popolo manco l'ascolta.

C'è chi potrebbe maltrattarti, ma in nome della democrazia, e chi vorrebbe che ci si sentisse straniero anche solo nel paesino di fronte, chi perchè sei nero e chi perchè sei bianco.

Allora l'Italia, rimane pure sempre il posto in cui sono nato e nel quale ancora mi piace vivere, quindi oggi, per difendere i miei orizzonti da chi li vuole restringere... festeggio

Friday, September 17, 2010

Incontro "Banking & Social: network or not?": the day after, ovvero un breve resoconto

Ieri dunque si è tenuto l'evento dedicato al banking ed al social networking organizzato da Webank.

Webank è probabilmente la banca italiana che sta puntando piuttosto decisamente sul fenomeno web 2.0, non l'unica in verità, ma sicuramente quella che, da qualche tempo a questa parte, lo fa con maggiore convinzione e l'organizzazione dell'evento lo testimonia.

In realtà il tema trattato è veramente spinoso perchè, benchè sia sulla bocca di tutti, è talmente recente che non credo esista alcunchè di consolidato su azioni e reazioni che si producono sul web (o meglio... nulla che già domani potrà essere smentito). Il rischio diventa così quello di dire ovvietà o, al contrario, delle cose totalmente irragionevoli.

Introdotto da Andrea Cardamone (D.G. Webank) è stato animato dalla vivace moderazione di Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia Aziendale alla Bocconi. Ma passiamo ai contenuti altrimenti sarebbe inutile stare qui a scrivere un post, questo è un blog e non una rivista.


Interventi basati sul concetto di fiducia

Argomento maggiormente trattato è stato il tema del rapporto banca-cliente con l'evidenziazione del concetto di fiducia che si deve instaurare in presenza di utenti internet che, con discussioni e post possono consigliarsi l'un l'altro il prodotto migliore, rendendo meno necessariamente "patinata" l'offerta e la qualità sostanziale.


Mafe De Baggis, free lance nel settore della comunicazione con una rubrica (No Logo) su Punto Informatico, ha focalizzato proprio su questo punto l'intervento, parlando della necessità di superare il modello di seduzione alla "Don Giovanni" e Marco Massarotto(internet P.R. at Hagakure) ha parlato dell'esigenza di "spiegare", mentre Paolo Iabichino, direttore creativo in Ogilvy ha parlato di invertising, termine coniato da tempo e diversa declinazione del concetto di trust.

Eccorre dire che gruppi di discussione, poi forum ed ora il social networking, almeno sotto questo punto di vista, hanno prodotto un bel cambiamento di indirizzo da parte di tutto il mondo creativo della comunicazione. Fino ad ora si sono allestite sempre campagne di grande fascino, ma oggi ogni prodotto, ogni servizio, viene vivisezionato da migliaia di utenti web. Non è vero che sia scomparso il metodo "seduttivo", si guardi per esempio a tutta la comunicazione Apple ed ai Keynote di Steve Jobs (o alla parodia che ne fa Raul Cremona!!!), ma in quel caso la qualità dei prodotti che vengono via via lanciati è sempre su livelli altissimi (pur generando anche loro una folta schiera di oppositori).

Informare, formare, spiegare

Il dibattito si è dilungato sulla comunicazione con interventi che hanno posto al centro la formazione, come quello di Andrea Genovese fondatore ed Editor-in-chief a 7thFLOOR, o quello Gianluca Diegoli, (marketing e comunicazione www.minimarketing) che, poco confidente della capacità delle banche di adottare modelli realmente social, consigliava di partire da piccoli passi interni per cercare di "capire" la rete.

Confesso che, propabilmente a causa della brevità di tempo a disposizione, non avevo apprezzato molto questo intervento, i cui contenuti rispiegati invece nel post del blog insoldoni mi trovano d'accordo, soprattutto considerata la natura del rapporto cliente/banca basato, come ha ben descritto il moderatore, sulla asimmetria informativa. Per la medesima ragione risultavano poco realistici anche alcuni interventi del pubblico in sala sulla completa trasparenza nei rapporti o sulla possibilità di scelta, da parte di chi mette denaro, sulla sua destinazione (ma questo è il social lending!!! Che ne direbbero gli estensori della complessa normativa Basilea 2??). Un po' irrealistica, a mio giudizio, anche la proposta di aprire le filiali al networking locale (Stefano Vitta, Digital Strategist , www.aghenorblog.com).

Nell'intervento di Luca de Felice di Reply sono stati finalmente accennati i concetti di widget e personal finance management. Mentre seguo con attenzione il secondo tema, su cui sto anche lavorando attivamente, sono più freddo sul primo: Google Finance, certamente un punto di riferimento e progettato da team di esperti consente ben poche personalizzazioni all'utente (come Facebook d'altra parte).

Mi permetto a questo punto di fare una critica... il panel dei relatori era così sbilanciato sul segmento "comunicazione" che alla fine è stato di fatto l'unico aspetto realmente esaminato, ovvero si è parlato sopratutto di come la banca può usare il social network per comunicare e di come si deve porre nei confronti dei propri clienti.

Troppo poco (a mio giudizio) si è parlato di cosa può "fare" una banca per partecipare alla costruzione del networking che verrà. L'unico relatore con un profilo eminentemente tecnologico era Marco Zamperini, VP & CTO di Value Team e come si legge nel suo profilo linkedin "Technology Evangelist".

Anche il suo intervento si è però focalizzato sull'utilizzo di ciò che esiste a fini di comunicazione, avendo raccontato dell'esperienza della North Shore Bank e di Foursquare e di come la banca promuove la frequentazione delle filiali attraverso buoni premio.

Manca il punto di vista di chi fa tecnologia

Non voglio certo affermare che chi si occupa di tecnologia sia, solo per questa sua caratteristica, più qualificato degli altri in questo settore, ma è indubbio che la storia della rivoluzione digitale e di Internet sia passata attraverso il contributo di personaggi come William Henry Gates III, in arte Bill Gates (sebbene si sia convertito solo successivamente all'Internet Mania), programmatore a 13 anni, Mark Zuckerberg (Facebook) anche egli programmatore adolescente, Steve Jobs (per Fortune nel 2007 il primo dei 25 uomini d'affari più influenti) che alla Atari come primo lavoro si occupava di circuiti o Larry Page (Google), laureatosi in computer science all'università del Michigan.

Il fenomeno social è sicuramente prima "social" che tecnologico, ma forse l'opinione di chi fa tecnologia, in un dibattito come questo, aiuterebbe a capire quello che la tecnologia farà domani oltre che capire come usare quella già disponibile oggi.

Monday, August 2, 2010

Gli Spime. Lo Spazio il Tempo e l'Internet delle cose, ovvero quando le mie chiavi salveranno il mondo

Spime, un termine ancora non molto conosciuto ma che forse nei prossimi anni avrà una grande diffusione.

O meglio… Non so in verità se useremo mai correntemente questo termine o sene nasceranno nel frattempo altri simili e di maggior diffusione ma quello che questa parola intende descrivere è sicuramente già un pezzo del nostro futuro ed in fondo anche del nostro presente. Il concetto che identifica infatti sicuramente diventerà familiare, perché siamo inevitabilmente proiettati in un mondo sempre più interconnesso.

Ma andiamo con ordine. Bruce Sterling, scrittore e futurologo ha coniato il termine SPIME come contrazione dei vocaboli inglesi che indicano lo spazio ed il tempo, SPace e tIME. SPIME sta ad indicare oggetti la cui progressione spazio temporale viene completamente tracciata.


Ma cosa indica ciò?


Sterlling parte da alcuni concetti (desiderio di conoscere origine e fine di ciò che compriamo, desiderio di costruire un futuro sostenibile) e da tecnologie esistenti (RFID, tecnologia per l’identificazione automatica degli oggetti) e futuribili (sensori sempre più miniaturizzati per raccogliere dati ambientali) per ipotizzare un futuro in cui saranno disponibili chip che potranno essere inglobati all’interno di prodotti e colloquiare tra loro. La finalità è duplice, da un lato tracciare come e dove un oggetto è stato prodotto, arricchendo quindi l’oggetto di un carico di informazioni che ci permetta scelte responsabili, dall’altro questi miliardi di oggetti mobili, con a bordo chip in grado raccogliere dati (dall’ambiente per esempio CO2, temperatura), si configureranno come terminali mobili che trasformeranno la rete come la intendiamo oggi (virtuale) in una rete pervasiva nella realtà di tutti i giorni, il concetto di Internet of Things, cui appunto arriva, alla fine, Sterling.

Questo scenario mi fornisce già un paio di spunti di interesse, molto personale, con connotati molto positivi: potrò finalmente smettere di girare in tondo per casa alla ricerca di portafoglio e chiavi, il mio motore di ricerca delle cose mi dirà dove li avrò lasciati, cosa che tra l’altro oggi riesco già a fare con il mio cellulare (lo faccio squillare!!).

Torno ad essere serio… il futuro prossimo descritto è veramente prossimo e non sembra così fantasioso come lo fu la celebre previsione di Orwell, già oggi esistono RFID evolutissimi, taluni addirittura commestibili, ed il loro utilizzo è legato solo alla fantasia dei progettisti e alla profittabilità della loro implementazione in ambiti particolari. I cellulari sono SPIME prodromici, in grado di localizzare nel tempo e nello spazio l’oggetto stesso, trasferendo, in qualche modo, questa proprietà al legittimo (o meno) possessore. La Nikon anche dota alcune sue fotocamere di un accessorio per la geolocalizzazione GPS delle foto.

Come al solito occorre aspettare che i prezzi degli RFID scendano un poco per vedere la prima parte di questa rivoluzione, ovvero quando buona parte dei prodotti sarà dotato di questi tag sicuramente un esperto di domotica mi darà uno strumento per cercare le mie chiavi ed i cellulari saranno dotati di una funzione di localizzazione e lettura di tag RFID.

La seconda parte di questa storia si potrà scrivere più in la, quando saranno disponibili a basso costo (e spazio) tecnologie di rilevamento che permetteranno di raccogliere e studiare miliardi di dati puntuali il cui studio con tecnologie di intelligenza artificiale ci permetteranno studiare sistemi predittivi accurate su fenomeni naturali o meno, come la propagazione di gas tossici in caso di incidenti o magari (finalmente) i terremoti.

Tuesday, June 15, 2010

Banking 2.0 - 2010 Survey: Flash and the Rich Internet Applications

Nel post precedente ho introdotto l'analisi delle tecnologie maggiormente utilizzate nella realizzazione di RIA, ma per non rimanere nel vago desidero a questo punto fare uno zoom su quali sono i risultati, a partire da Flash per poi proseguire con Ajax. Su Silverlight nel mondo Banking non ho trovato esperienze significative.

All’epoca delle tabelle HTML nidificate l’una dentro l’altra per costruire piacevoli pagine web Flash è stata probabilmente la prima tecnologia a mettere a disposizione strumenti per costruire interfacce più evolute.

In particolare Flash superava, per prima, il limite tradizionale del primo paradigma internet, ovvero quello di essere un protocollo essenzialmentepull” e stateless, quindi poco adatto a costruire applicazioni con una forte interazione tra server ed utente remoto.

Flash inoltre ha introdotto funzionalità quali il Drag & Drop e la personalizzazione del desk, fino a poco tempo fa non disponibili con le tradizionali tecnologie web. Oggi queste differenze con L’HTML più evoluto si sono notevolmente ridotte e la scelta di una tecnologia piuttosto che un’altra è fortemente influenzata da come ciascuna di esse realizza particolari funzionalità, ovvero in maniera più adeguata agli obiettivi finali del cliente.


Flash: Contesto Tecnologico

Adobe Flash (in precedenza Macromedia Flash) è una piattaforma multimediale originariamente distribuita da Macromedia ed oggi nel portafoglio prodotti di Adobe Systems.

Flash è diventato, sin dagli inizi, un metodo diffuso per aggiungere animazioni e regalare maggiore interattività alle pagine web. Flash è per questo fortemente utilizzato per creare animazioni, pubblicità, integrare video nelle pagine web, e, più recentemente, per sviluppare Rich Internet Application. Flash è in grado di manipolare grafica vettoriale, bidirezionale, supporta lo streaming di audio e video e contiene un linguaggio di scripting denominato ActionScript.

Flash è molto diffuso, tant’è che ad oggi molti pacchetti prodotti software, sistemi e dispositivi sono in grado di creare o visualizzare i contenuti Flash, il più celebre è probabilmente Adobe Flash Player, il player universale introdotto da Adobe, completamente cross-browser e cross-piattaforma, disponibile free per i browser web più comuni, alcuni telefoni cellulari ed altri dispositivi elettronici (utilizzando Flash Lite).

Un applicazione Flash può essere sviluppata a partire da due differenti ambienti di sviluppo: Adobe Flex ed il più datato IDE Flash. Adobe Flex è una piattaforma Open Source supportata da una libreria molto vasta di componenti che permette lo sviluppo di applicazioni.


I Pro ed i Contro

Flash fornisce un universal-runtime, e così Adobe ha fatto sì che le applicazioni Flash non fossero impattate dai problemi di incompatibilità, cui spesso assistiamo, nel rendering della medesima applicazione da parte di browser diversi, anche se permangono alcuni problemi di compatibilità con sistemi operativi linux. Le Animazioni 2D e 3D sono inoltre supportate in maniera da fornire ampie possibilità di sviluppo.

Di contro i tempi di apprendimento delle tecnologie (ma ovviamente si tratta di valutazioni personali) sembrano più lunghi rispetto ad AJAX, anche se successivamente lo sviluppo di un’applicazione risulta altrettanto veloce, richiedendo però una specifici componenti architetturali.

Persiste inoltre qualche problema di indicizzazione da parte di motori di ricerca come Google o Yahoo, hanno alcune limitazione nell’ indicizzare pagine con contenuti Flash a meno dell’introduzione ad parte degli sviluppatori di meta-tag utili. E’ anche vero che una cattiva (sotto il profilo SEO) realizzazione AJAX può avere analoghi problemi di ricercabilità.


Flash: Best Cases

Adobe dedica un ampio approfondimento ai best cases Flash in ambito Banking e Financial Services, grazie alla quale è possibile farsi un quadro piuttosto preciso del suo utilizzo nel settore. Per correttezza occorre sottolineare che potrebbero essere non riportati casi utili alla nostra analisi, magari per mancata autorizzazione del cliente, o per progetti in corso, come ci risulta essere per progetti importanti in Italia. Ma lo scenario è sufficientemente chiaro.

L’esperienza Flash nel settore Banking non riguarda essenzialmente l’on line banking, anzi l’analisi evidenzia come esistano limitate esperienze nel settore dell’On Line Banking, soprattutto se legate ad un uso estensivo della tecnologia. Più utilizzata invece sembra questa tecnologia nel campo delle applicazioni orientate ad un uso interno o per funzionalità specifiche che richiedano

1.Interattività spinta
2.Pushing
3.Capacità grafiche evolute (advertising)

Le implementazioni Flash non sembrano orientate (se non limitatamente) ad un uso retail, o per lo meno per un uso retail esteso, quanto piuttosto orientate ad una utenza essenzialmente di professionisti o di utenti retail estremamente evoluti. Troviamo infatti applicazioni di ATM locator e cose simili, ma applicazioni complesse ed articolate solo per heavvy trader, quindi se non proprio operatori professionali nel senso stretto, certamente assimilabili a questa categoria.

Alcuni esempi rintracciabili sul sito Adobe:

E*TRADE Germany

Leading online financial services provider uses Adobe Flex to develop dynamic applications that give customers real-time access to financial data
http://192.150.18.200/showcase/casestudies/etrade/casestudy.pdf (Trading –RIA + Pushing)

NASDAQ

Adobe AIR application will enable brokers to show their customers exactly what was going on in the market at the time a trade happened.
http://www.adobe.com/cfusion/showcase/index.cfm?event=casestudydetail&casestudyid=384066 (Trading)

optionMONSTER/ tradeMONSTER

Financial media group optionMONSTER redefines online trading with online broker tradeMONSTER, developed using the Adobe Flash Platform
http://www.adobe.com/cfusion/showcase/index.cfm?event=casestudydetail&casestudyid=645327&loc=en_us (Trading)

SkyGrid

Dynamic, intelligent online application built with Adobe Flex 2 enables financial professionals to locate, prioritize, and analyze critical investment data in seconds
http://www.adobe.com/cfusion/showcase/index.cfm?event=casestudydetail&casestudyid=347574&loc=en_us (Informazioni finanziarie Professionals)

Zip2Zap Communications Limited

Adobe Flex enables development of innovative online analysis tool to provide real-time, interactive investment knowledge and trusted references for retail investors in Greater China
http://www.adobe.com/cfusion/showcase/index.cfm?event=casestudydetail&casestudyid=347354&loc=en_us (Trading)

Robeco

Investment leader uses Adobe Flex to develop a rich, interactive online application that gives institutional investors rapid, reliable access to vital product information
http://www.adobe.com/cfusion/showcase/index.cfm?event=casestudydetail&casestudyid=343780&loc=en_us (Trading)

Standard Chartered Bank

One of the world's largest banks uses Adobe Flex to give its customers a richer online experience
http://www.adobe.com/ap/showcase/casestudies/standardchartered/print_standardchartered.pdf (On line Bankingfinancial check – ATM position)

Rheinischer Sparkassen- und Giroverband

Adobe Flex portal application allows Rheinischer Sparkassen- und Giroverband to optimize customer services
http://www.adobe.com/showcase/casestudies/rheinischerspark/casestudy.pdf (Retail Financial Planning)

Berliner Sparkasse

The Savings Bank of Berlin processes financial transactions and streamlines routine processes using Adobe LiveCycle ES solutions
http://blogs.adobe.com/security/2010/01/adobe_secured_customer_showcas_8.html (Gestione cicli di approvazione e documentazione)

Investment Café

Groundbreaking Investment Café platform uses Adobe LiveCycle ES and the Adobe Flash Platform to accelerate and improve fund administration for alternative asset firms
http://www.adobe.com/cfusion/showcase/index.cfm?event=casestudydetail&casestudyid=756892&loc=en_us (Gestione cicli di approvazione e documentazione)


seguirà AJAX...

Wednesday, May 19, 2010

La responsabilità sociale, la crescita sostenibile, i social network e le grandi aziende: un workshop organizzato da Barilla sul cambiamento climatico

Zio Burp mi ha invitato ad un evento ben conoscendo la mia attenzione al tema della responsabilità sociale e dell'ambiente.

Barilla una delle (poche?) aziende italiane che si impongono nel mondo (28% del mercato della pasta negli USA) ha organizzato un workshop aperto su "Scarsità delle risorse e cambiamento climatico. Le priorità di intervento."

Questo incontro, cui parteciperanno esperti internazionali del settore, è interessante per alcuni motivi: dimostra per esempio che le aziende possono investire parte dei loro budget di comunicazione in iniziative che danno un profitto non solo a chi le promuove (le aziende), ma anche alla collettività, perchè stimolano la discussione e migliorano il grado di sensibilità delle aziende e delle persone sul tema della crescita sostenibile. Guido Barilla ha ricordato in un comunicato "i percorsi avviati con il Barilla Laboratory for Knowledge and Innovation - laboratorio aziendale per lo sviluppo della cultura, della conoscenza, dell’innovazione e delle competenze manageriali - ed il Barilla Center for Food & Nutrition - centro di pensiero indipendente e multidisciplinare che ha come obiettivo affrontare e fare informazione sui temi dell’alimentazione e della nutrizione".

Ecco speriamo che questi siano permanenti prese di coscienza e che anche le più aziende piccole, stimolate dai buoni esempi, si rendano sempre più consapevoli del ruolo fondamentale di ciascuno di noi nella difesa della nostra stessa sopravvivenza.

Per quanto riguarda poi i temi che seguo più da vicino c'è da rilevare (ma ormai non è più una novità) come i social network siano ormai fondamentali nella strategia di comunicazione delle aziende, a giudicare dalla promozione di questo evento (su facebook) ma anche dagli strumenti che saranno usati per superare le limitazioni fisiche nella fruizione dell'evento (diretta streaming sul web e su Twitter).

Chi lo diceva solo qualche anno fa veniva preso per una persona troppo facile agli entusiasmi ed alle mode...